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La forza del non agire

La qualità non può dissociarsi neppure per un attimo dalla quantità, l'eccellenza si deve coniugare sempre e comunque con il profitto e se ciò non è possibile allora si può sacrificare.

In questo clima il limite umano viene considerato come un problema. Il forte è quello che ha più energie, che produce di più. Non importa se ciecamente, il tempo del pensiero è tempo sprecato, tempo sottratto alla produzione. La riflessione, quando è proprio necessaria, è bene che si limiti a "processare" le informazioni che riguardano il proprio orticello, le visioni di più ampio respiro portano il seme del dubbio e dunque vanno evitate perché fanno perdere tempo e focalizzazione sui risultati.

Si assiste così un po' in tutti i campi ed a tutti i livelli ad un impoverimento delle potenzialità dei singoli lavoratori, ridotti ad ingranaggi passivi di un sistema che ha le sue leggi. Stanchezza cronica, stress, frustrazione, aggressività e un generale senso di depressione ne costituiscono così inevitabili patologie. Sempre l'essere umano si ammala quando si trova a vivere in disaccordo con la propria natura più profonda. Il mancato rispetto del limite (a cui si associa come il rovescio di un guanto la ricchezza dell'attività immaginativa e della spinta desiderante) produce effetti tossici e la vita si ammala. Inoltre quanto più un soggetto pensa di dover aderire a determinate maschere (convincendosi di una sua strutturale inadeguatezza) tanto più si ritrova ad essere vittima di meccanismi di impotenza e auto svalutazione.

Ora, è possibile porre un rimedio a questi mali dell'anima? Se non è immediato e praticabile da tutti il contribuire a modificare radicalmente il contesto sociale, è però alla portata del singolo un'operazione di rovesciamento delle idee dominanti, così da poter opporre al clima omologante un'altra consapevolezza, che faccia in parte da scudo all'adesione mimetica e all'identificazione con i "non valori" imperanti. Ciò non significa andarvi contro platealmente. Piuttosto si tratta di promuovere un progressivo cambiamento di punto di vista, che porti a raggiungere un distacco interiore rispetto alle attese sociali. Da esso può derivare un recupero delle proprie energie personali e un cambiamento nell'approccio al lavoro e alle varie incombenze esistenziali.

La psicanalisi può offrire un contributo tangibile ai fini di quest'opera di " disalienazione" , perché mette al centro delle sue riflessioni la nozione di "non agire" , in linea con le filosofie orientali e a ben vedere pure con la nostra tradizione cristiana più autentica. Che significa valorizzare la passività in contrapposizione al culto volontaristico dell'azione? Il discorso non ha nulla a che vedere con un elogio dell'ozio o del disimpegno.

Sviluppare la capacità di "non agire" vuol dire trasformarsi in esseri ricettivi, aperti all'incontro e all'accoglienza di ciò che accade, di ciò che non ha ancora un nome e non è immediatamente incasellabile. L' "Io" in quanto istanza volontaristica e di controllo deve farsi da parte, per lasciare spazio alla sorpresa, al non ancora vissuto e saputo. In modo che la meraviglia diventi un atteggiamento mentale di fondo nei confronti dell'esistenza.

Curiosità, capacità di stupirsi e accoglienza dell'ignoto non sono affatto in contrapposizione all'impegno e al dare vita a qualche cosa di tangibile, anche nella vita di tutti giorni, nell'ordinario quotidiano. Il prodotto a cui danno luce è però frutto di un atto creativo perché non ripetitivo, non affannato, non accecato dall'abitudine e affrancato da ciò che è universalmente considerato giusto e desiderabile. L'atto risulta così non inquinato dal "dover essere" ma potenziato dell'emergenza della dimensione inconscia e soggettiva di chi lo compie.

Questa è la virtù del "non agire": saggezza, non rassegnazione. La sua forma, per riprendere una nota metafora taoista, la potremmo paragonare a quella dell'acqua, uno dei simboli che meglio rappresentano la passività capace di sprigionare forza, la non intenzionalità ricca di energia.

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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