Quando l'amore non è corrisposto

Quando amare vuol dire solo movimento d'andata, ossia mano che si protende verso la rosa ma nessun movimento di risposta, nessun'altra mano che a sua volta si dirige verso l'amante, che fare? Si tratta di una situazione frequentissima, a noi psicologi capita spessissimo di ascoltare il dolore di chi non è ricambiato in amore.

E il suo incaponirsi dietro ad un'illusione, nonostante la razionalità abbia già decretato il suo verdetto. L'aspetto su cui oggi risulta più difficile lavorare e' infatti l'accettazione della realtà frustrante della mancata corresponsione. Perché?

Sicuramente ogni caso e' una storia a se stante, per cui i motivi che spingono l'uno a non voler scendere a patti con la delusione possono non essere gli stessi per l'altro. Ad ogni modo un elemento comune può essere rintracciato. E questo affonda nella mentalità in cui siamo tutti immersi, quella che mette in risalto la prestazione e la padronanza individuale. Viviamo cioè in un mondo che mette in valore la volontà come strumento principe per raggiungere i propri obiettivi. In psicoanalisi diciamo che l'Io si trova ad essere esaltato a discapito delle componenti inconsce della psiche. In una sorta di computerizzazione dell'essere umano, che si trasforma in calcolatore, in macchina, in essere in pieno controllo e autosufficienza.

In amore tuttavia queste caratteristiche, funzionali a livello di adattamento alle richieste ambientali, si rivelano del tutto fallimentari. Innanzitutto perché, strano a dirsi, quando ci innamoriamo non siamo mai a livello profondo attirati dai pregi dell'altro, bensì oscuramente dalle sue mancanze, da ciò che magari meno ci piace di lui. Per cui essere bravi belli e intelligenti, avere successo e tutte le carte in regola per piacere, può semplicemente rivelarsi inutile. Per questa via potremo essere stimati, apprezzati ma non necessariamente amati. L'amore infatti, nella sua essenza, e' dono. Un miracolo. Perché amiamo qualcuno? Cercare di rispondere a questa domanda e' difficilissimo, resta un mistero. Dunque l'amore non è qualcosa che si può ottenere con tecniche, esercizi, con un lavoro su se stessi per incrementare le proprie qualità. L'errore più commesso da chi si lamenta di non essere riamato dall'oggetto del suo desiderio e' quello di chiedersi che cosa gli manchi. E gli viene da svalutarsi, da pensare di non essere degno, all'altezza. Il rifiuto in amore ha il potere di slatentizzare antichi sentimenti di inferiorità, mai del tutto superati. Ma il punto non sta affatto qui. Si può traboccare di qualità ma non essere baciati dal dono gratuito dell'amore. Anzi. A volte l'essere troppo al top in tutti i campi può svantaggiare. Perché si rischia di essere percepiti come impossibili e scostanti. Magari coscientemente chi si trova in questa situazione non pensa di mandare dei segnali svalutanti verso gli altri, ma spesso invece inconsciamente lo fa. Di solito si tratta di soggetti che l'esperienza del dono gratuito d'amore non l'hanno vissuta affatto, nemmeno nell'infanzia. Nelle loro famiglie si veniva amati certo, ma a condizione di essere bravi, performanti.

Torniamo alla difficoltà di metabolizzare una delusione d'amore. Frequentemente questo lavoro del lutto si rivela impossibile. Molte donne ma anche uomini si intestardiscono malgrado espliciti segnali di scarso interesse. Anche questo comportamento riflette la spinta alla grandiosità tipica dell'era contemporanea. Così come si seppelliscono velocemente i morti e si evita di pensare alla caducità della vita, anche gli amori impossibili vengono nascosti, occultati. O passando velocemente da una relazione all'altra, secondo una logica del " chiodo schiaccia chiodo" che non lascia tempo di pensare, o negando risolutamente lo scacco, la ferita, la limitatezza che la delusione d'amore ci mette decisamente davanti agli occhi. Perseverando ciecamente in una sfida fine a se stessa. Ecco allora un proliferare di corsi per insegnare la seduzione, la tecnica, la conquista. Che inevitabilmente vanno ad infrangersi contro ciò che si vuole ignorare: la gratuita', irragionevolezza e capricciosità dell'amore.

In un mondo in cui tutto sembra possibile e alla portata se si possiedono gli strumenti giusti, l'amore sembra fare obiezione, privilegiando l'imprevedibile e l'imponderabile. Allora appare necessario imparare una verità fondamentale: lottare per cambiare ciò che dipende da noi, accettare ciò su cui non abbiamo controllo vanno a braccetto con la capacità di cogliere la differenza fra le due situazioni. Non tutto è possibile, indurre qualcuno ad amarci rientra in questa categoria, al di la' di ogni seduzione possibile.

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

"Il depresso"

Nella poesia di Alda Merini " Il depresso" troviamo una magistrale descrizione di alcuni tratti tipici della psiche di soggetti che soffrono di depressione, nonché del tipo di relazione che li lega a persone che sono affettivamente coinvolte con loro.

Le invisibili catene della depressione

L'umore depresso si associa sempre alla percezione di un'impotenza, al venir meno della fiducia nella possibilità di un cambiamento, alla sensazione di trovarsi "incastrati" e di non avere via di uscita. Esistono situazioni che effettivamente per loro natura evocano tali vissuti: la morte di una persona cara, una malattia invalidante, una violenza subita.

Tristezza o depressione?

Come riconoscere la differenza fra un periodo critico, in cui ci si trova ad affrontare una delusione o una perdita, e l'instaurarsi di un vero e proprio affetto depressivo? Cosa distingue la sofferenza, il patire un dolore, lo stare male da una condizione clinica?

La depressione: eccesso o mancanza dell’Altro

In psicoanalisi, soprattutto all’interno della corrente lacaniana, parliamo spesso di Altro con la A maiuscola. Ma che cosa intendiamo quando parliamo di questo Altro? E cosa ha a che fare con la depressione?

Affrontare la morte di una persona amata. Domande e risposte.

Cosa ci accade quando perdiamo una persona cara?

Dopo la morte di qualcuno che amiamo non sempre avvertiamo subito il dolore. Possono passare dei giorni o anche dei mesi prima che l’ondata di sofferenza ci travolga. Nei momenti immediatamente successivi alla perdita, in particolar modo se questa è improvvisa, siamo di fatto sotto shock.

La depressione: i benefici della parola

Il discorso contemporaneo, nonostante parli molto di depressione, non la ama per nulla. La considera un deficit, una malattia, qualcosa da estirpare e togliere di mezzo il più velocemente possibile. La medicalizza. Ora, se esistono certamente forme la cui gravità non fa venire nessun dubbio sull' opportunità di un intervento terapeutico diretto e mirato ad un loro alleggerimento, la maggior parte dei casi trattati attraverso la mera via farmacologica in realtà ha migliori possibilità di riuscita con un approccio che integra l'uso della parola.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.