Oltre l'infatuazione: perché l'egoismo (e i figli-progetto) non salvano la coppia
L'inganno biologico: l'infatuazione non è amore
Ammirare moltissimo una persona, essere attratti dai suoi modi, dal suo fascino o carisma rientra nel campo dell’infatuazione e non dell’amore.
La suggestione ipnotica probabilmente è un abbaglio che la natura mette in campo ai fini riproduttivi: non a caso le persone giovani e con poca esperienza di vita sono le più esposte a “perdere la testa” per le persone sbagliate.
L’energia magnetica e sensuale che sprigiona dall’oggetto dei desideri calamita tutti i pensieri, i propositi e i comportamenti. Il mondo da un lato si accende di colori brillanti, vividissimi e mai visti prima, dall’altro si svuota di qualsiasi proposito che non sia connesso allo stare appresso all’altro.
La vulnerabilità in queste condizioni è massima: l’innamorato diventa dipendente ed incline agli sbalzi d’umore, come sotto l’effetto di una droga. Euforia e ottimismo si alternano bruscamente a disperazione ansiosa, anche più volte al giorno. Vedersi o non vedersi è la misura di ogni cosa.
Il risveglio e la necessità della reciprocità
Le capacità critiche, gli interessi, il bisogno di dormire, persino la fame si riducono: tutto conduce a lui o a lei, per via di quella malia indescrivibile che incanta e instupidisce.
L’ossessione d’amore è un’esperienza così sconvolgente che non può durare all’infinito. Soprattutto se si forma una coppia nel giro di massimo un anno i sintomi si attenuano e la normalità si ristabilisce. La “malattia” può durare più a lungo se il “due” non si stabilizza mai, ma comunque prima o poi la tempesta emotiva si smorza, in favore a volte di sentimenti depressivi o di vuoto quando si perdono le speranze di poter vivere accanto all’oggetto della passione.
La formazione della coppia tuttavia non mette a riparo dalle amarezze, anzi. Il lieto fine non è la normale conseguenza dell’infatuazione, nella maggioranza dei casi l’unione sull’onda dell’incantesimo non dura.
Se non si giunge a un sentimento di amore equilibrato la vita a due diventa essa stessa causa di problematiche supplementari.
L’amore è il collante necessario perché un rapporto duri e sia appagante sul piano emotivo. Molte coppie vanno avanti perché uno dei due ama di più. Ma per funzionare l’amore necessita di reciprocità, di attenzioni e di cura da ambo le parti.
La trappola dell'idealizzazione
Se dopo lo stordimento dei sensi ci si ritrova accanto a qualcuno che non c’è nei momenti di sconforto e nelle difficoltà, che sistematicamente non ascolta, che vede solo se stesso e impone le sue decisioni, voglie o capricci come si fa a sentirsi realmente bene? E nel lungo periodo cosa accade, quando magari arrivano i figli, con i loro bisogni assorbenti?
La passione, da sola, chiaramente non basta a far funzionare un rapporto o una famiglia.
Svanita la distorsione dell’idealizzazione, subentrano ostilità e delusioni cocenti.
Eppure mediamente le persone, nonostante la caduta dell’ideale, si incaponiscono ad andare avanti, nonostante litigiosità e rancori crescenti.
Non vogliono prendere atto della realtà frustrante e cercano in ogni modo di tenere vivo il sogno d’amore, ignorando il baratro in cui stanno scivolando. I figli sono messi al mondo nella speranza che un legame comune possa rimettere a posto le cose, magicamente. Oppure, peggio ancora, i figli arrivano per compensare le carenze affettive non colmate da partner.
La risposta moderna: il disincanto e il figlio "gadget"
Quanti dolori, quante catene di sofferenze potrebbero essere evitate se, finito il sogno, si avesse la forza di svincolarsi dalla morsa di relazioni tossiche.
Qualcuno ce la fa a staccare prima di compiere atti irreparabili come matrimoni o concepimenti, ma in genere si tratta di persone molto forti, che possono contare su una solida autostima e che vogliono vivere serenamente.
Oggi nella società contemporanea osserviamo in risposta alla consapevolezza delle insidie nascoste nell’intensità dell’innamoramento un fenomeno difensivo di disincanto piuttosto inquietante.
Dal momento che i fallimenti amorosi legati alla passione sono visti come praticamente certi, le persone iniziano a puntare come soluzione sull’egoismo piuttosto che sulla ricerca dell’amore, dell’intesa profonda e rispettosa con l’altro.
Allora il figlio diventa l’obiettivo fine a se stesso, non più un frutto dell’amore fra partner.
Addirittura vediamo coppie che si formano e si sciolgono senza nemmeno passare per un minimo di affetto, solo per concepire.
Ci si sceglie sulla chat sulla base di criteri di appetibilità e uniformità sociale, si stabilisce che più o meno si va, si fanno i figli e poi ciascuno per il conto proprio.
L'egoismo non è la soluzione
L’egoismo sfrenato e cinico purtroppo è diventata la risposta moderna alla crisi della coppia. Le spese le fanno le nuove generazioni, questi bambini spessissimo nati in provetta come “progetti” più che “eventi”.
Il figlio gadget entra nella vita al sevizio del narcisismo dei genitori, conteso ed esibito come un pupazzo, incaricato di soddisfare il vuoto esistenziale.
Ma quando il pupazzo cresce e dà problemi che succede? L’egoismo frustrato porta a rifiutare il problema del figlio; accoglierlo significherebbe saper amare. Ma la delusione viene nuovamente scaricata su di lui: l’asticella delle aspettative si alza ancora di più. Si creano così situazioni di incollamento irrisolvibili, nuove vittime che diventeranno un domani carnefici.
No, l’egoismo non è mai la soluzione vera di nulla. È ripiegamento, vita sprecata che spreca altre vite.