Il difficile equilibrio tra la donna e la madre

Ogni donna che diventa madre incontra prima o poi un momento in cui sente il richiamo di un desiderio che va al di là di quello di occuparsi di suo figlio. Il suo essere semplicemente madre ad un certo punto non le basta più, la dedizione totale si allenta e riaffiora un desiderio d'altro.

Allora ecco che si riprendono in mano le vecchie passioni temporaneamente accantonate in virtù della cura esclusiva che esige il neonato. La preoccupazione primaria nei confronti del piccolo si ridimensiona, lasciando posto al ritorno della femminilità. L'interesse per l'uomo si ridesta, così come riemerge la voglia di realizzarsi nella dimensione sociale, che esula quella meramente familiare e domestica.

Ora questo passaggio per molte donne è molto delicato e vissuto all'insegna della conflittualità. Possono subentrare cioè sensi di colpa e sentimenti di inadeguatezza. Sono una buona madre se sento il bisogno d'altro? Sono un mostro se provo fatica e non semplicemente gioia? Non è immediato cogliere la normalità di questo bisogno di staccarsi, così come non va da sè che se ne percepisca il valore benefico per il figlio.

I bambini crescono più sereni se la madre non si riduce ad essere tutta madre, se trova cioè alcune soddisfazioni altrove, se non li incarica del duro e impossibile compito di essere loro a colmarla. Questo discorso vale sia che lei lavori sia che non lavori. Non è infatti in gioco ciò che la madre fa nel reale, ma come essa si pone verso il suo bambino. Il punto è che l'amore, la cura e l'attenzione non siano finalizzate a ottenere da lui qualcosa di ritorno, perché quel qualcosa proviene da altre fonti, dal marito, da una passione, da un interesse per la vita. La forza dell'amore non la si misura con il parametro del sacrificio e della simbiosi perenne.

In relazione all'insoddisfazione emergente nella madre alle prese con il ritorno dei suoi desideri possono però verificarsi delle prese di posizione per così dire "estreme", che sbilanciano l'equilibrio o verso una chiusura totale nella relazione duale con il bambino o verso un'apertura esagerata ai desideri di realizzazione personale a discapito della cura.

Se il piccolo rimane il centro esclusivo di ogni pensiero e desiderio può accadere che le sue possibilità di sviluppo e di autonomia ne vengano penalizzate. Ciò accade però anche nella situazione rovesciata, quella in cui il ritorno della donna eclissa completamente la madre. In questi casi il rischio è che il figlio si senta lasciato cadere, si percepisca come un ingombro che si frappone fra la donna e le sue ambizioni.

L'andare via della madre dunque non è un bene in sè, non basta che abbia altro da fare per decretare la salute del rapporto con il suo piccolo. Non è nei fatti che si gioca la questione. La separazione è benefica quando non produce sentimenti di abbandono, quando il bambino è cioè sicuro di essere amato gratuitamente, non per ciò che può dare alla madre in termini di gratificazione narcisistica ma per il solo fatto di esistere.

Tale amore gratuito, a cui un un genitore è chiamato, è fatto di dare senza l'aspettativa di ricevere. Esso rompe necessariamente la simbiosi, sempre basata su un'interdipendenza reciproca, e fiorisce grazie alla pienezza di una vita aperta al desiderio.

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Depressione e rinuncia

Alcune forme depressive, soprattutto quelle che assumono la connotazione di un sottofondo permanente di noia e di infondatezza esistenziale, sottendono l'aver girato le spalle alla possibilità di essere autenticamente felici. In un preciso momento della vita si sono cioè portate avanti delle scelte all'insegna della paura.

Tristezza o depressione?

Come riconoscere la differenza fra un periodo critico, in cui ci si trova ad affrontare una delusione o una perdita, e l'instaurarsi di un vero e proprio affetto depressivo? Cosa distingue la sofferenza, il patire un dolore, lo stare male da una condizione clinica?

La forza del non agire

Nel nostro modo di pensare è radicata l'illusione che la forza dell'uomo consista nell'azione, ovvero nella risolutezza del fare, nell'essere presi da mille impegni e attività. La sopportazione di compiti e ritmi estenuanti è associata all'idea di una volontà forte, che sa porsi degli obiettivi e sa conseguentemente raggiungerli, a costo di enormi sacrifici. La fretta domina la scena, tutto si deve portare a termine entro scadenze ben precise, e più si fa meglio è. I contesti produttivi, le aziende, il mercato funzionano così: il profitto prima di tutto.

La depressione: superarla o restarne intrappolati

In alcuni momenti della vita può capitare a tutti di trovarsi in balia di altre persone o di eventi esterni. Così come può accadere di sperimentare la delusione, il tradimento, l’abbandono, la perdita. In queste situazioni possiamo andare incotro a vissuti di depressione, di impotenza e solitudine.

Contrastare la depressione: il potere della parola

Nessun essere umano può dirsi non attraversato da mancanze, insufficienze e conflitti. Nessuno vive una condizione di perenne e permanente completezza, autosufficienza, perfezione. Credere che qualcuno la sperimenti è solo un miraggio della mente. Ferita, lesione, perdita, fragilità sono invece tutti termini che ben descrivono la natura dell'uomo, costitutivamente povera, vulnerabile, alle prese con un mondo che non offre solidi, visibili ormeggi.

Il complesso della “madre morta”: prima parte

In “Narcisismo di vita, narcisismo di morte”, testo di Andrè Green pubblicato nel 1983, troviamo una descrizione approfondita della figura della così detta “madre morta”, frutto delle riflessioni dell’autore intorno a quei pazienti nevrotici  le cui analisi (anziché dare centralità ai sintomi nevrotici) girano sostanzialmente intorno alla depressione e alle tematiche narcisistiche connesse.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.