La manipolazione emotiva

Una situazione che provoca molta sofferenza e che spinge frequentemente a chiedere un consulto psicoterapeutico è il coinvolgimento in una relazione affettiva con quello che si scopre essere un manipolatore (uomo o donna che sia). La realizzazione di trovarsi imprigionati in un rapporto altamente tossico avviene infatti frequentemente quando ormai i sentimenti in gioco si sono fatti profondi. 

L’innesco per una domanda di aiuto in genere segue un abbandono improvviso oppure al rovescio il complicarsi della relazione (magari proprio con la nascita di un figlio). Si tratta di situazioni che destabilizzano il legame e permettono di vedere l’altro sotto un’altra luce, desolante e infinitamente deludente. Di solito una sensazione di forte spaesamento si associa alla visione, unitamente alla rabbia e al dolore per aver speso energie e dato amore ad una persona emotivamente arida. 

Chi è allora il manipolatore emotivo e perché è difficile riconoscerne le dinamiche? Su quali personalità fa più facilmente presa? Quale dinamica propone alle sue vittime?  

Il manipolatore e la sua vittima 

Il manipolatore emotivo spesso si nasconde dietro a  personalità apparentemente sensibili e vulnerabili. Le sue modalità relazionali si correlano con alcuni  disturbi della personalità, specie quelli del cluster b del DSM (borderline, narcisistico, antisociale).

Egli è dotato di un qualche fascino estetico ma soprattutto esercita un’attrazione sul piano mentale, cosa che gli consente di suscitare interessi non superficiali. Sa essere particolarmente coinvolgente e sfuggente al tempo stesso, non facendosi mai conoscere davvero e riuscendo così ad alimentare congetture e fantasie. 

Questo soggetto, una volta inquadrato correttamente da uno sguardo neutro, perde in poco tempo tutta la sua aura appealing. Di solito non è un gregario ma può sembrare estroverso per via delle sue numerose conoscenze, che quasi mai sono amicizie vere. Ha una modalità di approccio alle persone e ai problemi rigida e scarsamente empatica, per cui è facile che collezioni diverse rotture amicali. Le sue storie sentimentali però raramente sono brevi, non tanto per l’effetto fumogeno che sulle prime può ingannare chiunque, ma per la particolare  attitudine di chi sceglie di accompagnarsi a lui. 

Fa presa infatti su specifiche personalità, in genere su chi ha avuto un genitore problematico, emotivamente inaccessibile, iper critico o presente a tratti. 

Situazioni di indisponibilità psicologica vissute durante l’infanzia predispongono a capire e forse a scusare eccessivamente certe dinamiche malate, indirizzando verso la cura e l’attenzione al disagio altrui mettendo un po’ troppo fra parentesi se stessi e le proprie esigenze. L’insicurezza è un tratto tipico del partner del manipolatore, scelto a volte anche per quell’aspetto di onniscienza che fa erroneamente sentire protetti. Inoltre l’amore rimasto frustrato verso il genitore sfuggente si fissa  come “Il” modello di amore per eccellenza. Amore e malinconia sono sentimenti che si confondono, in un mix spesso dal sapore masochistico. 

La vittima del manipolatore dunque compie l’errore inconsapevole di non fuggire a gambe levate alle prime avvisaglie di stortura del rapporto, viste già da subito ma non volute ammettere davvero  in virtù della forte ammirazione e idealizzazione. Quando poi l’indole di colui che ama è anche romantica e sognatrice l’abbaglio è garantito.

La dinamica della manipolazione 

La manipolazione indica una sostanziale mancanza di rispetto della soggettività e libertà dell’altro, unitamente ad un’incapacità cronica di un confronto aperto e leale (che sempre porta a ridimensionare se stessi e a tenere conto della pluralità di visioni e sensibilità).  

Essa si traduce in tentativi più o meno mascherati di indurre il prossimo ad agire secondo i propri desideri o capricci, spesso sfruttandone in maniera vampiresca la disponibilità e il buon cuore. Il compagno  (ma anche in misura minore l’amico o il collega) è trattato come una pedina da muovere sulla propria scacchiera mentale,  a volte sottovalutandone grossolanamente l’intelligenza e il senso critico.

Come si estrinseca dunque la dinamica manipolatoria? Come fare a riconoscerla e a non farsi accecare dai sentimenti o dai fantasmi personali?

Il manipolatore sostanzialmente è una persona di indole violenta e assolutista. Questi tratti però raramente si vedono in purezza in società, dove egli può essere anche molto adattabile, ligio alle regole e camaleontico. Se ne accorge preferibilmente chi si avvicina a lui nell’intimo. Costante è la sensazione di sentirsi “sbagliati” al suo cospetto, perché la sua modalità critica è implacabile, spesso farcita di violenza verbale, benché mascherata da un qualche intento pedagogizzante. In genere non sopporta il limite altrui, ed è capace di diventare sadicamente svalutante e squalificante anche con il partner più meraviglioso e pieno di qualità. 

Attaccare è dunque il suo modo più esplicito per intimidire e piegare la volontà altrui. 

Un altro mezzo con cui tenta di esercitare il potere, più sottile, è far leva sui sensi di colpa della vittima. Si comporta deliberatamente in modo scorretto, per cui se l’altro incassa raggiunge facilmente il suo scopo di sopraffazione. Nella misura in cui invece l’altro insorge violentemente la sua strategia consiste nel negare il sopruso ricorrendo a menzogne, distorsioni della realtà e chiusure della comunicazione (musi, non risposte, silenzi, allontanamenti fisici). 

L’altra persona si trova così spiazzata e, se implicata affettivamente, anziché “pesare” freddamente la condotta per prenderne le distanze, comincia a soffrire la mancanza e finisce per sentirsi lei sbagliata. Allora, passando sopra all’abuso, sarà portata a chiedere scusa, a tentare di chiarire, e incontrerà un’altra doccia fredda che la lascerà ancora più confusa e stordita di prima. Tutto vuole il manipolatore tranne che chiarire davvero con il cuore aperto mentre vedere l’altro ai suoi piedi lo gratifica immensamente. 

Il controllo è un’altra forma che può assumere la dittatura relazionale di queste persone. Sono loro che decidono i tempi e le modalità del rapporto, quando e come vedersi, sentirsi, dove andare, che fare ecc. Il ricatto emotivo, la gelosia assurda, lo stalking più o meno marcato sono sempre dietro l’angolo là dove essi vogliono ottenere di più. Oggi poi i social regalano un’arma fortissima in tal senso, i “like” usati come esche e i controlli ossessivi.

La proiezione è a tal proposito un meccanismo molto usato: si accusa l’altro esattamente delle proprie nefandezze, che vengono così scisse e rigettate all’esterno. Questa dinamica paranoica non è totalmente inconscia e sottende una precisa volontà di annichilire  ripulendosi la coscienza. Anche farsi del male per finta per ottenere ciò che si vuole è una modalità non rara.

Uscire da questi tunnel si può. Come già detto è più facile sganciarsi e darsi alla fuga nelle fasi iniziali di una conoscenza. Le mancanze di rispetto, le denigrazioni, i tagli alla comunicazione non tardano ad arrivare e sono segni quasi inequivocabili della presenza di tratti manipolatori. 

Più difficile quando si è dentro a rapporti molto intimi, senza la difesa della scarsa conoscenza o della formalità.

La psicoterapia può aiutare a mettere insieme i pezzi del puzzle e a cercare di capire i meccanismi inconsci che tengono avvinti a certi personaggi. Ci sono persone che collezionano relazioni tossiche e che, all’ennesima ripetizione, trovano la stima verso se stesse e il coraggio per mettersi in discussione. Per non ripetere più. Per capire che la tempesta è finita da un pezzo. Che si può vivere emozionalmente anche in climi rispettosi e quieti, da non sottovalutare e considerare vuoti e insulsi. 

Rapporto uomo donna

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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