Amore di sè o narcisismo patologico?

Amare profondamente un'altra persona appare possibile solo a partire da un amore equilibrato nei confronti di se stessi. Un sano narcisismo, un solido amor proprio costituiscono infatti la base per intrecciare rapporti con gli altri che non siano all'insegna della dipendenza e della sopraffazione.

Volersi bene, ritenersi degni d'amore e di rispetto permettono dunque di evitare trappole sentimentali o al limite forniscono quella forza di carattere per sostenere la scelta di interrompere un rapporto non alla pari che rischia di condurre verso frustrazione e sofferenza.

Letta in questo modo, la condizione di chi sistematicamente fallisce nel discorso amoroso perché mantiene nel tempo un atteggiamento di distacco emotivo verso il partner, non è ascrivibile ad un amore esclusivo verso se stesso. Colui che verifica costantemente la sua incapacità di amare, solo apparentemente sembra non amare altri che la sua persona. A ben vedere, il primato che accorda al proprio essere rispetto a quello dell'altro, è una difesa estrema che mette in campo per recuperare ai propri occhi un senso di amabilità.

In psicoanalisi chiamiamo per l'appunto narcisi non tanto i soggetti che attribuiscono un giusto valore a se stessi, ma quelli che nel loro intimo non si amano affatto. Naturalmente non tutti coloro che nutrono dei dubbi circa la loro amabilità si rivelano automaticamente dei narcisi. Potrebbero infatti prendere la via opposta, sviluppare cioè un forte senso dell'altro e correre così il rischio di porsi cronicamente come inferiori in tutte le relazioni.

Il narcisismo patologico sii instaura invece quando, per compensare la fragilità percepita della propria immagine interiore, la si rovescia nel suo contrario. Spesso chi mostra forti tratti narcisistici deve il sentimento della sua scarsa importanza ad un genitore che è stato incapace di amore incondizionato, che ha cioè subordinato l'amore nei suoi confronti ad un suo conformarsi ad un modello vincente. Il bambino futuro narciso si è così trovato costretto ad occultare le sue fragilità, in un tentativo di adeguarsi ad un ideale di perfezione irraggiungibile. Dovendo essere costantemente performante per ottenere conferme affettive, si è trasformato in un adulto di successo, generalmente molto bravo in tutti i campi, per certi versi " superiore" alla media dei suoi pari.

Il senso di superiorità e di distacco dagli altri che di solito rintracciamo nei narcisi non costituiscono dunque per nulla segni di uno sconfinato amore verso loro stessi, bensì riflettono una strategia compensatoria adottata fin da bambini per ottenere finalmente un riconoscimento. Per questo molti di loro hanno bisogno di circondarsi di persone che li stimino ciecamente, li adulino senza contrariarli o cimentarli mai fino in fondo. Un segno di disaccordo minaccia infatti la tenuta dell'impalcatura grandiosa su cui si sostengono. I rapporti amorosi che instaurano sono così spesso " a specchio". Il partner deve in qualche maniera rinsaldare un'immagine positiva di loro stessi. Inizialmente idealizzato, rischia di deluderli quando mostra una sua indipendenza di giudizio oppure le sue fragilità, intollerabili in quanto gli rimandano le sue, con le quali non riesce a venire a patti.

Il prezzo di tutto ciò, il conto da pagare appaiono dunque l'incapacità di amare, la noia, l'anestesia emotiva, il bisogno di conferme attraverso la conquista di nuovi partner.

Si ama, abbiamo detto, quando si può poggiare su un sano ed equilibrato amore di sè, che non sia sbilanciato nè verso una cronica svalutazione nè tanto meno, come abbiamo visto, verso una grandiosità difensiva. Amarsi e di riflesso amare comportano infatti un'accettazione generosa dei propri e altrui limiti. Un abbraccio che dia loro il valore di segni di distinzione e di simpatia e non li riduca solo a un meno da estirpare come un'erbaccia.

L'imperfezione ci umanizza tutti quanti, ci rende unici, con le nostre manie e stranezze. Quando accogliamo davvero qualcuno allarghiamo cuore e mente, mettendo da parte giudizi e aspettative. Incontriamo l'altro così com'è, con curiosità, abbandono e disposizione alla scoperta di nuovi, inesauribili mondi.

Tags: Narcisismo patologico

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

La psicosi maniaco depressiva e il tempo: una lettura fenomenologica

Eugene Minkowski, medico e studioso appassionato di filosofia, è oggi considerato (assieme all'amico Biswanger) il principale esponente della psichiatria fenomenologica del Novecento.

Ansia, depressione e sintomi psichici:possibili ricadute sulle relazioni affettive

Spesso chi soffre di un qualche sintomo psichico, sia esso di ansia o di depressione, si trova confrontato con un senso di incomunicabilità in relazione a chi gli sta accanto. I parenti e gli amici frequentemente faticano a comprendere che cosa gli stia accadendo.

Il complesso della “madre morta”: prima parte

In “Narcisismo di vita, narcisismo di morte”, testo di Andrè Green pubblicato nel 1983, troviamo una descrizione approfondita della figura della così detta “madre morta”, frutto delle riflessioni dell’autore intorno a quei pazienti nevrotici  le cui analisi (anziché dare centralità ai sintomi nevrotici) girano sostanzialmente intorno alla depressione e alle tematiche narcisistiche connesse.

Depressione al femminile nella contemporaneità

La donna, rispetto all'uomo, si trova più esposta all'esperienza della depressione. Questo perché per sua struttura ha un rapporto più stretto con la mancanza, con la vulnerabilità, con il non avere. Tendenzialmente l'uomo trova più facilmente una gratificazione nel possesso, nel potere, nella conquista.

Affrontare la morte di una persona amata. Domande e risposte.

Cosa ci accade quando perdiamo una persona cara?

Dopo la morte di qualcuno che amiamo non sempre avvertiamo subito il dolore. Possono passare dei giorni o anche dei mesi prima che l’ondata di sofferenza ci travolga. Nei momenti immediatamente successivi alla perdita, in particolar modo se questa è improvvisa, siamo di fatto sotto shock.

Depressione nevrotica o melanconia?

In psicoanalisi in genere proponiamo una differenziazione tra forme depressive di matrice psicotica e nevrotica.Queste non le distinguiamo sulla base dei sintomi, cioè dei modi di manifestarsi della depressione, che per lo più sono simili nelle due condizioni.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.