Il disturbo borderline: frutto dei nostri tempi?

Il termine borderline in psichiatria è ormai utilizzato per identificare tutte quelle situazioni che non rientrano né in una diagnosi di nevrosi né in una di psicosi. I clinici cioè si confrontano sempre più spesso con quadri misti, che comprendono una miscela di tratti esteriori compatibili con strutture radicalmente diverse senza che per altro le vadano a completare del tutto.

Possiamo ad esempio incontrare soggetti che, pur portando in terapia una questione che concerne l’insoddisfazione del desiderio e dunque eminentemente nevrotica, mostrano parallelamente una tendenza ad agiti violenti e pericolosi per la propria incolumità in un sottofondo di vuoto esistenziale pervasivo, sebbene in assenza di deliri o allucinazioni tipizzanti la psicosi in senso stretto.

Il DSM (Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali) ha raggruppato una serie di elementi che si troverebbero con altissima frequenza all’interno della personalità borderline: cronici sentimenti di vuoto, noia, rabbia, tendenze autolesive, passaggi repentini dall’idealizzazione alla svalutazione, impulsività, instabilità d’umore e relazioni interpersonali all’insegna della simbiosi e della paura dell’abbandono.

In una lettura psicoanalitica tutti questi elementi possono essere ricondotti ad una grave perturbazione del senso del limite, capacità che generalmente si sviluppa quando vi è stata una figura paterna in grado di staccare dal rapporto fusionale con la madre e di svolgere una funzione di legge e di guida. Il primo senso del limite infatti il bambino lo impara all’interno di una dinamica relazionale familiare, che vede la presenza di un terzo elemento (di solito il padre) che lo distacca dalla mamma, che lo forza cioè a rinunciare a un godimento illimitato, simbiotico e quindi autistico, chiuso su se stesso.

Quando tale processo avviene, diciamo che l’Edipo si struttura e avremo allora una struttura nevrotica, marcata cioè dal rimpianto per l’oggetto perduto, segnata dalla limitazione subita ma in grado di farci i conti e di utilizzarla come base per cercare nel mondo ciò che manca, animata da una spinta desiderante. Se invece a questo livello ci sono delle difficoltà e il bambino rimane impigliato nella rete materna, il rischio è quello dello sviluppo di una psicosi, in cui si è in balia dell’Altro e del suo godimento cannibalico. La separazione non avviene, sullo sfondo di una struttura fragilissima.

Il soggetto borderline, dove si colloca in questo scenario? Egli, a differenza dello psicotico, riesce a svincolarsi dalla posizione di puro oggetto nelle mani dell’Altro, il padre ha svolto un’azione di interdizione. Ma questa non si è associata in parallelo all’esempio di un padre che a sua volta si è sottoposto ai limiti della castrazione. Il padre rimane come una onnipotenza minacciosa, per cui la possibilità di integrare il senso del limite con la possibilità di desiderare altro rimane pesantemente inficiata. Il no è vissuto come una gabbia soffocante, da rifiutare. La rabbia si accumula senza possibilità di venir temperata.

Ecco allora che assumono senso i comportamenti del borderline: sebbene non sia un puro oggetto come lo psicotico, non si è davvero separato dal bozzolo materno, perché la legge che lo ha allontanato è stata percepita come ingiusta e tirannica. Per cui si trova in una posizione di rigetto del limite e di spinta fortissima alla simbiosi. Tale allergia per il limite la vediamo nella noia cronica che lo contraddistingue, nella sua incapacità di dedicarsi con abnegazione e costanza a qualsiasi attività o progetto di ampio respiro, al vuoto e alla depressione che lo attanagliano, alle oscillazioni nelle relazioni interpersonali, all’insegna o della
complicità assoluta che dissolve le differenze individuali o del brusco distacco in nome di una libertà totale e senza limiti.

Non è un caso che la diagnosi di borderline sia così diffusa oggi. I nostri tempi infatti sono caratterizzati dalla spinta a godere illimitatamente. Nella nostra società predomina l’imperativo del godimento senza rinunce, senza differimento. “Tutto e subito” è il male contemporaneo, che rischia di consegnare gli individui al vuoto e alla tristezza che rimangono dopo l’abbuffata di consumo, allo svuotamento dei rapporti interpersonali e alla necessità di ricambio continuo del vecchio con il nuovo. In una girandola autodistruttiva e incapace di generare nulla che sia stabile e duraturo. In un clima diffuso che ricorda tanto la sterilità della noia borderline.

 

Tags: Borderline

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