Tre tratti tipici dell'isteria

L' isteria, disturbo diffuso ai tempi di Freud e fino a qualche tempo fa presente come categoria a se stante all'interno dei manuali diagnostico statistici dei disturbi mentali, oggi non è affatto sparita, anche se assume delle sembianze un po' diverse rispetto all'epoca del padre della psicoanalisi.

Le isteriche moderne infatti, diversamente da quelle del passato, non patiscono più una repressione totale della sessualità, anzi, spesso ne hanno anche precocemente accesso. Tuttavia la questione sessuale rimane centrale nella determinazione dei loro comportamenti sintomatici; non è detto infatti che ad una libertà sessuale agita corrisponda un rapporto per così dire "armonico" con le pulsioni. Cosa in effetti impossibile per l'essere umano, in quanto la civiltà stessa si basa su un freno ai suoi moti pulsionali, già precocemente " castrati" all'interno della famiglia e in rapporto alle figure genitoriali.

Ora, se rispetto ad un secolo fa i costumi sono profondamente cambiati con inevitabili ripercussioni sulla psiche del singolo, alcune questioni di fondo si ripresentano inalterate.

Ma chi è l'isterica? Per definizione è un soggetto che sfugge alle catalogazioni e che assume diverse sembianze. Diciamo però che dietro alla variabilità delle sue manifestazioni troviamo alcuni tratti salienti. Per il momento ne prendiamo in considerazione tre.

Innanzitutto si tratta di qualcuno che appare sempre insoddisfatto. L' insoddisfazione avvolge tutti i campi della vita, l'amore, il lavoro ecc...Per l'isterica nulla e nessuno sono mai abbastanza, il "qui ed ora" è sempre da meno, sempre in secondo piano rispetto ad un "altrove" ideale. Così ciò che ha non le sta mai bene, ed eccola lamentarsi di tutto e di tutti.

L'atteggiamento isterico diverge profondamente dalla "sana" insoddisfazione, da quella cioè che muove creativamente verso il nuovo e spinge a lasciarsi alle spalle condizionamenti e inibizioni per raggiungere una condizione di pienezza non ancora sperimentata.

L'insoddisfazione tipica dell'isterica rimane invece sterile, fine a se stessa, e quando dà luogo a dei cambiamenti spesso non agguanta l'appagamento agognato ma riproduce fatalmente delusione e noia.
Se il suo punto di partenza è quello giusto (sento che il mio desiderio più autentico sta appassendo) non è tuttavia in grado di chiedersi lucidamente che cosa c'è che non va. Piuttosto agisce sulla scia della spinta del moto desiderante, rischiando di distruggere una relazione, un lavoro per poi ricreare nel nuovo le stesse dinamiche di sempre, in un circolo vizioso che la può portare a movimentare all'infinito la sua vita senza che costruisca nulla. Molte isteriche infatti, ad una certa età si chiedono con sgomento: " ho cambiato questo e quello, ho vissuto mille relazioni, cambiato case, città, lavori ma non so ancora chi sono davvero e cosa voglio nel profondo". Inoltre finisce che spesso vadano dietro a situazioni impossibili, proprio perché ciò che sfugge per loro è per definizione attraente e più " appealing" di ciò che c'è.

Il secondo aspetto tipico è l'estremo condizionamento che vive in relazione al desiderio dell'Altro. L'isterica vuole ciò che l'altro vuole, sia nei termini di desiderare ciò che lui desidera (il che la porta ad essere poco idiomatica e a perdersi nell'imitazione), sia in quelli di un'estrema dipendenza dal fatto di essere desiderata. Se non suscita il desiderio altrui si sente persa, senza immagine, senza riferimento. Ecco perché, spesso dopo una rottura sentimentale, viene facilmente assalita dalla sensazione di non valere nulla e si sente persa, priva di un punto di ancoraggio.

Da qui segue il terzo punto, ossia la sua spiccata seduttività, volta a garantirle la sensazione di essere circondata dal desiderio dell'Altro. Le donne isteriche sono spesso curate nell'immagine, puntano tutto sul fare colpo, sul catturare lo sguardo dell'Altro su di sè. Ne hanno come un'esigenza vitale. Che le porta però frequentemente ad accontentarsi di chi le vede, di chi le vuole, senza puntare decisamente a cosa e chi vogliono loro. Inoltre capita che, una volta irretita la preda, una volta suscitato quel desiderio di cui hanno bisogno come l'aria, si angoscino e fuggano, lasciando il malcapitato letteralmente in braghe di tela.

Dunque se da un lato un atteggiamento "isterico" può essere estremamente vitale proprio perché spinge in avanti dando luogo all'inedito, al non ancora visto, al non ancora vissuto, al fuori serie, l'"isteria" in senso stretto invalida proprio il meccanismo virtuoso da cui prende le mosse. Nel nome del desiderio di fatto distrugge il desiderio stesso, spegnendolo sempre nell'insoddisfazione e nella noia.

Un percorso psicoanaliticamente orientato può dunque aiutare chi patisce di questi meccanismi auto invalidanti a coglierne le ragioni di fondo, per mitigarne forza e ripetizione.

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

La depressione: superarla o restarne intrappolati

In alcuni momenti della vita può capitare a tutti di trovarsi in balia di altre persone o di eventi esterni. Così come può accadere di sperimentare la delusione, il tradimento, l’abbandono, la perdita. In queste situazioni possiamo andare incotro a vissuti di depressione, di impotenza e solitudine.

Il complesso della “madre morta”: prima parte

In “Narcisismo di vita, narcisismo di morte”, testo di Andrè Green pubblicato nel 1983, troviamo una descrizione approfondita della figura della così detta “madre morta”, frutto delle riflessioni dell’autore intorno a quei pazienti nevrotici  le cui analisi (anziché dare centralità ai sintomi nevrotici) girano sostanzialmente intorno alla depressione e alle tematiche narcisistiche connesse.

Il complesso della madre morta parte due: particolarità del transfert

La figura della madre morta di Andrè Green la ritroviamo in molti quadri clinici caratterizzati da un clima depressivo di superficie che sottende una ferita antica in relazione alla persona della madre. 

La depressione: i benefici della parola

Il discorso contemporaneo, nonostante parli molto di depressione, non la ama per nulla. La considera un deficit, una malattia, qualcosa da estirpare e togliere di mezzo il più velocemente possibile. La medicalizza. Ora, se esistono certamente forme la cui gravità non fa venire nessun dubbio sull' opportunità di un intervento terapeutico diretto e mirato ad un loro alleggerimento, la maggior parte dei casi trattati attraverso la mera via farmacologica in realtà ha migliori possibilità di riuscita con un approccio che integra l'uso della parola.

Riconoscere la depressione

Come si riconosce una depressione? Cosa la distingue dalla semplice tristezza? Sicuramente la sua durata nel tempo e il suo grado di interferenza sulla capacità di azione. Una certa variabilità dell'umore fa parte della natura umana, per cui esistono delle oscillazioni assolutamente normali che sono semplicemente conseguenza di accadimenti esterni.

La depressione: un affetto molto umano

In psicoanalisi parliamo più di affetto depressivo che di depressione. La depressione è un affetto perché è intimamente legata al nostro sentire, alla sua gamma di tonalità e sfumature.A rigore dunque non è una malattia ma una possibilità strettamente connessa alla natura umana.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.