Il lutto

Quando subiamo una perdita di solito attraversiamo un periodo in cui siamo tristi, svogliati, chiusi in noi stessi e non a nostro agio con gli altri. Può capitare di sentirsi ansiosi, posseduti dall’attesa di un pericolo imminente.

Come si spiegano queste reazioni? In un certo senso la perdita di una persona cara impoverisce il nostro mondo, lo svuota, lo rende privo di attrattive. L’amore che provavamo per chi non c’è più non scompare con la sua assenza fisica. Prima di tornare nuovamente ad amare con pienezza può trascorrere un lungo periodo in cui niente e nessuno sembrano essere di un qualche interesse. Siamo come congelati, sospesi, ripiegati verso un passato che ci distoglie dal vivere il presente. Si può fare strada anche la paura: della solitudine, dell’abbandono, dell’improvviso venir meno delle nostre certezze.

Se la persona che abbiamo perso con il suo amore ci regalava la sensazione di essere speciali, a causa del suo venir meno ci sentiamo inutili, di nessuna importanza. La nostra identità è meno salda, siamo fragili, indifesi.

Come se ne può uscire? In psicoanalisi parliamo di elaborazione del lutto. La perdita per essere superata va guardata in faccia, il dolore vissuto fino in fondo. Lasciar fluire la sofferenza, piangere, raccontare, ricordare permettono alla nostra mente di assorbire il colpo della perdita, metabolizzarlo, digerirlo piano piano. Cercare di tirarsi tutto dietro le spalle ed andare avanti come se nulla fosse può apparentemente sembrare la via più comoda. Tuttavia il dolore non elaborato torna e i tempi di ripresa così facendo si allungano ulteriormente.

Per superare un lutto è necessario attraversarlo. E’ essenziale cioè rendersi conto che chi abbiamo perso non c’è davvero più. Anche se questa consapevolezza porta con sé dolore. Attaccarsi al passato nell’illusione di renderlo presente impedisce di lasciar andare, di accettare cioè la nostra impotenza di fronte al mistero della vita e della morte.

Ricordare, rivivere, raccontare sono i passi necessari per poter dimenticare e tornare a vivere.

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

L'inventore della psicoanalisi ne era profondamente convinto: la poesia coglie con immediatezza stati dell'animo che la ragione descrive, circonda col pensiero senza tuttavia afferrarne il cuore pulsante.

La depressione: i benefici della parola

Il discorso contemporaneo, nonostante parli molto di depressione, non la ama per nulla. La considera un deficit, una malattia, qualcosa da estirpare e togliere di mezzo il più velocemente possibile. La medicalizza. Ora, se esistono certamente forme la cui gravità non fa venire nessun dubbio sull' opportunità di un intervento terapeutico diretto e mirato ad un loro alleggerimento, la maggior parte dei casi trattati attraverso la mera via farmacologica in realtà ha migliori possibilità di riuscita con un approccio che integra l'uso della parola.

Riconoscere la depressione

Come si riconosce una depressione? Cosa la distingue dalla semplice tristezza? Sicuramente la sua durata nel tempo e il suo grado di interferenza sulla capacità di azione. Una certa variabilità dell'umore fa parte della natura umana, per cui esistono delle oscillazioni assolutamente normali che sono semplicemente conseguenza di accadimenti esterni.

Disturbo bipolare, personalità borderline e schizofrenia: quali differenze diagnostiche?

Il disturbo bipolare (sindrome maniaco-depressiva) non è immediatamente riconoscibile dal disturbo borderline di personalità, perché entrambi hanno in comune una serie importante di sintomi. Inoltre, essendo presenti nei due casi sintomi psicotici, si può creare confusione con la schizofrenia.

Depressione da confort

La depressione è un affetto che colpisce l’essere umano ogni qualvolta fatica a venire a patti con una perdita significativa. Si può trattare della morte di una persona, di una delusione amorosa, di un de mansionamento lavorativo, di una malattia. Tutte situazioni caratterizzate dall’irruzione di un elemento che destabilizza il tran tran quotidiano, mettendo fortemente alla prova la capacità di farvi fronte da parte di colui che ne viene colpito.

Il complesso della madre morta parte due: particolarità del transfert

La figura della madre morta di Andrè Green la ritroviamo in molti quadri clinici caratterizzati da un clima depressivo di superficie che sottende una ferita antica in relazione alla persona della madre. 

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.