Le relazioni “usa e getta”

Accade in amicizia, accade in amore. Nel mondo attuale degli “amori liquidi” sentirsi oggetto di una modalità relazionale “usa e getta” non è affatto ben tollerato, anzi, costituisce ancora una delle cause principali di sofferenza emotiva.

La ribellione del cuore

In psicoterapia lo vediamo bene: le persone non sono soltanto ferite, chiedono aiuto come sotto l’effetto di un trauma, stordite dal repentino passaggio dall’idealizzazione all’indifferenza svalutante.

Anche quando il sistema della precarietà affettiva è accettato e fatto proprio, quando cioè si è i primi ad agire secondo tale schema, il momento in cui un nascente desiderio amoroso si infrange contro il muro di noncuranza dell’altro può far deflagrare un malessere inaspettatamente intenso, intollerabile.

Per quanto il dilagante cinismo tenti di ridurre la relazione tra le persone a mero “scambio” di utile, che in qualità di calcolata alleanza “dura finché dura”, qualcosa nei cuori continua ad agitarsi. Bisogno di essere amati, nonostante tutto? O piuttosto smacco narcisistico? 

La differenziazione fra le due reazioni è importante, ed è indicativa del livello di frustrazione affettiva provocata dallo strappo. Si tratta di due sofferenze entrambe molto intense ma qualitativamente diverse.

La delusione amorosa

Nel primo caso, quello della delusione amorosa, il rapporto con il partner abbandonico muove davvero un sentimento. Chi viene “mollato” all’improvviso, anche dopo una frequentazione breve, se coinvolto sentimentalmente non piange solo perché privato dell’effetto euforizzante dell’essere al centro dell’interesse di qualcuno (a sua volta considerato interessante).

Il dolore nasce dal veder respinto il proprio moto verso l’altro, che non si limitava alla confidenza, alla condivisione di una serata o al nutrimento di aspettative ma si esprimeva in primis  in un “dare“ spontaneo, in un atteggiamento sottile e non pretenzioso di “cura”.

Ciò è ancora più potente se il distacco subentra dopo anni di convivenza o di matrimonio. A volte le persone scoprono che i legami su cui avevano investito per una vita in realtà si basavano sul mero utile, sulla bugia e lo sfruttamento del proprio buon cuore.

La vera sofferenza scatenata dalla rottura è sempre connessa alla sensazione di vuoto: tutto il bene di prima dov’è andato a finire? Ciò non nell’accezione materialistica e ricattatoria del “con tutto quello che ho fatto per te”. 

Se la rabbia per aver profuso energie a fondo perduto è umana e comprensibile, essa non costituisce il cuore dello sconforto più  autentico. 

Lo svuotamento non è provocato dal non avere più nessuno di cui prendersi cura (l’egoismo sconfinato che si cela dietro l’amore altruistico) ma dall’intima sensazione di aver perso qualcuno la cui esistenza è unica e preziosa, meritevole a torto o a ragione di quello sguardo che non chiede niente in cambio perché si gratifica di se stesso. Non poter più guardare così, questo è ciò che fa male all’innamorato.

Lo smacco narcisistico 

Altro discorso invece merita l’abisso in cui sprofonda chi va incontro ad una disillusione narcisistica.

Al centro a questo livello non abbiamo la perdita della possibilità di continuare l’appassionante viaggio nell’altro. Stare male è dato dal venir meno delle sensazioni inebrianti provenienti dall’adorazione (o presunta tale) del partner.

L’amore in questi rapporti è puramente egoistico: basta scavare un po’ e si vede che la persona lasciata nella dinamica della coppia è quella più confidente del proprio ascendente sull’altro. 

In parole  semplici quello che faceva stare bene era sentire di avere qualcuno sempre disposto a fornire conferme al proprio ego. Ma un vero interesse per l’altro, anche prima di essere lasciati, non c’era.

Paradossalmente è proprio nel momento in cui il partner se ne va che egli o ella assume un valore, si scatena il patimento e con esso la relativa,  compulsiva ricerca di risistemare  tutto.

Ma tale valore non è sostanziale, non è legato alla presa di coscienza degli attributi preziosi dell’essere dell’altro. Sì, questi sono visti, apprezzati anche, ma non coinvolgono e non appassionano nella loro unicità.

Il valore è dato semplicemente dall’effetto di rinforzo narcisistico che quella persona con la sua presenza disponibile assicurava.

Non si tratta di una sofferenza di serie B. Le persone coinvolte in questa dinamica stanno veramente male, possono andare incontro a disturbi d’ansia e crisi depressive. Tuttavia non per il compagno che hanno perso, ma per quella parte di sé che lui teneva in vita.

In gioco non abbiamo la perdita di sentimenti, ma il dire addio a emozioni esaltanti l’Ego.

Per certe tipologie di carattere l’esaltazione dell’ego è importante nella misura in cui difende da sottostanti e cronici sentimenti di vuoto. Venir lasciati dunque non fa altro che far tornare  a galla questioni irrisolte e aspetti in ombra della personalità. 

L’aiuto psicoterapeutico 

L’aiuto psicoterapeutico può incidere in entrambi i casi. Per quanto riguarda le sofferenze amorose il cammino sarà difficile ma tutto sommato lineare, perché si tratta “solo” di elaborare un lutto.

Nel caso di problematiche narcisistiche la riuscita della psicoanalisi diventa una scommessa: riuscirà il paziente a sviluppare un’alleanza terapeutica che non sia solo una sostituzione dell’oggetto  perduto? Riuscirà cioè costui a guardarsi e a mettere proficuamente a frutto le proprie scoperte?

Rapporto uomo donna

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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