Elogio dell’amore: parla Alain Badiou

Alan Badiou, nella nota  intervista con Nicolas Truong, dà inizio alle sue riflessioni sul tema dell’amore partendo dal fenomeno contemporaneo dei siti di incontri. 

Passeggiando per  Parigi, rimane colpito dagli slogan sui cartelloni pubblicitari del sito Meetic: “trovate l’amore senza il caso!”, “ si può amare senza innamorarsi!”, “ è possibile essere innamorati senza soffrire!”. 

 La visione desta nel filosofo una certa perplessità: qual è il messaggio di fondo che lega tutte queste affermazioni? Forse che è possibile amare senza rischi? Ma che significa? 

 La concezione  securitaria dell’amore 

Per Badiou il fenomeno Meetic riflette quello più generale che definisce come concezione securitaria dell’amore. È l'amore garantito contro tutti i rischi: il partner, ben selezionato  su internet (foto, gusti, data di nascita, segno zodiacale e via dicendo), non potrà riservare sorprese, con lui non si correranno rischi.

Ma come può l’amore essere un dono dato all’esistenza in assenza totale di rischi? Al pari della guerra a "morte zero", l'amore a "rischio zero" tenta di aggirare la  casualità, la contingenza, l’ incontro, dimensioni intrinseche alla vita.

L’amore in quest’ottica è ridotto ad un patto stretto in nome della sicurezza personale mediante un accordo preliminare che evita ogni casualità, ogni poesia, per obbedire alla categoria fondamentale dell’assenza di rischi.

All’amore viene dunque negata importanza. La contropartita di questa minaccia securitaria consiste infatti nel dire che l'amore non è altro che una variante dell'edonismo generalizzato, uno dei molteplici volti del piacere. Ciò  che viene schivato, e che fa parte dell’unicum dell’amore, è ogni esperienza autentica e profonda dell'alterità.

La conseguenza di questa concezione è duplice. Da una parte una specie di vita coniugale preconfezionata che si svolgerà nella dolcezza del consumo, e dall'altra  “accomodamenti” sessuali senza impegno e all'insegna del piacere, in un regime di “economia” della passione. L’amore,  nel mondo attuale, si trova così intrappolato in questa stretta, in questo circolo che oscilla tra conservatorismo e libertinaggio, secondo una modalità ossessiva ben nota agli psicoanalisti.

Come reinventare allora il rischio e l’avventura contro la sicurezza e il benessere? “L’amore s’ha da reinventare” come diceva Rimbaud?

La concezione filosofica dell’amore

 Badiou nota come nella trattazione dell'amore la filosofia oscilli fra due estremi, sebbene esistano anche punti di vista intermedi.

Da un lato vi è la filosofia "anti-amore", il cui esponente più accreditato è Arthur Schopenhauer. Si tratta di una sorta di sospetto “razionale”  gettato sull'amore inteso come stravaganza naturale del sesso.

All'altro estremo vi sono i filosofi che guardano all'amore come a uno dei supremi stadi dell'esperienza soggettiva, ad esempio Soren Kierkegaard. Qui siamo di fronte ad un'apologia dell'amore, spesso vicina allo slancio religioso, sullo sfondo del cristianesimo (con tutte le contraddizioni correlate).

Reinventare l’amore 

Come guardare allora all’amore in modo meno riduttivo e difensivo? Come coglierne il reale?

Secondo Badiou nell’amore è in gioco qualcosa che permette di passare dalla pura singolarità del caso a un elemento che possiede un valore universale.

Muovendo da un inizio  che, preso di per sé, non è nient'altro che un incontro, una cosa da nulla, un qualcosa che devia dal corso degli automatismi, si impara che è possibile fare esperienza del mondo a partire dalla differenza e non soltanto dall'identità.

L’amore, lungi da legarsi alla convenienza e al bene in senso utilitaristico,  si profila allora come un abbandono, un gesto di fiducia nei confronti del caso. Ci consente di avvicinarci all'esperienza fondamentale della differenza e, in ultima analisi, all'idea che sia possibile sperimentare il mondo dal punto di vista della differenza.

È qualcosa che si avvicina molto a ciò che aveva già teorizzato lo psicoanalista Jacques Lacan: nell'amore  ( al contrario del rapporto sessuale  che “non esiste”  nella misura in cui è un non rapporto in cui si è concentrati su se stessi) il soggetto tenta di raggiungere l’essere dell'altro. È soltanto  nell'amore che il soggetto va oltre se stesso, oltre il narcisismo del non rapporto.

Nel sesso, in fin dei conti, si è in rapporto con se stessi per mezzo dell'altro. L'altro è un mezzo per scoprire il reale del piacere. Nell'amore invece la mediazione dell'altro vale per se stessa, e l'incontro amoroso è proprio questo: si parte dall’altro per farlo esistere insieme a noi così com'è.

E così nasce un nuovo mondo: un mondo da un punto di vista decentrato rispetto al  semplice istinto di sopravvivenza.

Siamo di fronte al paradosso di una “differenza identica”: “  Io e la persona amata siamo incorporati in quest'unico Soggetto, il Soggetto dell'amore, il quale considera il dispiegarsi del mondo attraverso il prisma della nostra differenza, sicché questo mondo si dà, nasce, invece di essere solo ciò che riempie il mio sguardo. L'amore è sempre la possibilità di assistere alla nascita del mondo”.

Rapporto uomo donna

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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