Fragilità narcisistica. Cos'è e che impatto ha in amore

Cosa intendiamo in psicoanalisi quando ci riferiamo a una fragilità narcisistica? Quando diciamo che la tal persona e' affetta da narcisismo? Innanzitutto bisogna chiarire come il narcisismo non sia in se' qualcosa che concerne solo determinate categorie di persone.

Tutti noi in un certo senso siamo dei narcisi, nella misura in cui per affrontare la vita abbiamo bisogno di contare su una stima e un apprezzamento verso noi stessi che non crollino alla prima critica o difficoltà. Una quota di egoismo e' necessaria per non soccombere alle richieste e aspettative altrui, per condurre un' esistenza gratificante, in linea con le proprie passioni e desideri più profondi.

Il problema nasce quando questo investimento nei confronti di noi stessi si traduce o in totale impermeabilità ai punti di vista e attese dell'altro, in rigidità e indifferenza, o al contrario in estrema sensibilità e vulnerabilità. In entrambi i casi il sano amor proprio viene a mancare. Da una parte osserviamo una linea di demarcazione rispetto all'esterno per nulla flessibile, priva di porosità, che assume i caratteri di una vera e propria corazza. Dall'altra percepiamo la situazione opposta, ovvero la mancanza totale di pelle, che lascia scoperti e in balia dell'altro.

Queste due situazioni possono caratterizzare due tipologie diverse di soggetti, oppure ancora più spesso convivere nella stessa persona ed emergere alternativamente. Chi soffre di una fragilità narcisistica infatti in primis, originariamente per così dire, patisce di un deficit di narcisismo, di investimento amoroso nei propri confronti. È afflitto da un dubbio rispetto alla sua amabilità.

Alla radice vi sono problematiche precoci in rapporto alle figure genitoriali di riferimento. L'amore di se', il sano narcisismo, la così detta autostima si instaurano infatti grazie alla percezione che il bambino ha di essere unico, insostituibile agli occhi dell'altro. All'inizio della nostra vita tutti noi per un periodo abbiamo bisogno di credere che l'altro non possa perderci, non possa vivere senza di noi. In un momento successivo avviene la disillusione, si capisce che l'altro pur amandoci vive e si nutre anche di altro. Ma quell'illusione, se brutalmente infranta o mai suscitata, può dare luogo a un inconscio e radicato senso di non valere nulla, al di la di qualsiasi gratificazione che passi per la soddisfazione dei bisogni.

Dunque la corazza, l'indifferenza emotiva, la freddezza, l' egoismo più sfrenato, non sono attributi di pertinenza di soggetti duri, forti, che non hanno davvero bisogno di nessuno. Costituiscono di fatto difese secondarie rispetto a una ferita primitiva. Un modo per negare la profonda dipendenza dall'altro, un tentativo di proteggersi dai suoi possibili capricci, che potrebbero riattivare antichi vissuti di rifiuto.

La consapevolezza rispetto alla fragilità che sta dietro ad atteggiamenti di arroganza, presunzione e distacco emotivo così tipici del narciso non deve però far pensare che sia semplice averci a che fare, che sia facile far emergere i suoi bisogni profondi e rendere superflui i suoi meccanismi difensivi. Questo soprattutto in campo amoroso, l' ambito che per eccellenza espone al rischio di bruciature sia il narciso, che ne è terrorizzato, sia colui o colei che gli si accosta, a sua volta vulnerabile nei suoi confronti.

Spesso queste persone fanno fatica o non riescono per nulla ad amare, proprio per una paura inconscia e radicata di ricadere in una condizione di sbandamento ingestibile. E' come se inconsapevolmente dicessero a se stessi:<< se mi mantengo sufficientemente lontano dall'altro non soffrirò>>. Dunque non si abbandonano all' amore, il timore di dare troppo potere all'altro li paralizza.

Ciò può tradursi nella scelta di partner poco impegnativi, non autenticamente e profondamente desiderati ma scelti sulla base di un rinforzo alla propria immagine. Oppure in aspre critiche verso il compagno, lo si svaluta nel tentativo di ridurne l'importanza e dunque la pericolosità. Può capitare che si verifichi un tradimento, anche qui come prova di affermazione di indipendenza dal legame. L'amante sulle prime interessa per l'iniezione di autostima che può dare la sua conquista, ma finisce poi nella serie anonima di partner oggetti, distrazioni che non cimentano a un vero livello di intimità. 

Che fare dunque se si ama una persona che patisce di problematiche di tal genere?

Innanzitutto non si può pensare di guarirla. Ma nemmeno di portare avanti un legame in una superficiale e inautentica routine basta su un falso adattamento reciproco di facciata. Detto ciò, ogni situazione rimane a se stante. Anche in questi casi appare più che mai valida una delle leggi fondamentali della psicoanalisi: non vi può essere alcun cambiamento senza una vero sguardo critico verso se stessi. Nel tempo ciò può portare ciascuno dei partner della relazione a scollarsi dalle comode identificazioni vittima-carnefice.

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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