Dagli errori si impara...

Uno dei poteri trasformativi della psicoanalisi risiede nella valorizzazione dell’errore, dell’inciampo, come fonte di crescita e di maturazione personale. Questo punto può sembrare contro intuitivo, dal momento che nello stesso tempo un lavoro psicoterapeutico punta a far emergere la responsabilità personale, dunque in un certo senso non assolve l’individuo, spingendolo a confrontarsi con se stesso.

Questa contraddizione però se andiamo a ben vedere è solo apparente. Non drammatizzare l’errore, non vederlo come una catastrofe, non precipitarsi a correggere un soggetto allo sbando con consigli e incitazioni non significa assolutamente incentivarne condotte sconsiderate né tanto meno sgravarlo dalla responsabilità dei suoi atti.

Una differenza importante che spesso viene sottovalutata o misconosciuta è infatti quella fra colpa e responsabilità. La colpa tendenzialmente assume una valenza negativa, nella misura in cui rimanda all’idea dell’espiazione di un peccato, ad una sorta di macchia indelebile che porta con sé sentimenti di autosvalutazione e di rovina. Vista così dunque l’auto colpevolizzazione non appare certo come qualcosa che può portare verso il nuovo o il cambiamento. Tutto sembra tranne che un principio propulsivo verso la realizzazione di sé. Assume piuttosto la forma di un peso che trascina verso il basso, e dunque magari per liberarsene lo si scarica volentieri sull’altro, considerandolo alla fine impropriamente l’origine di tutti i mali che affliggono.

Diverso invece è il discorso per la responsabilità. Questa si pone infatti in tutta un’altra logica. Non mira tanto a squalificare il soggetto, a mortificarlo, ad annientarlo con l’ombra dell’errore commesso, con il macigno delle conseguenze nefaste che ne conseguiranno. Al contrario induce a rivolgersi delle domande interessanti su se stessi, che se ben poste, portano ad una evoluzione personale ed infine ad un incremento dell’armonia percepita fra sè e il mondo.

Perché sono caduto così rovinosamente quando avevo davanti agli occhi tutte le avvisaglie di un possibile errore? Perché ho sottovalutato certi segnali? Perché non ho considerato attentamente la situazione? Perché ho voluto vedere ciò che desideravo piuttosto che la realtà nuda e cruda? Questi sono solo alcuni degli interrogativi possibili che possiamo formulare a seguito di uno sbaglio, a volte clamoroso anche ai nostri stessi occhi. Così facendo scopriremo che esiste una dimensione inconscia dentro di noi, che non sempre (o forse quasi mai) agisce all’unisono con il nostro Io e che ci fa fare cose che non vorremmo affatto, talvolta sabotando i nostri intenti coscienti. Naturalmente è interessante capire che cosa ci vuol dire effettivamente l'inconscio in questa manieria. Dargli ascolto, credito ripaga in termini di conoscenza dei nostri desideri più profondi.

L’analisi ci conduce allora verso un gioco sorprendente e alla lunga anche divertente: provare a ritenersi responsabili ( e non colpevoli) del nostro inconscio. Compito apparentemente paradossale, dato che su tale dimensione non abbiamo per definizione controllo. Dobbiamo però nuovamente stare attenti. A non confondere la responsabilità con la padronanza, con il controllo. E’ chiaro che sull’inconscio non abbiamo direttamente un’influenza ma ce ne possiamo comunque ritenere responsabili nella misura in cui è qualcosa che fa parte di noi e che influisce pesantemente sul modo in cui ci comportiamo. In una parola possiamo decidere di assumerci il nostro inconscio, farcene qualcosa, permettergli di parlare, ascoltarlo, dargli cittadinanza. Piuttosto che precipitarci a imbavagliarlo sotterrandoci sotto cumuli di inconcludente auto denigrazione e sterile lamento.

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Affrontare la morte di una persona amata. Domande e risposte.

Cosa ci accade quando perdiamo una persona cara?

Dopo la morte di qualcuno che amiamo non sempre avvertiamo subito il dolore. Possono passare dei giorni o anche dei mesi prima che l’ondata di sofferenza ci travolga. Nei momenti immediatamente successivi alla perdita, in particolar modo se questa è improvvisa, siamo di fatto sotto shock.

La psicosi maniaco depressiva e il tempo: una lettura fenomenologica

Eugene Minkowski, medico e studioso appassionato di filosofia, è oggi considerato (assieme all'amico Biswanger) il principale esponente della psichiatria fenomenologica del Novecento.

Depressione da confort

La depressione è un affetto che colpisce l’essere umano ogni qualvolta fatica a venire a patti con una perdita significativa. Si può trattare della morte di una persona, di una delusione amorosa, di un de mansionamento lavorativo, di una malattia. Tutte situazioni caratterizzate dall’irruzione di un elemento che destabilizza il tran tran quotidiano, mettendo fortemente alla prova la capacità di farvi fronte da parte di colui che ne viene colpito.

Vivere nel presente

Un tappeto di nuvole dalla forma o dai colori inconsueti, un ramo secco, un'aria carica di umori autunnali, la figura di un passante sono solo alcune fra le mille impressioni che possono colpirci durante una passeggiata o il tragitto verso il lavoro. Spesso però siamo troppo stanchi, troppo presi nei nostri pensieri per porvi attenzione. La preoccupazione per fatti accaduti o ancora da venire, l'ansia di arrivare, di fare, di sbrigare ci distolgono di fatto dal presente, dalla percezione di essere vivi qui ed ora.

Mania e depressione: "una mente inquieta"

"Una mente inquieta" è il racconto autobiografico di Kay Redfield Jamison, psicologa americana affetta dalla sindrome maniaco - depressiva (detta altresì disturbo bipolare).È un testo molto interessante, perché coniuga in maniera inedita il racconto dell'esperienza della malattia con le conoscenze scientifiche possedute a riguardo dall'autrice.

Depressione: tre figure della melanconia

Nel testo "Il discorso melanconico" Marie Claude Lambotte espone una tesi originale che tenta di disgiungere la melanconia sia dalla psicosi maniaco depressiva (in cui tende ad essere ricondotta dalla psichiatria) che dal lutto (al quale viene accostata per lo più dalla psicoanalisi).

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.