Il desiderio isterico

Il desiderio isterico, insegna Jacques Lacan rileggendo Freud, è un desidero strutturalmente insoddisfatto. Non impossibile, non distrutto, non mortificato come quello dell'ossessivo, ma sempre al di qua del congiungimento con la soddisfazione. Il desiderio isterico è desiderio puro, è apertura, è mancanza, è tensione desiderante che però non deve incontrare la pienezza dell'appagamento. Perché nella misura in cui questo desiderio si realizza fatalmente si reindirizza verso altro, allo scopo di mantenersi vivo ed insaturo.

Sia l'ossessivo che l'isterica, corrispondenti per lo più alle posizioni maschile e femminile (anche se mai in maniera perfettamente sovrapponibile), entrano nel campo del desiderio attraverso il medium del desiderio dell'Altro. L'essere umano fin da bambino è un essere desiderante e l'Edipo fornisce una strutturazione simbolica e una regolazione ai suoi desideri, tendenzialmente sfrenati ed anarchici. Durante la fase edipica il piccolo coglie che esiste nell'Altro un desiderio che è al di là di lui. La madre desidera qualcosa che lui non è, tendenzialmente il padre. Dunque non essendo lui il centro del desidero materno, può svincolarsi dalla scomoda anche se ambita posizione di essere chiamato a colmarla. Tale castrazione dei suoi impulsi incestuosi gli permetterà da adulto di rapportarsi sessualmente ad altri oggetti.

Nella nevrosi l'Edipo si compie, il desiderio dell'Altro viene colto, le pulsioni temperate. Residuano tuttavia nell'adulto delle fissazioni edipiche che testimoniano di una difficoltà di accettazione della castrazione simbolica che ha luogo in questa fase. La castrazione nell'inconscio permane immaginariamente come fenomeno punitivo. Tale irresoluzione rende conto di una serie di perturbazioni in rapporto al desiderio nella vita adulta, nella nevrosi ossessiva più sul piano di una sua continua mortificazione, nell'isteria attraverso l'insoddisfazione perenne.

Se nell'ossessivo il desiderio dell'Altro è "tout court" il posto del desiderio (perché è il desiderio connesso al padre, il desiderio del rivale che suscita aggressività e volontà di annientamento), nell'isterica esso è la via d'accesso al desiderio. Ciò spiega bene il perché della sua fissazione allo stato desiderante in quanto tale, alla condizione di desiderare al di là di tutto ciò che sta intorno e che può appagare. Il desiderio in lei si stacca radicalmente dalla domanda, ovvero dalla possibilità di soddisfarsi tramite un oggetto.

L'ossessivo sa cosa desidera, qual è il suo oggetto d'elezione, sa a cosa deve rinunciare, cosa deve perdere per non violare la legge di cui teme la ritorsione. Mentre l'isterica non sa cosa vuole, non desidera un oggetto bensì desidera il desiderio, desidera desiderare. Solo desiderando si sente viva. I suoi desideri non vanno presi alla lettera e non vanno soddisfatti, pena un loro essere accantonati in favore di nuovi. Non è l'oggetto che le interessa veramente, esso è solo un tramite per poter desiderare...

Ora al pari della nevrosi ossessiva anche l'isteria, pur con altre modalità, impedisce di godere pienamente di una realizzazione, condanna ad una sterile superficialità. Se è vero che l'isterica al contrario dell'ossessivo si nutre di desiderio, lo abita, ne è attraversata, nello stesso tempo non ne sperimenta la fertilità. Il tempo della raccolta dei frutti, il tempo della pienezza non arriva mai, essendo sempre alla ricerca di altro. La sua vita è dispersiva, gli entusiasmi si accendono e si spengono velocemente, non sfociando mai in nulla di duraturo perché sempre pronta a buttarsi nel nuovo.

Inoltre l'estrema sensibilità al desiderio dell'Altro, oltre a produrre una pericolosa dipendenza dal fatto stesso di desiderare, ha come altra insidiosa ricaduta l'identificazione all'altro. L'isterica non sa cosa vuole, allora prende a prestito il desiderio dal simile, finisce con il desiderare ciò che desidera lui. Se tale porosità verso il suo prossimo la rende molto abile ad immedesimarsi e a capirne intuitivamente ciò che sente, nello stesso tempo la espone al rischio di smarrirsi, di perdere i confini tra sè e l'altro, in una confusività che allontana da se stessa e dall'individuazione del proprio tratto soggettivo. La gelosia e il confronto continuo con l'esterno la tengono in scacco, impedendole quel distacco necessario per sviluppare una visione più ampia e profonda delle cose.

Nevrosi ossessiva e isteria, in quanto modalità di rapporto al desiderio che affondano radici in un passato antichissimo, non sono posizioni radicalmente modificabili. Non si può uscire dalla struttura. Attraverso l'analisi o altre esperienze esistenziali (non esiste naturalmente solo l'analisi come esperienza conoscitiva e di crescita) possono però mitigarsi molto, soprattutto per ciò che concerne la virulenza della loro sintomaticità. Possono restare dei tratti, delle colorazioni. Ma un'analisi punta al fondo a riconciliare desiderio e godimento, impasto mancato, sebbene in modalità diverse, in entrambe le nevrosi. L'ossessivo potrà conoscere una nuova alleanza fra legge e desiderio, facendo a meno di contrapporli sistematicamente nel gioco del "o l'uno o l'altro". L'isterica sperimenterà un arresto nello scivolamento perenne del desiderio, riuscendo finalmente a vedere il nuovo nello stesso. Ciò non esclude, anzi, la possibilità per entrambi di nuovi incontri, ma getta le basi affinché avvengano secondo modalità fuori serie.

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