Anoressia bulimia: versione ossessiva e versione isterica

In psicoanalisi sosteniamo che dietro ai sintomi di cui patisce un soggetto e' sempre possibile rintracciare una struttura, cioè un modo di funzionamento della psiche che risponde a una ben specifica logica. A rigore quindi a sintomi simili possono corrispondere strutture diverse, che qualificano cioè differenti posizioni soggettive.

Nell'anoressia bulimia ciò è molto evidente: alla serialita' dei sintomi, praticamente identici per tutti coloro che ne soffrono, si contrappongono differenti finalità, a seconda della struttura che li inquadra. All'interno di questa breve riflessione ci limitiamo alla struttura nevrotica, che si declina in isteria e nevrosi ossessiva. Ci interessa cioè mostrare come un fenomeno trasversale come ad esempio il vomito, venga utilizzato a fini diversissimi da un'ossessiva rispetto a un'isterica.

Proviamo a elencare alcuni comportamenti tipici delle anoressiche. Osserviamo frequentemente rituali di conteggio delle calorie, di suddivisione degli alimenti e di controllo del peso. Lo stesso vomito costituisce un rituale che segue l'abbuffata. L'elemento ricorrente appare quello della quantificazione: si calcolano il peso, le calorie, le quantità di cibo, le ore dedicate allo sport, i chilometri percorsi ecc...

Vediamo allora che significato assumono alla luce di una nevrosi ossessiva e di un'isteria. Parleremo preferenzialmente della nevrosi ossessiva al maschile, mentre l'isterica verrà declinata al femminile. Questo sulla base della loro prevalente distribuzione fra i sessi, che non significa però assenza di donne ossessive e di uomini isterici. Molte anoressiche donne hanno infatti una struttura ossessiva.

Nella nevrosi ossessiva osserviamo un particolare rapporto del soggetto con l'Altro, improntato per lo più alla distruzione del desiderio proprio e altrui. In psicoanalisi parliamo di oblativita', ovvero della tendenza a "fare tutto per l'altro", a rispondere alle sue aspettative, a fare ciò che si presume voglia da noi. La distruzione del desiderio risiede proprio in questo: nella misura in cui le mie azioni sono subordinate alla domanda dell'Altro e alla finalità di ottenerne l'assenso come una sorta di permesso, ciò che potrebbe essere frutto di una mia autentica spinta desiderante va perduto. Non solo, anche il desiderio dell'Altro viene negato, perché interpretato e ridotto a domanda, a puro bisogno, a pure cose da fare. Le stesse aspettative dell'Altro vengono in questo modo travisate: si suppone che l'Altro voglia questo e quello, per esorcizzare l'enigmaticità del suo desiderio, il suo sfuggirci, il suo non essere mai del tutto interpretabile nei nostri schemi. Perché l'ossessivo deve distruggere così il desiderio? Molto sinteticamente potremmo dire che lo fa perché teme il suo potenziale distruttivo e sovversivo, mentre lui ha bisogno di certezze, di garanzie, di far esistere una legge a cui aggrapparsi e che indichi senza riserve la via. Di solito questo amore per la legge ha una radice nell'infanzia. Scacciato dall'eden rassicurante della relazione con la madre, l'ossessivo cerca di recuperare la garanzia perduta erotizzando, investendo affettivamente la legge. Che se da una parte pone dei divieti e limita la vita, dall'altra offre sicurezze. Non si capisce però l'ossessivo se non si considera che questo amore dichiarato per la legge contiene un odio inconscio nei suoi confronti. E' la famosa ambivalenza di cui si parla tanto. Adorazione della legge fino ai limiti del masochismo e spinta fortissima alla sua trasgressione costituiscono le due facce della stessa medaglia.

E qui ci ricolleghiamo alla nostra anoressica. La quantificazione della vita che abbiamo citato attraverso il calcolo e il controllo ha la finalità di proteggerla dall'imperfezione della vita, del desiderio. Persegue lo scopo di edificare un baluardo solido che faccia da garanzia contro i rischi del vivere e del desiderare. Lo stesso vomito appare come un modo per cercare di rendere non avvenuta la trasgressione dell'abbuffata, indice di un cedimento della struttura di controllo, spia dell'odio inconscio verso la legge tanto idolatrata.

Cosa ne è invece dell'anoressia di matrice isterica? L'isterica al contrario dell'ossessivo si schiera dalla parte del desiderio. Non vuole affatto distruggerlo, anzi rivendica il posto centrale che dovrebbe avere nella vita. Vuole mostrare la sua non riducibilita' al piano dei bisogni. Il suo essere al centro vuoto, desiderio di niente, di nessuna cosa materiale. Desiderio di desiderio, pura spinta vitale. Il problema sta nel fatto che l'isterica, nel suo voler custodire la preziosità del desiderio, mette in atto dei comportamenti che sono molto dannosi nell'ambito della sua esistenza. Utilizza cioè l'insoddisfazione come modo per tener viva la dimensione del desiderio, condannandosi però a un'infelicita' permanente, all'impossibilità di realizzarsi davvero. Se sono sempre insoddisfatta mi mantengo desiderante, introduco il nuovo nella vita, sono in movimento, faccio mille cose, sperimento sensazioni. Ma rischio al fondo di agitarmi tanto senza mai stringere davvero nulla, disperdendo la mia vita.

La versione isterica dell'anoressia si pone su quest'asse. Non mangiando nulla l'anoressica cerca di dimostrare che non è attraverso l'appagamento dei bisogni materiali che si può raggiungere la pienezza. Opta per il rifiuto del cibo come modo di tenere viva la dimensione del desiderio. Vomita per indicare come non vi sia nessuna soddisfazione possibile nell'abbuffata. Nauseata dal cibo che riempie e ottura cerca attraverso il suo scomparire, il suo diventare niente, di farsi vedere dall'Altro, di essere finalmente desiderata. L'insoddisfazione sfocia qui in franca patologia, evidenzia tutto il lato masochistico e autodistruttivo della logica isterica. Il controllo citato dei rituali e delle quantificazioni non è orientato a distruggere il desiderio come nella nevrosi ossessiva, al contrario appare subordinato alla necessità di preservare il posto vuoto della mancanza.

 

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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