Fronteggiare la malattia

La malattia, la lesione, il deteriorarsi di un organo, una parte del corpo per gli esseri umani non sono soltanto fenomeni che investono la sfera somatica. Essi hanno un impatto enorme soprattutto sulla psiche di chi ne viene colpito.

Da una parte abbiamo la componente di fatica e di dolore connessi strettamente alla compromissione del distretto corporeo interessato. Dall' altra tutti i vissuti associati alla situazione: ogni malattia di una certa rilevanza porta nella vita di chi la patisce un frammento di morte, anche quando questa non compromette direttamente le funzioni vitali. L'incisione provocata dallo stato degenerativo fa sentire direttamente sulla propria carne la caducità, la silenziosa spietatezza e ineluttabilità dell'annientamento a cui tutto su questa terra va incontro.

Affetti di natura depressiva costituiscono dunque quasi invariabilmente una costante nella psiche di chi viene toccato dall'esperienza della perdita della piena funzionalità organica. Sarà più semplice affrontarli nei casi in cui esistono delle cure. Il loro superamento in queste circostanze coincide con il ripristino della condizione di salute, a seguito di un intervento risolutivo. Certo, può permanere una certa quota di angoscia connessa alla possibilità del ripresentarsi della malattia. Di solito però questa non supera una certa soglia, ed appare molto simile alla preoccupazione che assilla tutti gli esseri umani in relazione alla possibilità di andare incontro allo sviluppo di malattie. Con la differenza che chi le ha già vissute ha sviluppato un maggior livello di consapevolezza. Uscire fuori dal tunnel di un grave accidente fisico spesso coincide con una vera e propria rinascita. Non solo perché si sta di nuovo bene. Ma anche e soprattutto perché si guarda alla vita con occhi diversi, assaporando in maniera più intensa il fatto stesso di esserci, le piccole gioie e gli insignificanti eventi del quotidiano.

Diverso e più complesso è il discorso per chi, nonostante le cure, non guarisce perché è affetto da una patologia degenerativa, incurabile. Che comporta l'arduo compito di conviverci e la necessità di adattarsi continuamente ai suoi vari stadi di avanzamento, l'ultimo dei quali coinciderà con la perdita completa della funzione dell'organo interessato. Il dolore psichico in queste circostanze diventa compagno di vita, non si lascia mai completamente alle spalle ma si rinnova, giorno dopo giorno. Purtroppo accade che alcune persone soccombano a tale dolore e sprofondino in una condizione di disperazione senza luci, senza possibilità di reazione. Si parla allora di depressione reattiva ad un evento di natura oggettivamente traumatica. In questi casi la psicoterapia unita ad un intervento farmacologico possono essere di grande sostegno perché non tutto sia perduto assieme alla salute.


Esistono però soggetti che, pur confrontandosi quotidianamente con una piccola morte, pur portando sulle spalle il pesante fardello delle innumerevoli impossibilità a cui condanna il proprio male non smettono di combattere, di rimanere attaccati alla vita. Questo non significa che non soffrano. Se sono vivi sentono fortissimamente le emozioni e dunque anche quelle negative. Ma non si fermano lì. Dopo una caduta si rialzano, sempre. In qualche maniera trovano in loro stessi le risorse per sostare nel dolore, attraversarlo e trasformarlo in altro. In opere, creazioni, attività che danno un senso perchè possono essere fruite dagli altri. Mettono cioè a disposizione del prossimo la loro esperienza conoscitiva del lato oscuro della vita. Testimoniando l'irriducibilità della felicità alle mere condizioni materiali.

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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