Come combattere le ossessioni

Possono essere coscienti o più nascoste, tormentare di giorno o per lo più la notte; le ossessioni si differenziano dalle semplici preoccupazioni per una sorta di pertinacia, spesso sganciata da motivi reali, che le rende adesive e difficili da sciogliere tramite un semplice atto di volontà.

La sofferenza correlata al bombardamento di pensieri, suoni o immagini mentali è di intensità variabile. Si va da un semplice affaticamento, da un momento transitorio di stress in cui si fa fatica a staccare,  ad una vera e propria tortura che dà la sensazione di impazzire, di perdere  il controllo della propria mente, di trovarsi cioè sull’orlo di un orrido abisso.

Il contenuto delle ossessioni può essere di per sé anche di natura piacevole, dunque il problema non appare legato al valore positivo o negativo delle costruzioni mentali ma alla loro vividezza esagerata, debordante e dilagante nella psiche.

Per questo chi ne patisce spesso appare verboso o frenetico, perché tutto il suo parlare o fare altro non è che un tentativo di liberazione dall’eccesso di vivacità mentale. Il risultato di tale iperattivazione tuttavia non sempre va nella direzione di una pacificazione: più si parla, si scrive, si crea e si fanno cose più lo stato di attivazione si incrementa, portando ad una sorta di  consunzione energetica.

Le idee fisse comportano sempre un qualche elemento di dubbio, perché l’attività mentale  di per sé  (non solo quella smaniosa) è costantemente alla ricerca di una soluzione, di una buona forma, di una qualità  estetica o morale, di una coerenza che però fuori dal mondo delle idee sfugge costantemente e dunque diventa passibile di infinite revisioni e aggiustamenti.

 Chi non è troppo sotto assedio riesce a vedere le fissazioni di cui è vittima e a mollare la presa. Gli è possibile lasciarle andare,  in una sorta di abbandono all’imperfezione della vita. Allora la ricchezza del suo mondo interno assume una qualità gioiosa e leggera; il rigore può associarsi all’imperfezione, in un contesto creativo e piacevole, che lascia spazi aperti senza preoccupazioni eccessive e con la fiducia che le cose si metteranno bene nonostante non sia tutto perfettamente a posto.

Al contrario restare sotto l’influsso delle manie, lasciarsi tiranneggiare dai pallini mentali significa non vivere più, pensare costantemente giorno e notte a quella tal cosa, parlarne continuamente, agire solo in funzione di essa, fino a non dormire più, fino a consumarsi. 

 Il non mollare la presa è figlio dell’errata concezione che più ci si concentra più si sarà in grado di ottenere qualcosa di illimitatamente giusto e perfetto. Magari poi  i risultati ottenuti possono anche essere ottimali, ma a che prezzo in termini psichici? Anche perché, dopo lo sforzo grandioso di questo genere, in genere subentra fatalmente un enorme senso di vuoto.

 La ricerca convulsa del senso, dell’ordine, della perfezione, della giustizia una volta che incontra la loro materializzazione si tramuta in delusione e insoddisfazione. Tutto appare nella sua precarietà, pur momentaneamente splendente; dopo un momento di depressione l’inquietudine si riapre e si sposta su nuovi orizzonti, e allora un altro ciclo si riapre.

Uscire dal loop ossessivo 

Come uscire dunque dal loop stritolante dell’assillo, del chiodo fisso, della fisima mentale? 

Se ci si rende conto di non riuscire a bloccare i pensieri è necessario agire su due versanti. Da una parte può essere una buona idea chiedere aiuto, un parere esterno può dare una mano a inquadrare  il fenomeno, a renderlo cosciente e quindi più gestibile. 

Il grado di profondità dell’analisi viene calibrato sulla base della specificità delle proprie caratteristiche ed aspettative. A volte si può andare ad indagare perché ci si è strutturati in senso ossessivo, la ricerca può appassionare e interessare perché si traduce in maggior autocoscienza e consapevolezza. 

Si può in ogni caso fare qualcosa anche senza la guida di un esperto, soprattutto se il livello di coscienza del problema è già sviluppato e tutti i perché e i percome sono già stati indagati e attraversati. Anche dopo anni di ricerca interiore (che può avvenire anche con mezzi non psicoterapeutici) la propria costituzione psichica resta la medesima, ciò che può mutare è l’atteggiamento nei suoi confronti e la possibilità di disidentificarsi da meccanismi che parassitano e non consentono il pieno godimento della vita (per quanto è concesso dalle proprie condizioni e possibilità esistenziali). 

Allora, nel momento della ricaduta, sarà possibile mettere in campo delle strategie. In primis bisogna lasciare stare per un po’ ciò che da oggetto piacevole si è trasformato in un incubo; prendere le distanze, distrarsi, dedicarsi ad altro. 

Tale manovra ha successo se non si limita alla fuga ma implica anche un ragionamento di più ampio respiro. La vita è tutta dentro a quella cosa che con tanto accanimento sto inseguendo? 

Quella cosa non potrebbe al contrario arricchirsi grazie al mio rapporto rinnovato con la vita?

Le ossessioni sono insidiose perché seducono con la prospettiva di trovarci dentro la vita, quando invece sono sempre una negazione della vita stessa, che al contrario si vive qui, ora, non si pensa. Essere capaci di lavorare a livello intellettuale in una maniera vivace ed esuberante è un dono prezioso; esso però non va erotizzato troppo, perché finisce per sostituire il resto e guastare l’animo. 

Coltivare la leggerezza è un ottimo antidoto contro le ossessioni. Abituarsi a sostare nel caos o a fare ordine senza cattiveria significa accettare il divenire senza più opposizione. Non dobbiamo combattere il tempo e la morte, che  hanno sempre la meglio su di noi, ma capire come conviverci, come  accordarci al loro ritmo, come lasciarci andare alla legge implacabile della trasformazione (che ci comprende nel suo sistema senza svelarci le sue leggi e le sue mire). 

 

Vivere, qui ed ora, assaporando l’attimo, le cose semplici, la natura, calibrando gli sforzi e le aspettative, questo cura.  Imparando ad accettare che non siamo dio e che possiamo comunque gioire dello spettacolo incomprensibile in cui siamo immersi, pur non potendo far nulla per fermare il tempo che tutto disfa e trasmuta.

Disagio contemporaneo

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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