Sogno e desiderio inconscio

Urn sogno, diceva Sigmund Freud, realizza sempre allucinatoriamente un desiderio, anche quando il suo contenuto "manifesto" non vi appare immediatamente riconducibile. Fin dalla sua nascita la psicoanalisi ha considerato il sogno come "la via regia" d' accesso all'inconscio, una delle manifestazioni privilegiate del suo disvelamento, una prova inconfutabile della sua silenziosa esistenza diurna e del suo raffinato linguaggio.

Desiderio e inconscio sono sinonimi, sono la stessa cosa perché condividono gli attributi della forza, della spinta, della vocazione, dell'apertura ad un al di là irriducibile alla dimensione puramente pragmatica e materiale dell'esistenza. Entrambi fanno sì che l'essere umano sia tale, sia vivo, sia contraddittorio, sia insoddisfatto, sia alla ricerca di qualcosa, si ponga delle questioni, non si accontenti che le cose funzionino e basta.

La loro energia però, la loro forza non è cieca. Se la loro matrice è senz'altro pulsionale, questa non brucia, non azzera la loro espressività, il loro versante retorico - linguistico. Il desiderio inconscio parla, ha una sua volontà di dire, una sua capacità figurativa. Che procede attraverso un linguaggio simile a quello degli artisti, mai saturo, mai didattico ma aperto anch'esso al mistero, dunque estremamente denso ed evocativo.

Il sogno è allora uno dei linguaggi più rappresentativi del desiderio inconscio. Vi appaiono simboli, metafore, sostituzioni, condensazioni, scivolamenti ed infiniti rinvii associativi. Racchiude enigma, mistero, cifratura, dire e non dire, verità e suo nascondimento.

La psicoanalisi cura le malattie del desiderio, soprattutto le nevrosi, delle vere e proprie strutture costruite per imbrigliare difensivamente la forza e la parola dell'inconscio. E lo fa semplicemente andando nella direzione inversa dei meccanismi rimuoventi, mettendo in valore la parola soggettiva, quella più autentica, più piena, non strumentalizzata dall'Io e dai suoi sistemi di controllo.

Quindi l'attenzione accordata al sogno anche da parte degli psicoanalisti contemporanei non è un arcaismo frutto di una nostalgia dei tempi passati ma segue una logica precisa: abbordare il messaggio cifrato dell'inconscio non tanto per il gusto fine a se stesso di decriptarlo, quanto per dargli spazio e dignità di esistenza, amplificando la sua voce attraverso quella dell'analizzante.

Jacques Lacan parlava di analizzante e non di analizzato proprio per evitare una sua passivizzazione in un gioco sterile di interpretazioni che finissero più ad avere a che fare con l'analista che con colui che produceva il testo.
Non esistono infatti significati universali corrispondenti ai sogni, ognuno dice qualcosa della singolarità del desiderio di chi lo formula. Accostabile soltanto attraverso la libera associazione, attraverso cioè lo stesso telaio con cui è stato intessuto.

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Depressione: tre figure della melanconia

Nel testo "Il discorso melanconico" Marie Claude Lambotte espone una tesi originale che tenta di disgiungere la melanconia sia dalla psicosi maniaco depressiva (in cui tende ad essere ricondotta dalla psichiatria) che dal lutto (al quale viene accostata per lo più dalla psicoanalisi).

Riconoscere la depressione

Come si riconosce una depressione? Cosa la distingue dalla semplice tristezza? Sicuramente la sua durata nel tempo e il suo grado di interferenza sulla capacità di azione. Una certa variabilità dell'umore fa parte della natura umana, per cui esistono delle oscillazioni assolutamente normali che sono semplicemente conseguenza di accadimenti esterni.

"Il depresso"

Nella poesia di Alda Merini " Il depresso" troviamo una magistrale descrizione di alcuni tratti tipici della psiche di soggetti che soffrono di depressione, nonché del tipo di relazione che li lega a persone che sono affettivamente coinvolte con loro.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

L'inventore della psicoanalisi ne era profondamente convinto: la poesia coglie con immediatezza stati dell'animo che la ragione descrive, circonda col pensiero senza tuttavia afferrarne il cuore pulsante.

Contrastare la depressione: il potere della parola

Nessun essere umano può dirsi non attraversato da mancanze, insufficienze e conflitti. Nessuno vive una condizione di perenne e permanente completezza, autosufficienza, perfezione. Credere che qualcuno la sperimenti è solo un miraggio della mente. Ferita, lesione, perdita, fragilità sono invece tutti termini che ben descrivono la natura dell'uomo, costitutivamente povera, vulnerabile, alle prese con un mondo che non offre solidi, visibili ormeggi.

La depressione: i benefici della parola

Il discorso contemporaneo, nonostante parli molto di depressione, non la ama per nulla. La considera un deficit, una malattia, qualcosa da estirpare e togliere di mezzo il più velocemente possibile. La medicalizza. Ora, se esistono certamente forme la cui gravità non fa venire nessun dubbio sull' opportunità di un intervento terapeutico diretto e mirato ad un loro alleggerimento, la maggior parte dei casi trattati attraverso la mera via farmacologica in realtà ha migliori possibilità di riuscita con un approccio che integra l'uso della parola.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.