Combattere il pessimismo

In questi tempi di incertezza e angoscia sul piano sociale si assiste ad un incremento di sentimenti depressivi: le persone vedono svanire orizzonti ed opportunità, si sentono impedite, rinchiuse, costrette ad affrontare rinunce e sacrifici supplementari.

Chi è colpito dalla depressione 

I più colpiti sono i giovani o coloro che ancora non hanno trovato una collocazione chiara nel mondo. I loro progetti, siano essi ancora incerti oppure ben delineati, restano in stand by, congelati fra quarantene, lezioni online e impedimenti di vario genere.

Gli  ambienti di formazione o lavorativi, non più vivificati dallo scambio relazionale “senza distanze” e dunque inevitabilmente “raffreddati” sul piano umano, sembrano inoltre non nutrire più, e soprattutto non incentivare  sentimenti positivi d’appartenenza. 

I ragazzi, e oggi anche i bambini, sono poi confrontati troppo da vicino con l’ansia degli adulti, ne vedono, forse ancora più acutamente, i limiti e le piccolezze, l’insufficienza a padroneggiare coraggiosamente i problemi di questi tempi. Non sempre i più piccoli sono protetti dallo scudo di serenità dei genitori, e nel frattempo crescono nella paura. 

Ci sono poi coloro che si trovano a dover ridimensionare pesantemente le loro aspettative di guadagno perché colpiti dalla crisi nel proprio settore di competenza; professionisti ben installati improvvisamente vedono il loro microcosmo, prima molto apprezzato, venir messo da parte, considerato superfluo e inutile.

 Senza parlare di chi perde il posto di lavoro o sa che lo perderà, di chi si trova costretto a lavorare a singhiozzo, di chi, da sempre precario, vede scemare nel medio termine  ogni possibilità di stabilizzazione. 

 Non da ultime le persone sole, siano esse giovani o anziane, in forze o minate da qualche malattia. La solitudine ai tempi del Covid si fa più densa, più dura; le possibilità di incontro ridotte drasticamente costringono ad un confronto a tu per tu con il vuoto, da cui magari prima si sfuggiva con una vita intensa e dinamica ormai non più praticabile.

Cosa fare?

In questo scenario desolante cosa si può fare per non soccombere al pessimismo? Come non lasciarsi andare al vittimismo, al pensiero che, se mancano concretamente delle cose, allora tutto è perduto? 

In generale, in periodi storici oscuri, è necessario affinare la riflessione; il tempo non manca, dal momento che esso viene forzatamente sottratto ad altre cose. Questo tempo in surplus, che minaccia di diventare tossico, può essere convertito in tempo fertile. 

Il punto non è negare la gravità della situazione, far finta che nulla sia cambiato e nel frattempo vivacchiare come se niente fosse. Non si tratta di crogiolarsi in un falso ottimismo o di ritirarsi dalla scena e vivere in un isolamento felice.

La resilienza

Oggi più che mai c’è bisogno di imparare l’arte della resilienza. Se ne parla tanto, ma essa  rischia di apparire come un concetto falso, lontano, praticabile solo da pochi che ne sono naturalmente dotati.

Se è indubbio che la forza d’animo abbia una base innata, viene però sottovalutata la componente di scelta, di decisione che le è propria. La persona forte forse un po’ ci nasce con un certo tipo di tempra, ma non è detto che anche chi è più pauroso e fragile non possa compiere dei passaggi enormi in tal senso. 

Di solito questi salti di consapevolezza le persone li compiono quando riescono a osservarsi da fuori: a vedersi cupi, lamentosi, imprigionati nel ragionamento circolare pessimistico improvvisamente non si piacciono per niente.

Superato il primo step, ovvero quello del compiacimento di star male, la strada è tutta in discesa.

Non compiacersi più vuol dire notare quanto si è pesanti e immobili, aprire gli occhi sul fatto che non siamo speciali perché soffriamo, siamo solo sofferenti e basta, e dunque anche noiosi come le mosche che battono ripetutamente sullo stesso vetro. 

Insomma, per fare un passo in avanti è necessario vedersi, non piacersi, e conseguentemente cercare altre vie. 

Ma posso cambiare la pena che ingiustamente mi è capitata? Nel novantanove per cento dei casi si può fare ben poco nel reale per cambiare. E allora in cosa consiste l’azione se non posso fare niente per impedire al male di abbattersi su di me?

A questo proposito bisogna ricordare che non esiste solo il tipo di azione  che modifica la realtà, il più delle volte  istintiva e riflessa. Accumulare azioni su azioni per liquidare l’angoscia spesso è puro dispendio di energia. Così come lo sono la fuga e l’attacco, nella loro primitività.

La strategia che dobbiamo cercare è innanzitutto mentale e ha a che vedere con l’accettazione. Senza accettazione che le cose non vanno e non sono come vogliamo non può esistere evoluzione di nessun genere, ma solo il perpetrarsi di negatività. 

Accettazione da distinguere da rassegnazione; la prima vede ricchezza dove la seconda individua solo povertà. Il meccanismo dell’accettazione ci vede attivi, non passivi, perché ci fa vedere oltre il problema, sposta il focus da quello che manca (che manca e basta, che ci piaccia o meno, che ci faccia soffrire o no) a ciò che resta. 

Qualcosa, anche nelle situazioni più complesse e drammatiche, resta sempre. Ci siamo noi che restiamo, noi dobbiamo sforzarci di vedere quanta ricchezza abbiamo dentro nonostante le disgrazie che ci capitano e metterla a frutto. 

C’è da cessare di perdere tempo. Non per buttarci in un iperattivismo sterile ma per cominciare ad abitare davvero il tempo, togliendoci tutti i paraocchi che ci impediscono di apprezzarne il valore anche quando apparentemente sembra vuoto e privo di opportunità.

La realtà in cui viviamo oggi è questa. Ci chiede di essere presa così come è. Questo in generale vale per tutte le situazioni imperfette, che non combaciano con le nostre aspettative.

Spesso esse sono le più vere e le più belle e possono farci sentire profondamente vivi se solo riusciamo a prenderle per quello che sono, ad  abbandonarci a loro, spegnendo la ragione, i calcoli, le paure, le ruminazioni, il così detto senso di ingiustizia ecc… ecc…

La sfortuna dobbiamo imparare a saperla portare con dignità e animo leggero. Allora le opportunità arriveranno, non quelle giuste secondo un criterio oggettivo e universale ma quelle davvero giuste per noi,  destinate a realizzarsi perché sono già lì,  solo da riconoscere nella loro natura di diamanti grezzi.

Male oscuro, Disagio contemporaneo

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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