Passione e conflitto fra uomo e donna

Secondo la psicoanalisi ciò che definisce le posizioni maschili e femminili non è la predeterminazione data dalla natura, bensì il rapporto con il desiderio, la modalità di mettersi in relazione con la mancanza che attraversa l'umano. Per mancanza bisogna intendere la condizione di incompiutezza e limitatezza in cui tutti quanti ci troviamo a confrontarci come esseri umani, "gettati" nel mondo senza garanzie, inconsapevoli del senso della nostra esistenza e tuttavia profondamente e ciecamente attaccati al vivere.

Tale impasto di imperfezione e spinta vitale sta al cuore del concetto di mancanza, da intendersi dunque come una faglia, una ferita da cui sgorgano l'energia, la forza, la vita. Un meno che dà luogo ad un più: non a caso più la mancanza viene tappata e saturata con oggetti, più si osserva un drammatico decremento della vitalità, che invece si manifesta con tutta la sua dirompenza in condizioni in cui una qualche assenza è preservata.

Il maschile e il femminile si rapportano dunque diversamente rispetto al desiderio. Posto che in ogni uomo e in ogni donna vi è una miscela di tratti maschili e femminili (esistono uomini più in posizione femminile e donne più in posizione maschile), tendenzialmente ritroviamo una coincidenza fra mascolinità e sesso maschile e femminilità e sesso femminile, pur con tutte le eccezioni e sfumature del caso.

L'uomo per lo più tende ad entrare in contatto con la propria mancanza in maniera difensiva. Il suo ideale di forza e padronanza lo porta a negare e a fronteggiare il proprio statuto esistenziale "leso" attraverso un'opera sistematica di riduzione della mancanza propria e altrui a semplice "bisogno" da colmare, a "problema" da risolvere, a "situazione" da gestire, in modo tale da poter coltivare un'illusione di controllo.

La donna al contrario, più orientata all'essere che all'avere, ci sa fare meglio con la mancanza, sa sostare nell'incompiutezza disorientante del desiderio, pur essendo in tal modo esposta maggiormente al rischio di perdersi, di smarrire una direzione ben tracciata, di perdere le certezze. La donna è meno difesa e dunque meno salda, tuttavia si nutre di desiderio, molti suoi atti (anche sintomatici) sono votati a mantenere la condizione insatura della mancanza.

Ora uomo e donna si attraggono e nello stesso tempo si respingono. L'uomo è preso dalla donna nella misura in cui è ciò che lo fa cedere rispetto alle sue difese, incarnando ella quella forza ingovernabile che appartiene al suo stesso desiderio. La donna sbaraglia gli argini protettivi innalzati per preservare l'ordine e il controllo e fa circolare nuovamente ed impetuosamente il sangue nelle vene del maschio.

La donna dal canto suo è irretita proprio da quel senso di padronanza e di forza che lui emana e che il desiderio di lei andrà a far vacillare, ma dal cui temporaneo venir meno saprà godere in egual misura, se non afflitta eccessivamente da turbe nevrotiche.

Questo è uno dei misteri svelati dalla psicanalisi alla base dell'attrazione fra i sessi. Che spiega anche alcuni problemi di incomunicabilità e una quota di distruttività sempre in agguato.

L'uomo è attratto ma anche disturbato dal femminile, nella misura in cui va a turbare con la passione che suscita in lui il suo equilibrio "omeostatico" basato sull'ordine, la disciplina e la tranquillità del suo tran tran. La donna mina la sua stabilità, porta il germe del desiderio, induce disequilibrio, caos. Allora, alcuni uomini possono reagire nevroticamente a tale incontro, accentuando ossessivamente la tendenza distruttiva nei confronti del desiderio, proprio e altrui. Possono diventare mortificanti, a volte toccando vere e proprie vette di sadismo, inducendo la donna a perdere interesse o semplicemente azzerando il suo amore.

Anche la donna, sempre in virtù del suo rapporto con il desiderio, può creare istericamente impasse insuperabili nei rapporti con il partner. Se per lei desiderare è il massimo (dal momento che tenere viva la spinta vitale le è condizione indispensabile come l'aria), la soddisfazione può venir confusa con la morte del desiderio, anche se esso nel complesso è vivo. Così può tormentare l'uomo con il rifiuto e l'umiliazione, sopratutto nel momento in cui la virilità viene meno a causa dell'amore.

La scommessa sta allora nel poter vivere a pieno la passione e l'attrazione reciproca originate dalla diversità alla luce di un lavoro personale di messa a fuoco e risoluzione dei propri atteggiamenti sintomatici e distruttivi, in un percorso di crescita personale che può via via ridurre disarmonie e incomprensioni, aprendo finalmente l'orizzonte della pienezza.

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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