Paura sana e paura malata ai tempi del virus

Generalmente conosciamo due tipi di paura, quella “istintiva”,  innescata direttamente dall’elemento minaccioso, e quella più “fredda”, dettata dall’esercizio della ragione.

La paura patologica non coincide tout court né con il primo tipo né con il secondo, delineandosi piuttosto come una loro estremizzazione. Le due reazioni infatti sono in sé adattive in determinate situazioni, quando cioè la minaccia presunta è reale.

Allora la fuga,  l’allontanamento dal pericolo sull’onda della paura è salvifica, così come lo è la prudenza che segue l’analisi del rischio di un  possibile ritorno dell’insidia.

Il pericolo immaginario

Il problema nasce quando la condotta di evitamento  o il ragionamento previsionale  vengono perpetrati in maniera abnorme, anche  in assenza di quelle specifiche condizioni che li giustificano, sfociando rispettivamente in atteggiamenti fobici o ossessivi ai limiti della paranoia.

 A rigore, per qualificare una reazione ansiosa come “malata”, dobbiamo trovarci in presenza di “sostituti”  ben lontani da emergenze tangibili e condivisibili.

Tipicamente il fobico salta in aria alla sola vista del sangue, o di un cane o di qualsiasi altro elemento innocuo tuttavia accentratore di valenze e di  significati inconsci personali. Se l’angoscia non riesce ad esser  tenuta a bada e circoscritta può scatenarsi il panico, un terrore senza oggetto che non lascia vie di fuga.

Analogamente l’ossessivo si martoria con rimuginazioni infinite (e finisce con il paralizzarsi) a proposito di decisioni banali, ben lungi da questioni reali di vita o di morte. Egli temporeggia, prende tempo, come se un suo eventuale passo falso potesse comportare una catastrofe.

Cosa sta accadendo allora a livello psichico con la nostra famigerata epidemia di Coronavirus, che ha tutte le caratteristiche di un’emergenza vera e concreta?

Il pericolo reale

Alla luce di quanto detto non possiamo certo dire che quarantena e prudenza rispetto alla ripartenza coincidano rispettivamente con reazioni fobiche o ossessive. Esse costituiscono piuttosto l’effetto adattivo e auspicabile della paura. Chiusura e temporeggiamento nel caso di un flagello naturale di cui non si conosce l’evoluzione sono del tutto normali.

Chi in questi giorni sta vivendo un inasprimento delle proprie angosce, sviluppando ulteriori sintomi ansiosi, in effetti ne soffriva già prima dell’avvento del virus.

Il fobico, che già viveva in un mondo pesantemente  limitato dalle sue paure, si trova ad affrontare un ostacolo in più, che probabilmente continuerà ad agire ad emergenza finita. L’ossessivo avrà aggiunto un ulteriore carico alla lista delle sue scelte sospese.

Ma assolutamente non si può tacciare di malattia chi continua a limitare la propria vita sociale, a prendere delle precauzioni o a mostrare un atteggiamento di cautela e circospezione rispetto al futuro.

Allo stato attuale non si sa nulla di certo. La curva epidemica scende, la malattia ha ridotto la sua potenza. Ma per quanto ancora? Farà come Sars e dopo l’estate ci lascerà finalmente in pace? Oppure seguirà le orme della Spagnola che, dopo una prima ondata in primavera, riprese forza e scatenò l’apocalisse in autunno-inverno?

Il rispetto della paura

La paura è allora un bene da proteggere, non da ridicolizzare,  criticare o sminuire con faciloneria. Non c’è da vergognarsi di ammettere di avere paura.

Chi ha coraggio, ha sempre paura. Ha paura ma la vince, non se ne lascia soverchiare nel senso di un’invasione totale, sa esporsi al rischio quando serve conservando attenzione e circospezione.

Chi non ha paura, chi sembra esserne immune,  ne ha talmente tanta che la deve negare, reagendo non con coraggio ma con scelleratezza. Alternando panico a strafottenza, crolli narcisistici ad atteggiamenti da super uomo,  visioni catastrofiche a quadri di ottimismo.

La nostra è un’era di bipolarismo su larga scala. Siamo tutti pronti a cancellare il lutto con un colpo di spugna, tramite una mania euforica, cieca e un po’ sguaiata. Dimenticando in fretta, criticando tutto e tutti in maniera distruttiva, perdendo il senso della comunità e del rispetto del vicino.

Bisogna invece recuperare il contatto con la fragilità e l’ ignoranza e ammetterle, finalmente. Non certo per incupirci o finire ostaggi della paura ma per poter nutrire la speranza e il desiderio di conoscere.

Sperare è diverso da negare, è un augurio, una preghiera, non una certezza.

Mentre conoscere la propria ignoranza porta a volerne sapere di più, a non fossilizzarsi su un parere per sentito dire da qualcuno ma a sviluppare l’ascolto di una pluralità di voci.

Abbiate paura, siate prudenti, informatevi, mantenete la speranza e,  non da ultimo, l’umana empatia verso la fragilità del vicino.

Disagio contemporaneo

Altri articoli di attualità

La psicoterapia online

Prima dell’emergenza Coronavirus una fetta importante di psicoterapeuti era piuttosto scettica sulla fattibilità ed efficacia della psicoterapia così detta “online”.

Leggi l'articolo

Quando la rabbia è una cattiva abitudine

La rabbia, contenuta entro certi limiti e incanalata, diretta verso la realizzazione di qualcosa, può essere un buon alleato per la salute psichica.

Leggi l'articolo

Il culto moderno dell'apparire

Apparire è senz'altro uno dei principali diktat moderni. L'uomo contemporaneo è cioè pesantemente incalzato, fin dai banchi di scuola, ad esibire agli occhi del suo contesto sociale di appartenenza un'immagine di forza e di successo.

Leggi l'articolo

Verso la fine dell' anno scolastico: domande e risposte

I nostri figli adolescenti stanno iniziando a mostrare segni di cedimento a scuola. Come possiamo aiutarli ad arrivare alla fine dell'anno scolastico? 

Leggi l'articolo

Fronteggiare la malattia

La malattia, la lesione, il deteriorarsi di un organo, una parte del corpo per gli esseri umani non sono soltanto fenomeni che investono la sfera somatica. Essi hanno un impatto enorme soprattutto sulla psiche di chi ne viene colpito.

Leggi l'articolo

Quando la spinta alla performance blocca

A molti può capitare nel corso della vita di bloccarsi davanti ad un compito che comporta la presa di parola in presenza dello sguardo di altri esseri umani. Un esame, un discorso pubblico, una riunione mettono alla prova la capacità di sostenere lucidamente il nostro pensiero nel qui ed ora dell'incontro con una pluralità di punti di vista, senza possibilità di cancellature, rettifiche o ripensamenti.

Leggi l'articolo

La sindrome di Peter Pan

La  figura di Peter Pan (un personaggio letterario, ibrido fra uccello e bambino), viene comunemente evocata per indicare l’immaturità emotiva tipica di alcuni soggetti, appartenenti  soprattutto al sesso maschile.

Leggi l'articolo

Seconda ondata tra paura e speranza

Per affrontare la  recrudescenza della pandemia e delle limitazioni che stanno impattando pesantemente sulle nostre vite, per ritrovare un po’ di serenità pur nel disagio e nelle preoccupazioni, è necessario rendersi conto di alcune dinamiche psicologiche tossiche in cui ci andiamo inavvertitamente ad avviluppare (traendone anche delle soddisfazioni malate).

Leggi l'articolo

Paura sana e paura malata ai tempi del virus

Generalmente conosciamo due tipi di paura, quella “istintiva”,  innescata direttamente dall’elemento minaccioso, e quella più “fredda”, dettata dall’esercizio della ragione.

Leggi l'articolo

Il bullismo visto dalla compagnia teatrale Quelli di Grock. Osservazioni sullo Spettacolo “Io me ne frego”.

Biglia e Rospo sono due ragazzini molto diversi. L’uno studioso, un po’ timido, ancora acerbo nel corpo. L’altro allergico alla scuola, chiacchierone, fisicamente prestante. Stanno bene insieme, sono amici. Tra loro c’è uno scambio spontaneo e vivace, al di là delle differenze caratteriali. La presa di giro, quando c’è, è lieve, non punta a distruggere ma esprime l’attrazione di fondo per la particolarità dell’altro.

Leggi l'articolo

Elogio del vuoto

Spesso siamo portati a credere che il valore del tempo risieda nella quantità di cui ne possiamo disporre per fare delle cose. Ci lamentiamo continuamente di non averne abbastanza, nella misura in cui ci percepiamo incalzati dalla necessità del far fronte a mille impegni da cui davvero non possiamo esimerci.

Leggi l'articolo

Gli insegnamenti del dolore

Il dolore fisico, entro una certa soglia, ha l’effetto di intensificare anziché di diminuire la lucidità mentale degli esseri umani.

Leggi l'articolo

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961