L'essere, la mancanza e la schiavitù del possesso

L'essere umano è mancanza a essere, è cioè attraversato da una mancanza incolmabile, legata alla sua insufficienza strutturale, allo strappo patito rispetto ad un tempo mitico di pienezza. L'oggetto, insegna Freud, è da sempre perduto, può solo venir cercato all'infinito. Ogni suo ritrovamento nel reale è un inganno, un'allucinazione. La mancanza non si colma, non si può colmare, mentre la pulsione continua a spingere con forza acefala verso i suoi oggetti nonostante il niente appaia regolarmente al fondo di ogni soddisfazione puramente materiale.

Spirito e materia, essere o avere. Per il cristianesimo e le filosofie dell'esistenza l'essere lo si può raggiungere solo nella povertà, nell'accettazione della mancanza a essere, nella consapevolezza dell'illusorietà della gratificazione offerta dal possesso. Mentre il discorso contemporaneo, attraverso l'offerta illimitata di oggetti di consumo, cerca di suturare la mancanza, degradandola a puro vuoto da riempire. Gli oggetti si animano, diventano dei feticci che incantano e ingannano circa la possibilità di raggiungere una consistenza senza buchi. È il trionfo dell'immagine.

L'ossessione così tipica dei nostri tempi per l'immagine si fonda su questa negazione maniacale della perdita, della solitudine esistenziale, della morte, della castrazione umana. A cui solo un lavoro di ordine mentale, di natura verbale-metaforica e non puramente visiva può dare un senso. La pulsione, slegata da un qualsivoglia trattamento simbolico, diventa pura spinta al godimento, distrugge, dissipa, consuma nel tentativo disperato di colmare una carenza incolmabile attraverso strumenti mondani.

L'uomo allora può generare e non chiudersi su se stesso in un godimento autistico di ripiegamento sull'oggetto dal valore narcisistico (come l'oggetto di consumo ma anche come il partner quando è degradato al rango di oggetto di gratificazione narcisistica) solo se metabolizza, se accetta, se fa i conti con la sua lesione di fondo. Solo a partire da questo vero e proprio lavoro del lutto diventa possibile incanalare la pulsione in maniera sublimatoria verso mete più elevate.

Allora si gettano le condizioni per il desiderio, che conserva il tratto di spinta proprio della pulsione pur avendo la facoltà di non cortocircuitare direttamente sull'oggetto di godimento. Non godere immediatamente della Cosa ma poterla circumnavigare, bordare attraverso il giro del desiderio dà il via alla creazione. Ecco che nuovi oggetti compaiono, ma non da consumare! Libri, quadri, opere architettoniche...Ma anche diari di teen agers, formule matematiche, parole d'amore...Oggetti più o meno di valore artistico, più o meno elaborati, ma creati non per essere mangiati. Ogni atto fecondo dà alla luce qualcosa che sfugge alla logica del consumo e che rientra piuttosto in quella del desidero, dell'amore e della sacralità, fatta di devozione in contrapposizione alla brama d'appropriazione.

Il dono è in ultima analisi l'effetto della simbolizzazione. L'oggetto può essere il più disparato, ma il dono è tale quando il valore dell'oggetto al di là di quello di mercato è dato dal suo essere rivolto all'altro. Il dono porta le tracce in se stesso di chi lo fa ma poi è l'altro che lo riceve e che ne dispone liberamente.

Il passaggio cruciale dalla logica del possesso a quella del dono rispecchia la complessa torsione dall'individualismo all'apertura all'altro, dalla solitudine al legame, dal godimento al desiderio, dalla pulsione all'amore, dalla distruzione alla creazione. Il tutto sullo sfondo della mancanza ad essere, che la simbolizzazione data dal lavoro del lutto non cancella affatto ma borda. Abitare la mancanza è la vera sfida per l'essere umano, accettarla, farci i conti quotidianamente e renderla feconda. Senza rifiutarla infantilizzandosi dentro ad un mondo di balocchi.


Più che mai allora l'insegnamento cristiano appare attuale, proprio nel nostro tempo intossicato dal mito della ricchezza. Senza arrivare al rifiuto radicale della proprietà proprio dei santi e dei mistici, anche l'uomo comune può tentare di valorizzare nel suo piccolo la mancanza come condizione per riavvicinarsi all'essere e all'altro. Per uscire dal guscio sterile, distruttivo e profondamente autistico della schiavitù dell'oggetto.

Altri articoli di attualità

L'essere, la mancanza e la schiavitù del possesso

L'essere umano è mancanza a essere, è cioè attraversato da una mancanza incolmabile, legata alla sua insufficienza strutturale, allo strappo patito rispetto ad un tempo mitico di pienezza. L'oggetto, insegna Freud, è da sempre perduto, può solo venir cercato all'infinito. Ogni suo ritrovamento nel reale è un inganno, un'allucinazione. La mancanza non si colma, non si può colmare, mentre la pulsione continua a spingere con forza acefala verso i suoi oggetti nonostante il niente appaia regolarmente al fondo di ogni soddisfazione puramente materiale.

Leggi l'articolo

La sospensione del giudizio

La lucidità nell’inquadrare correttamente persone e situazioni può essere offuscata da una serie di fattori che fanno interferenza con una lettura equilibrata delle cose.

Leggi l'articolo

Paura sana e paura malata ai tempi del virus

Generalmente conosciamo due tipi di paura, quella “istintiva”,  innescata direttamente dall’elemento minaccioso, e quella più “fredda”, dettata dall’esercizio della ragione.

Leggi l'articolo

Il valore dei "no" del padre

La più importante e strutturante forma di limite che un essere umano normalmente dovrebbe incontrare agli albori della sua esistenza è quella incarnata dalla figura paterna. Alla necessaria fusionalità con la madre sarebbe cioè auspicabile che seguisse una "castrazione simbolica" operata dal padre, il quale, riattirando su di sè il desiderio della donna, staccherebbe così il bambino da quel godimento assoluto.

Leggi l'articolo

Pandemia: la strana calma nel dramma

In molti, in questi giorni sospesi, stanno sperimentando una sensazione contro intuitiva rispetto alle attese.

Leggi l'articolo

La cura della lettura

In questi giorni di grande chiusura, in cui in molti si trovano in difficoltà perché a tu per tu con un grande vuoto di parole, un antidoto veramente potente è costituito dalla lettura.

Leggi l'articolo

La voglia di ripartire

La vita scalpita a dispetto di tutto, della paura, del non sapere, dei divieti. E nel caos generale spinge per “riaprire”, come un fiume in piena che rompe gli argini.

Leggi l'articolo

Combattere il pessimismo

In questi tempi di incertezza e angoscia sul piano sociale si assiste ad un incremento di sentimenti depressivi: le persone vedono svanire orizzonti ed opportunità, si sentono impedite, rinchiuse, costrette ad affrontare rinunce e sacrifici supplementari.

Leggi l'articolo

Tipi estroversi ed introversi: luci e ombre

Posto che non esiste il tipo estroverso puro così come l'introverso tout court, proprio perché ogni essere è una miscela unica di tratti che rendono impossibile qualsiasi sua riduzione ad uno stereotipo, possiamo però tratteggiare per comodità il ritratto delle due personalità estreme. Ciò per mostrare come ciascuna delle due tendenze dell'animo umano possegga luci ed ombre.

Leggi l'articolo

Il bullismo visto dalla compagnia teatrale Quelli di Grock. Osservazioni sullo Spettacolo “Io me ne frego”.

Biglia e Rospo sono due ragazzini molto diversi. L’uno studioso, un po’ timido, ancora acerbo nel corpo. L’altro allergico alla scuola, chiacchierone, fisicamente prestante. Stanno bene insieme, sono amici. Tra loro c’è uno scambio spontaneo e vivace, al di là delle differenze caratteriali. La presa di giro, quando c’è, è lieve, non punta a distruggere ma esprime l’attrazione di fondo per la particolarità dell’altro.

Leggi l'articolo

Il difficile equilibrio tra la donna e la madre

Ogni donna che diventa madre incontra prima o poi un momento in cui sente il richiamo di un desiderio che va al di là di quello di occuparsi di suo figlio. Il suo essere semplicemente madre ad un certo punto non le basta più, la dedizione totale si allenta e riaffiora un desiderio d'altro.

Leggi l'articolo

Cambiare prospettiva

Un lavoro psicoterapeutico, se portato a fondo, scolla chi lo intraprende dagli schemi con cui è solito leggere e reagire agli eventi. Spinge cioè a mettersi in discussione, a vedere parti di sè che generalmente restano in ombra e che a ben vedere sono proprio la radice della sofferenza e degli scacchi che vengono patiti nella vita. Spesso però, quando si inizia un percorso, lo si fa sulla scia della sofferenza. E quest'ultima in un certo senso acceca rispetto alle proprie responsabilità.

Leggi l'articolo

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961