La malattia

Esistono certamente malattie transitorie, come vengono se ne vanno con le cure adatte. Poi ci sono quelle invalidanti, che lasciano cioè segni indelebili sul corpo e che vanno a rendere difficoltose anche semplici attività quotidiane. A volte queste ultime possono avere come esito finale la morte. A volte no, non mettono a rischio la vita ma provocano deficit permanenti.

Come si fa a convivere con una malattia che non passa mai ma anzi si aggrava nel tempo? Come non soccombere alla disperazione, al sentirsi inferiori, alla fatica nello svolgere compiti considerati banali, all’incomprensione da parte degli altri? Come superare la vergogna, l’autocompassione e infine la rabbia?

Sempre nelle storie di chi raggiunge una serenità interiore ad un certo punto compare l’accettazione della nuova situazione, della nuova immagine di se stessi.

Sottoporsi a prove e sforzi di ogni tipo per verificare e mostrare agli altri che siamo ancora capaci di tutto testimoniano sicuramente una forza di carattere preziosissima che da sola però non fa raggiungere un equilibrio di fondo. La volontà infatti può essere un modo per tentare di negare ciò che ci è accaduto, può sottendere un rifiuto verso quello che siamo diventati.

L’accettazione invece è un’altra cosa. Non è una resa, non impedisce di andare nel mondo e di provare a vivere ma lo permette a partire dalla consapevolezza dolorosa del cambiamento irreversibile, della perdita a cui siamo andati incontro. E dalla scelta di amarci lo stesso, in tutte le nostre particolarità.

Sabrye Tenberken, una donna cieca che ha fondato in Tibet una scuola per la riabilitazione di bambini non vedenti, a proposito della sua invalidità dice: “la cecità è qualcosa che irrevocabilmente è parte di me e solo il senso dell’umorismo e la consapevolezza di sé possono farla accettare come normale anche agli altri”.

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Depressione: due effetti opposti

L'effetto più noto e conosciuto della depressione é senz'altro un'importante paralisi di ogni spinta vitale. Il depresso annega lentamente in uno stagno di immobilismo assoluto, che lo rende incapace di muoversi e di portare avanti qualsiasi scelta.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

L'inventore della psicoanalisi ne era profondamente convinto: la poesia coglie con immediatezza stati dell'animo che la ragione descrive, circonda col pensiero senza tuttavia afferrarne il cuore pulsante.

Depressione e conformismo

Sempre più frequentemente capita di osservare, nelle forme di malessere contemporaneo, un'associazione fra stati depressivi e tendenza ad assumere comportamenti conformistici, che riflettono cioè un adeguamento acritico alle maschere sociali imperanti nel proprio ambiente di riferimento.

Le invisibili catene della depressione

L'umore depresso si associa sempre alla percezione di un'impotenza, al venir meno della fiducia nella possibilità di un cambiamento, alla sensazione di trovarsi "incastrati" e di non avere via di uscita. Esistono situazioni che effettivamente per loro natura evocano tali vissuti: la morte di una persona cara, una malattia invalidante, una violenza subita.

Contrastare la depressione: il potere della parola

Nessun essere umano può dirsi non attraversato da mancanze, insufficienze e conflitti. Nessuno vive una condizione di perenne e permanente completezza, autosufficienza, perfezione. Credere che qualcuno la sperimenti è solo un miraggio della mente. Ferita, lesione, perdita, fragilità sono invece tutti termini che ben descrivono la natura dell'uomo, costitutivamente povera, vulnerabile, alle prese con un mondo che non offre solidi, visibili ormeggi.

Depressione e amore: difficoltà e speranze

Frequentemente capita di ricevere chiamate angosciate da parte di partner di persone scivolate nella solitudine radicale della depressione.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.