Anoressia Bulimia. Esiste una famiglia tipo?

Senz’altro la famiglia gioca un ruolo nella genesi di un disturbo della condotta alimentare. Non dobbiamo però pensare che ne sia tout court la causa, dato che il sintomo ha sempre un valore individuale e soggettivo per chi lo patisce e non è mai semplicemente l’espressione del malessere della famiglia.

Tuttavia nella pratica capita di osservare con una certa frequenza il ricorrere di determinate costellazioni familiari. Vediamo cioè presentarsi spessissimo specifiche tipologie di padri e di madri. Questo fatto, come abbiamo appena detto, non significa che i padri e le madri siano la causa del disagio dei figli. Indica piuttosto l’esistenza di una precisa logica che ne governa la psiche e dunque per certi versi il comportamento osservabile.

Prima di addentrarci in una sua spiegazione vediamo velocemente quali sono queste tipologie che spesso incontriamo. Possiamo osservare madri che hanno escluso la loro dimensione femminile a favore dell’essere solo madri e viceversa donne che rifiutano la maternità per dedicarsi completamente alla cura della loro bellezza. Sul lato dei padri capita di incontrare uomini o completamente identificati nel ruolo di garanti della norma e della legge, o al contrario nella posizione per nulla paterna di amici e compagni di gioco delle figlie.

Che tipo di logica vi sta quindi dietro? Salta subito all’occhio come le figure descritte individuino dei tipi totalmente opposti gli uni dagli altri. Abbiamo la madre solo madre e la madre solo donna. Il padre solo padre padrone e il padre amico. Questa polarizzazione indica precisamente quella che in psicoanalisi chiamiamo disgiunzione di DESIDERIO e LEGGE. Il desiderio e la legge nella psiche di questi soggetti non funzionano in maniera armonica ma si disgiungono appunto, si staccano. Abbiamo allora il desiderio senza la legge (la madre tutta donna, il padre tutto amico) e la legge senza il desiderio (la madre tutta madre e il padre tutto padrone).

Cosa significa dire che legge e desiderio devono stare insieme per far vivere armonicamente un soggetto? Riducendo molto potremmo affermare che l’essere umano per assaporare uno stato di benessere ha la necessità di tenere in equilibro spinta vitale (desiderio) e senso della misura, del limite (legge). Nessuna delle due dimensioni dovrebbe prevalere completamente sull’altra nella nostra mente. Altrimenti il rischio per noi è quello di essere tiranneggiati e schiacciati da una sola forza che non trova alcun contrappeso che la temperi.

Quando la legge e il desiderio si separano siamo sostanzialmente in balia del nostro super io. Il super io della legge ci dice DEVI, a discapito di qualunque spinta vitale. Il desiderio disgiunto dalla legge diventa invece godimento. Ed esiste proprio anche un super io del godimento, che ci dice GODI, ci impone come valore assoluto una spinta pulsionale che rovescia qualsiasi volontà e che si rivela al fondo distruttiva.

Come si connette tutto ciò all’anoressia bulimia? Il soggetto anoressico bulimico si trova dunque immerso in famiglie governate dalla logica della disgiunzione fra legge e desiderio. Fatica a incontrare il limite nell’Altro o al contrario è imprigionata in una legge senza deroghe. L’anoressia per un verso esprime l’egemonia del super io della legge: non mangiare!. La bulimia sull’altro versante dà corpo all’egemonia del super io del godimento: mangia tutto!

Ricordiamo come in ogni caso la funzione che questi disturbi hanno per la psiche dei soggetti va poi oltre, assume una portata sempre individuale e soggettiva. Essere magrissime piuttosto che mangiare devastando tutto possono essere ad esempio un modo di mancare all’Altro, di essere finalmente visti o di difendersi dalla sua intrusività angosciante.

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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