L’amore ai tempi del Coronavirus

Qualche tempo fa, quando qui in Italia eravamo solo all’inizio dell’allarme Coronavirus e se ne parlava ancora in toni leggeri, arrivavano notizie dalla Cina relative all’impennata di richieste di divorzio conseguenti ai mesi di isolamento forzato in famiglia.

Chi diffondeva le informazioni si chiedeva se il fenomeno fosse da ascrivere effettivamente alla pandemia o fosse il semplice esito di un ingolfamento del sistema giuridico, costretto anch’esso al rallentamento.

Oggi quegli articoli dai toni scherzosi suonano in maniera diversa, non fanno più sorridere soltanto delle bizzarrie di un popolo lontano.

L’emergenza che stiamo vivendo svela infatti  impietosamente la condizione di salute della nostra vita sentimentale, sia degli accoppiati che dei singoli.

Ma non necessariamente nel senso della deflagrazione clamorosa della rottura alla cinese. Gli italiani, più inclini alla nevrosi e dunque a soluzioni sintomatiche di compromesso, si ritrovano a tu per tu con le loro verità, da cui generalmente sfuggono (anziché affrontarle a viso scoperto) con distrazioni in questo momento non più accessibili.

Tutti i punti di forza e i limiti della coppia nella convivenza protratta vengono a galla senza mascheramenti.

La crisi sul piano del desiderio così come la conflittualità cronica, tenute a bada da equilibri spesso poggiati su situazioni esterne, si slatentizzano diventando ingestibili o acquietandosi, congelandosi a causa della presenza di “cause di forza maggiore” costituite dalla minaccia alla salute. Parimenti la solitudine dei single si spoglia delle illusioni di false relazioni e diventa pienezza, oppure finisce per avvitarsi  ancora di più nel proprio castigo di privazione. 

La coppia 

La coppia solo di rado non funziona su tutta la linea. Qualcosa fa sempre da collante, anche nelle situazioni più frustranti. Oltre ad essersi scelte, due persone che condividono la vita si confrontano con bisogni di dipendenza antichissimi, risalenti all’infanzia, che agganciano le reciproche vulnerabilità.

La sessualità generalmente è l’area più delicata: il rapporto si fraternizza, l’erotismo si stempera e il sopravvento lo prendono dinamiche tipo madre-figlio o padre-figlia, oppure  l’intimità si svuota facendosi fredda e meccanica. Ciò accade soprattutto quando il rapporto nasce già all’insegna di una predominanza dei bisogni di appoggio e di tenerezza sul desiderio e la passione.

In quarantena le coppie tranquille, che vanno d’accordo, tiepide sul lato sessuale ma calde su quello affettivo e valoriale, vivono una quieta serenità, fatta di cura, condivisione e solidarietà.

Ma se è vero che il desiderio non si sopisce mai del tutto e può ridestarsi improvvisamente, in alcuni casi uno dei due partner potrebbe aver coltivato nel tempo dei sogni, delle fantasie, oppure potrebbe aver incontrato un amore che il “lock down” ha chiuso ancora di più nel buio. 

L’erotismo viene così nuovamente represso e riconfinato al piano dell’immaginazione o dell’impossibile, in attesa di un vago futuro che forse mai accadrà o di una coscienza chiara di se stessi e delle proprie priorità. Si può scegliere talvolta di rinunciare alle stelle se alla terra su cui camminiamo apparteniamo indissolubilmente.

Ma la calma piatta del sessuale può impaludare anche coloro che si sono scelti sulla base di un forte desiderio associato ad un cieco innamoramento. Svanito l’amore, perché l’altro viene scoperto e visto per quello che è e non per quello che si riteneva fosse, restano disillusione e disincanto, fatica e conflittualità perenne. 

Il coprifuoco di queste ore diventa allora un percorso di sali e scendi emotivi, in cui si succedono litigi, rancori, silenzi, tregue e armistizi. 

Anche qui potrebbe essere comparso negli anni un invisibile terzo. Il suo venir meno a causa delle restrizioni delle libertà di movimento e di parola consegna i partner alle tempeste del rapporto, non più bilanciato dal tamponamento degli amanti.

I coniugi possono riscoprire la freschezza legata al passato o constatarne la definitiva scomparsa, possono perseverare nella guerra o concedersi una tregua. Nelle situazioni più evolute possono addirittura cercare di capire l’entità dello strappo e fare onestamente il punto sui propri sentimenti.

 Poi ci sono le condizioni fortunate, gli equilibri miracolosi, le crisi di desiderio a cui seguono spontaneamente dei rilanci, in contesti di rarissimo e reciproco bilanciamento fra amore come cura e amore come intesa e passione. Allora lo stare costretti a casa insieme per queste persone costituisce un privilegio e la possibilità di vivere in pienezza il legame, ed anche il “no contact” preventivo rispetto alle possibili infezioni non scalfisce la gioia dello stare insieme.

Infine gli amanti separati, coppie giovani o coppie di divorziati che magari vivono a distanza e non si possono incontrare. Anche a questo livello la limitazione imposta è portatrice di verità: se l’amore si rinforza nella distanza la sua autenticità è assicurata. 

Per sentire un’emozione basta un telefono, se essa però è presente e viva. Lo sfilacciarsi della comunicazione e l’affievolirsi del desiderio costituiscono anche qui la prova di una problematica di fondo, probabilmente latente e trascurata,  resa evidente dall’assenza delle consuete abitudini di contorno.

I singoli

E i single? Le persone senza un partner fisso oggi sono davvero così tanto più sole e più infelici di prima? 

Coloro che continuano a lamentare senza sosta la condizione di privazione probabilmente sono gli stessi che se ne lagnavano anche in precedenza. 

In questi casi è il pensiero del rimando protratto della possibilità di un incontro a gettare nello sconforto e a far mancare l’aria. La tentazione che può farsi strada è quella di attribuire la colpa delle proprie sofferenze al virus, quando esse invece esistevano anche prima e rispondevano a cause interne più che esterne. 

Riuscire a inquadrare con lucidità la situazione ed accettarne la transitorietà può mitigare gli umanissimi sentimenti di rabbia e di frustrazione. 

Mentre le energie ritrovate possono essere convogliate per la coltivazione della propria sensibilità, che ne uscirà così affinata e arricchita, pronta per dare qualcosa agli altri una volta che sarà tutto finito.

Coloro che sono da soli ma che accettano la cosa con pazienza, senza atteggiamenti vittimistici auto commiseranti, sono in grado di  trasformare il tempo a propria disposizione nell’occasione di un’esperienza conoscitiva profonda.

Non vedendo più  nella propria solitudine il male assoluto, la condanna, la pena da cui dover fuggire per forza.

Sapersi fare compagnia, apprezzandosi, trattandosi bene e con rispetto è la base preliminare  ad ogni rapporto minimamente gratificante con l’altro. 

L’obiettivo diventa dunque non tanto trovare qualcuno a tutti i costi ma selezionare gli incontri veri, magari limitati e imperfetti, ma che si riveleranno almeno estranei alle logiche consumistiche così esasperate nel recentissimo passato privo di virus.

Rapporto uomo donna

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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