Scacco in amore: pesantezza o superficialità?

Molta sofferenza psichica legata a sentimenti di solitudine o aridità affettiva deriva da una caratteristica tipica della nevrosi ossessiva, ossia il primato accordato all'ordine e alla stabilità. Le scelte affettive vengono dunque subordinate a questa esigenza di controllo, così che i vari partner "ufficiali" sono "selezionati" più sulla base di attributi esterni in linea con il modello auspicato che non a partire da un'autentica spinta desiderante.

Questa modalità di approccio all'amore la troviamo più frequentemente nel genere maschile, ma non mancano per altro esempi al femminile. La donna e' più portata per sua struttura a lasciarsi andare alla passione e ai sentimenti, anche se questi spesso si rivelano dei fuochi fatui, destinati a spegnersi velocemente così come si sono accesi, alimentando una spirale di insoddisfazione perenne.

Se la patologia affettiva dell'uomo o della donna dai tratti ossessivi risiede in un eccesso di "pesantezza", quella al femminile la potremmo declinare al contrario in una prevalenza di "leggerezza" , di superficialità e volatilità. Da una parte verifichiamo un ingorgo del pensiero e della razionalità a spese del desiderio che conduce spesso allo sdoppiamento dei partner amorosi, dall'altra un'estrema apertura al desiderio che porta però dissipazione, delusione, perdita di orientamento.

In entrambi in casi il desiderio non si fonde armonicamente con l'amore duraturo e stabile. Così sganciato dalla sfera affettiva si rivela una forza potentissima ma anche portatrice di sofferenza e distruzione. Ogni volta che la potenza del desiderio non è temperata, arginata, circoscritta dall'amore, puntualmente appare sulla scena una qualche forma di dolore psichico.

Ai soggetti a struttura ossessiva e' proprio questo tratto turbolento e sovversivo del desiderio a fare paura. Li spaventa perché costituisce qualcosa su cui perdono la loro abituale tendenza al controllo, per loro indispensabile a causa di vicende di pertinenza della loro storia personale. Il desiderio infatti spinge a compiere delle scelte spesso scomode, faticose, controcorrente. E a loro non piace rinunciare alla pace del guscio che li protegge dalla vita. Dunque tentano di aggirarlo, abbiamo detto spesso separando rigidamente il partner dell'amore da quello della passione. La donna o l'uomo ufficiale spengono o non hanno mai accesso gran parte dei moti pulsionali degli ossessivi, in favore di una calma e tranquillità del tran tran quotidiano. La passione ritrova però una sorprendente vitalità in relazioni non lecite. In questo modo il controllo è mantenuto, si creano dei veri e propri compartimenti stagni che impediscono al fuoco di toccare realmente in profondità il soggetto. Che può andare avanti tranquillo e sereno nella sua irresoluzione anche per anni, prima di rendersi conto della devastazione affettiva che questo tipo di condotta crea dentro e fuori di se'.

Per la donna o più raramente per l'uomo dai tratti isterici il discorso si ribalta. Invece di ergere delle barriere contro il desiderio se ne fanno completamente travolgere. Anche questi soggetti non riescono a tenere insieme desiderio e amore e finiscono con il tradire il compagno o la compagna. Al contrario degli ossessivi non vivono relazioni parallele che vengono trascinate nell'impossibilità di scelta. Loro sono soggetti che lasciano, che se ne vanno, che mollano il vecchio per il nuovo. Sono perennemente a caccia di sensazioni, sono innamorati della fase di eccitazione tipica dell'innamoramento. La complessità dell'amore, del sentimento profondo che scaturisce dalla conoscenza dell'altro non fa per loro. Per questo spesso riferiscono sentimenti di vacuità e superficialità, si sentono come delle farfalle che volano di fiore in fiore mai soddisfatte e perennemente assetate di nuovi profumi e colori. Anche loro finiscono con chiedere aiuto quando dopo un po' di fallimenti si accorgono con dolore della ripetizione sconcertante del copione che si trovano loro malgrado a recitare ogni volta.

In psicoanalisi diciamo che la nevrosi ossessiva sia il "dialetto" dell'isteria. Costituisca cioè una costruzione ulteriore edificata per sfuggire al fatale scivolamento del desiderio, allergico per struttura ad ogni pienezza e soddisfazione possibile.

Entrambe le tipologie di nevrosi guariscono quando coloro che le patiscono non solo prendono coscienza della ripetizione e della loro implicazione nella faccenda, ma quando, sia per mezzo di un percorso psicoanalitico che attraverso altre vie, scoprono e metabolizzano le cause remote che li hanno portati a temere e schivare sistematicamente il coinvolgimento profondo con un altro essere umano. Allora e solo allora diventa possibile aprirsi alla contingenza di un vero incontro d'amore non completamente pilotato dai propri fantasmi.

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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