Femminilità e sessualità

Gli atteggiamenti femminili nei confronti della sessualità sono molto cambiati negli ultimi decenni. 

Oggi le donne adulte così come le giovanissime non hanno difficoltà, almeno apparentemente, a dividere la componente sessuale da quella amorosa e sentimentale.

L’approccio al sesso sembra diventato libero e facile, un gioco alla fin fine divertente e poco impegnativo. Questa naturalezza svincolata dal legame sentimentale  permette un “uso” cosciente e intenzionale dell’atto sessuale, svuotato pure dalla componente trasgressiva o peccaminosa.

Il sesso è diventato un intrattenimento piacevole ma anche un favore come un altro.

Fin qui sembra tutto lineare e pacifico, la donna pare essersi finalmente scrollata di dosso la sua dipendenza dall’amore. Ormai in controllo, può amministrare i suoi piaceri e vivere la sessualità come un uomo. 

Credere in questo tuttavia è un po’ miope, significa non cogliere la complessità della sessualità femminile, che resta, nonostante la liberazione sessuale, legata all’inconscio, al desiderio e all’amore. 

Le cose infatti sono un po’ più complicate. I vissuti autentici delle donne che raccogliamo in seduta sono di segno assai diverso rispetto agli atteggiamenti e alle sicurezze esibite nel sociale. 

Anche in terapia può comparire una reticenza iniziale a dire cosa si sente veramente nel proprio intimo, proprio perché la convinzione di essere contente e appagate di certe identificazioni in voga di questi tempi può essere così pertinace da scollare dal contatto con il sé più profondo.

Presto o tardi la verità salta fuori, soprattuto quando il terapeuta non si limita all’ascolto del racconto dell’Io ma con la sua sensibilità è in grado di cogliere i piccoli dettagli rivelatori della dimensione inconscia.

La donna (il discorso vale anche per gli uomini che hanno una parte femminile molto sviluppata e non vivono il rapporto sessuale come mero possesso di un oggetto) o vive un forte desiderio o non trae nessuna gratificazione fisica ed emotiva dai così detti  incontri divertenti e piacevoli del sabato sera. 

Essi sono solo dei trastulli dell’Io, della volontà cosciente, della maschera sociale, non del tutto innocui perché “svuotano”  di energia vitale.

La  sproporzione fra l’intimità fisica totale dell’atto sessuale e il coinvolgimento emotivo assente produce un’inaggirabile flessione dell’umore, data dalla brusca violazione di uno spazio intimo e delicato. 

Se il consenso al sesso viene dall’Io e non dall’inconscio l’effetto psichico è molto simile a quello di una violenza o di una doccia fredda, di un’irruzione non voluta all’interno di un luogo privato e necessariamente difeso. 

I giorni successivi al così detto “divertimento” sono all’insegna del senso di vuoto, della scarsa energia e della percezione di un mondo desolante e triste. A farne le spese sono la creatività e lo slancio, in favore di atteggiamenti cinici e disincantati.

Il desiderio di socialità crolla e prevale un bisogno di solitudine che spesso si sostanzia in attività compulsive, nel tentativo di svolgere un reset emotivo, una specie di operazione di pulizia e di riempimento del senso di vuoto con oggetti materiali.

Quando nessuna riflessione accompagna questi momenti di sconforto è facile che il gioco dopo un po’ riprenda da capo, per bisogno, per abitudine, per narcisismo, per conformismo.

 Quando invece (pur nell’incontro inizialmente non sentimentale)  il sì al sesso proviene dall’inconscio e il desiderio e la passione sono forti, il problema si ripresenta su un altro versante. 

Il femminile infatti, se toccato dalla passione, entra automaticamente nel discorso amoroso. E se l’amore non è ricambiato sono sofferenze. 

Questo avviene nella quasi totalità dei casi. Anche le donne più spregiudicate, che hanno goduto più volte nella vita di un sesso passionale senza implicazioni affettive, in seduta confessano di essere state ossessionate dagli uomini in questione per molto tempo. 

La donna che viene risvegliata da un uomo nel desiderio vero (fisico e mentale) sviluppa inevitabilmente un qualche attaccamento sentimentale, anche quando non vuole, anche quando si rende conto che l’uomo in questione non è quello giusto.  

La natura della donna è questa. Finché  nel sesso finge, assumendo falsi atteggiamenti di controllo fallico, può restare distaccata e convinta di divertirsi, benché il disgusto o la tristezza si presentino il giorno dopo.

Ma se nel sesso la donna è autenticamente viva significa che l’uomo è riuscito a farle abbassare le difese, ad entrale dentro non solo concretamente. E ciò sviluppa un legame, una connessione, un attaccamento che tocca delle corde più profonde e avvicina a zone di vulnerabilità.

Accogliendo l’uomo nella passione vera la donna si lega a lui, che lei lo voglia o no. 

Le sofferenze nella constatazione della non reciprocità dell’interesse sentimentale, dell’accorgersi di non essere unica e insostituibile per l’altro, possono essere più o meno intense, in ogni caso non mancano mai per via di questa naturale attitudine del femminile a legare la sessualità all’amore.

Forse il tabù della verginità, oltre che strumento di controllo della vitalità sessuale femminile, aveva anche il senso di proteggere la donna dall’incontro con la devastante esperienza della seduzione e dell’abbandono. 

La donna dei nostri tempi fortunatamente non ha più bisogno della protezione di un uomo per vivere bene in società. 

Eppure  ad ascoltare le donne forti di oggi, magari in là con gli anni, indipendenti e fiere nella loro solitudine, accanto all’orgoglio di aver vissuto si può intercettare la tipica malinconia femminile dell’aver molto amato invano.

Che fare? 

Meglio poter vivere e soffrire che non vivere affatto. L’importante è non credere che sia possibile sbarazzarsi dei sentimenti  senza costi emotivi.

Rapporto uomo donna

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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