Amore e tradimento

Mancanza, insoddisfazione e desiderio d’altro, anche quando non sono coscientemente percepiti, sono sempre presenti nella dinamica psichica di chi tradisce. 

Se il tradimento può avere motivazioni svariatissime e non sempre dipendenti dall’assenza di amore verso il partner, esso si allaccia però invariabilmente alla percezione più o meno consapevole di una mancanza.

Dove si situa allora la carenza? A livello di chi la avverte, nel partner in quanto tale o nella coppia?

Ci sono poi momenti della vita in cui il sentimento di tale insufficienza è più acuto. Esso è sempre stato presente come sottofondo al legame o può irrompere all’improvviso come fulmine a ciel sereno? 

La mancanza nell’insoddisfatto: il traditore seriale

Quando la mancanza si situa “tout court” nella persona che la avverte (indipendentemente dalle caratteristiche e dagli atteggiamenti del partner) abbiamo una situazione di insoddisfazione cronica, che prima o poi necessariamente dà luogo al tradimento.

Il traditore in questi casi è cioè qualcuno che, anche nella condizione più piena e “idilliaca”, anche quando ha toccato l’apice dell’innamoramento più coinvolgente e totalizzante, finisce per annoiarsi, per sperimentare tedio e senso di vuoto proprio in presenza della figura una volta tanto amata. 

Egli ha bisogno, per sentirsi nuovamente vivo e desiderante, di cambiare oggetto dei desideri. Per poi, una volta arrivato alla conquista, sprofondare nuovamente nella scontentezza, rimpiangendo magari il partner tradito, tornando da lui, giurandogli un amore eterno che tuttavia  non sarà in grado di sentire e di dimostrare. 

Scenari di questo genere sono la chiara spia che c’è qualcosa che non va nella capacità di amare del traditore seriale.

Egli sa certamente desiderare, ma non amare, non donarsi all’altra persona, venir preso, catturato, trasformato  dall’incontro con la personalità unica e irripetibile del compagno. 

Le sintonie che è in grado di sviluppare sono apparentemente intense e passionali, ma in realtà restano superficiali, legate cioè alla fugacità dell’emozione e del momento.

Così l’ atteggiamento consumistico in amore diventa molto simile a quello della fanciulla che, entusiasta di un paio di scarpe nuove viste in vetrina, si getta euforicamente nell’acquisto per poi  ben presto metterle da parte per ricomprarne delle nuove. Il partner viene trattato al pari di un oggetto inerte come le scarpe, bello, splendente ma sostituibile.

La mancanza nel partner: la vittima 

Cosa succede quando la mancanza invece è tutta messa nel luogo dell’altro? Questa è la condizione che affligge frequentemente chi si accompagna a un uomo o a una donna dai caratteri  “problematici”, scoperti magari dopo un po’, dopo un lungo periodo di idealizzazione romantica.

Il compagno è così identificato come la causa della propria frustrazione; i suoi scatti d’ira, i suoi silenzi, le sue altalene emotive, i suoi egoismi raggelanti  arrivano a sfibrare l’amore più tenace. Allora un incontro con una personalità più equilibrata, più solare, più generosa e accogliente possono essere balsamici, e spalancare universi di benessere sconosciuti. 

Il tradimento è l’esito di un lento affievolirsi del sentimento amoroso, messo alla prova e fiaccato dai continui attacchi al legame del partner. 

 Non è detto però che le vittime di legami di questo genere si leghino poi all’amante in maniera stabile, interrompendo il rapporto malato. Un evento molto frequente è il legame pertinace fra la vittima e il suo carnefice, soprattutto quando i ruoli si rovesciano. 

 Chi si abitua a vivere un rapporto in cui il rispetto viene meno, tendenzialmente si trasforma in passivo-aggressivo, godendo del potere riacquisito per tale via.

Una nuova relazione comporta un cambiamento radicale nella percezione di sé stessi e dell’altro, e, dal momento che cambiare implica autoanalisi, lucidità spietata e fatica, molti preferiscono stare dove sono, dove mantengono cioè un controllo, benché  malato.

Il tradimento (se non interviene nel frattempo un processo di consapevolezza) è destinato  così a restare un falso movimento, soltanto un modo per gratificarsi narcisisticamente e vendicarsi, colpendo l’altro da cui comunque non ci si vuole emancipare. 

La mancanza nella relazione

Infine, la situazione forse più frequente o semplicemente più ordinaria. Quella in cui il rapporto funziona serenamente, in cui ci si vuole bene, ci si rispetta, ci si piace, si sta bene insieme, ma manca ed è sempre mancato un quid, qualcosa. 

Qualcosa che, prima di essere conosciuto, semplicemente non esisteva.

L’amore con la A maiuscola? Quella perfetta commistione di stima, affetto, passione? La famosa, mitica intesa mentale, affettiva, sessuale? L’incontro tra anime gemelle?

Molte persone si fidanzano o si sposano in giovane età, prima cioè che la personalità arrivi al suo pieno compimento. Possono, sempre in giovane età,  ingaggiarsi in scelte definitive a seguito di relazioni sofferte, cercando pace e serenità dopo burrasche e patimenti. 

Può capitare, già impegnate, che si imbattano per caso in qualcuno,  che approfondiscano la conoscenza, che si accorgano di un’attrazione non superficiale. 

Certo, la volontà, il buon senso, il senso di responsabilità possono intervenire, bloccando sul nascere il tradimento o impedendogli di dar vita ad una nuova unione.

In ogni caso in queste situazioni si tratta di qualcosa di vero, di potente, che incarna magicamente sogni e aspettative messi nel cassetto o mai nemmeno apertamente formulati.

In seduta capita non di rado  di ascoltare il racconto di  amanti di questo tipo, a volte arrivano persino insieme, per raccontarsi, per esprimere la lacerazione, il conflitto, per chiedere, forse, un’assoluzione di quella che viene comunemente ritenuta una colpa. 

La  posizione  del terapeuta 

In tutti e tre i casi descritti, non essendo un pastore d’anime,  uno psicologo non può dare nessuna benedizione o indicazione di sorta. 

Può però ascoltare senza giudizio la sofferenza di ogni storia, accompagnando il suo assistito in un processo sempre un po’ tortuoso di autocoscienza. 

Un terapeuta serio conosce le banalità e i rischi  di slogan tipo “segui il cuore e vai” . Spesso una terapia chiesta per questioni di cuore va ad occuparsi di tutt’altro, diventando l’occasione per riscoprirsi, per rileggere e penetrare dentro alcuni processi mentali che si davano per scontati. 

L’effetto di benessere e di equilibrio ritrovati grazie ad un percorso terapeutico non sta nel trovare la “soluzione” a problemi (a volte davvero irrisolvibili nel reale), ma nella scoperta di un nuovo rapporto possibile con sé stessi e la propria storia.

Rapporto uomo donna

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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