Impotenza in amore: quando è una difesa dal femminile

L'impotenza maschile spesso viene considerata come una problematica di ordine eminentemente fisico, che esclude dinamiche di natura psichica. La psicanalisi invece riconosce alla sua base dei precisi meccanismi mentali inconsci, che hanno a che fare con la fuga dal femminile, vissuto come troppo castrante o divorante.

L'impotenza nell'amare profondamente una donna, anche dal punto di vista sessuale, in quest'ottica si configura come una difesa dalla paura inconscia di venirne fagocitati. 

Tale identificazione  della femminilità con il pericolo deriva spessissimo dal primo modello del femminile che si è incontrato nella vita, la madre. Quella dei futuri uomini afflitti da impotenza è stata o francamente fredda e castrante, oppure simbiotica, fusionale, iperprotettiva. In entrambi i casi ha fatto mancare al figlio la sensazione di poter appoggiare su una base solida e nel contempo di poter esplorare liberamente l'ambiente circostante. L'esperienza di avere delle radici non si è cioè saldata a quella della libertà. Al suo posto si è cementata una gabbia fatta di ansie, inibizioni, divieti e contatto fisico esagerato, soffocante. 

Uno degli effetti in età adulta  è lo sviluppo di una paura inconscia delle donne, che può portare a vari gradi di impotenza sessuale e relazionale. L'amore viene visto come una prigione e le donne come delle castratrici, da tenere alla larga. Gli uomini preda di tali meccanismi possono addirittura finire con il rifiutare in blocco la loro parte femminile, profonda, sensibile in virtù dell'esasperazione di atteggiamenti iper mascolini e da "macho" così da scongiurare il rischio di venir coinvolti emotivamente in un rapporto di intimità potenzialmente pericoloso. 

Frequentemente problematiche della sfera narcisistica sono riconducibili a queste dinamiche. Il narciso, freddo e distante emotivamente, tenta di proteggersi dalla divorazione che attribuisce al femminile. Si spiega così la sua disinvoltura apparente nel sesso, che si poggia  in realtà  su un netto  rifiuto della donna, trattata per lo più come un oggetto narcisistico, utilizzato per appagare i suoi bisogni sessuali ed il suo ego. Il lasciarsi andare ad un'intimità coinvolgente è del tutto impossibile. Quando capita che stia nascendo un'intesa un po' più profonda con una femmina, ecco che  compare sulla scena l'impotenza a rimetterla a distanza. La sessualità rimane così ad un livello molto infantile, auto erotico, è contrassegnata da una grande immaturità perché esclude il rapporto con l'altro, riducendolo ad oggetto. Il focus non è mai sulla partner ma su se stessi. Quando riesce ad avere rapporti il narciso è focalizzato sul suo eros, sulle sue fantasie, non riuscendo ad amare in senso adulto. 

L'impotenza sessuale e relazionale la possiamo vedere non solo sul piano della difficoltà a sintonizzarsi su un livello di intimità, caratterizzato da un mutuo scambio arricchente e non castrante la libertà dei singoli.  A volte la osserviamo anche all'interno di relazioni all'insegna della fusionalità, che ricalcano il modello della relazione disturbata con la madre. Le individualità in questi casi si annullano: l'uomo può annidarsi  come un bambino bisognoso nella partner, ridotta così al rango di madre e non più di femmina di un uomo. 

Purtroppo molti uomini non arrivano alla consapevolezza piena di tali problematiche anche a causa della pazienza e della tolleranza delle loro partner, che per molti anni accettano e soffrono in silenzio in nome dell'amore. Spesso si creano degli incastri perfetti,  in cui i problemi dell'uno si intersecano a quelli dell'altro, in una specularità difficile da sciogliere, frustrante ma resistente al cambiamento. Un lavoro psicoterapeutico può riuscire nella misura in cui scatta nel singolo un vero desiderio di scardinare l'equilibrio patologico in cui si è assestato, magari dopo l'ennesima rottura o insuccesso amoroso. 

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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