Il mistero nell'arte

La psicoanalisi si è sempre occupata di arte. Freud stesso riteneva che gli artisti cogliessero con immediatezza molte verità a cui la psicoanalisi nella sua elaborazione teorica poteva arrivare solo in virtù di ragionamenti di natura logico deduttiva.

Purtroppo questo interesse per l'opera artistica ha dato vita nel tempo ad una sua interpretazione a partire dalla biografia dell'autore, cosa del tutto riduttiva nei confronti del testo artistico in sè. Leggerlo infatti a partire dalla storia personale di chi lo produce diventa mutilante proprio perché esso ha un valore imprescindibile, mostra una sua indipendenza, dice delle cose che vanno al di là degli accadimenti biografici o dei conflitti psichici dell'artista.

Certo, un quadro, una poesia, un brano musicale, un balletto non godono di una piena autonomia rispetto al loro creatore, sono intrisi del suo inconscio, ma sarebbe fortemente limitante ricondurre solo ad esso la loro bellezza e il loro pregio in quanto opere d'arte. Ciò che si allaccia sempre all'arte e che distingue la vera opera da un lavoro banale è la possibilità di avvicinare chi vi si accosta alla dimensione dell'assoluto. Che pertanto sfugge ad una presa univoca da parte di una sola interpretazione ma rimanda ogni volta a significati nuovi, in maniera inesauribile, mai saturante.

L'arte non è semplice rappresentazione della realtà, non ha una funzione esplicativa, didattica. Non mira nemmeno direttamente ad emozionare. Lo sconvolgimento emotivo che spesso ingenera è un effetto del suo portare vicino ad enigmi che riguardano la vita umana in quanto tale, la caducità, la morte, l'amore, il sesso, il divino. Enigmi irrisolti, insolubili, di cui non si può parlare se non con un linguaggio che preservi l'apertura al mistero.

In questo senso l'arte è sempre animata da una tensione, da una forza senza la quale non avremmo effetto artistico ma solo manierismo, vuoto formalismo. Lo sforzo è quello di rappresentare ciò che sfugge alla rappresentazione, ciò che è senza immagine e che in psicoanalisi chiamiamo Reale: dolore, morte, vita, sesso.

Il linguaggio artistico non si può disgiungere dalla sua finalità rappresentativa. Esso stesso, pur aderendo a dei rigorosi parametri formali, è però pulsante, vivo, non incasellabile, necessariamente enigmatico ed insofferente nei confronti di irrigidimenti convenzionali imposti da scuole o correnti.

Se la scienza (con la sua volontà di ricondurre tutto ad un senso) e la nevrosi (con le sue inibizioni) sono forme di difesa dal Reale, dalla sua pericolosa incandescenza, l'arte appare come una possibile modalità di incontro con l'indicibile. Cosa che quindi la accomuna all'esperienza della psicoanalisi.

L'analizzante (e non lo psicanalista!), come l'artista, è alle prese con l'ardua impresa di dire, di raffigurare il lato oscuro, invisibile e sconcertante della sua esistenza. Come lui produce un testo mai saturo, mai pienamente esplicativo, sempre un po' ambiguo, aperto e per certi versi sempre nuovo pur nella ripetizione.

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

La depressione: come riconoscerla

Non sempre appare possibile per chi ne soffre riconoscere il preciso momento in cui si instaura una depressione. La depressione clinica, che si distingue dall’affetto depressivo che prima o poi tutti conosciamo, si impadronisce di noi lentamente, subdolamente.

Il complesso della “madre morta”: prima parte

In “Narcisismo di vita, narcisismo di morte”, testo di Andrè Green pubblicato nel 1983, troviamo una descrizione approfondita della figura della così detta “madre morta”, frutto delle riflessioni dell’autore intorno a quei pazienti nevrotici  le cui analisi (anziché dare centralità ai sintomi nevrotici) girano sostanzialmente intorno alla depressione e alle tematiche narcisistiche connesse.

La depressione: i benefici della parola

Il discorso contemporaneo, nonostante parli molto di depressione, non la ama per nulla. La considera un deficit, una malattia, qualcosa da estirpare e togliere di mezzo il più velocemente possibile. La medicalizza. Ora, se esistono certamente forme la cui gravità non fa venire nessun dubbio sull' opportunità di un intervento terapeutico diretto e mirato ad un loro alleggerimento, la maggior parte dei casi trattati attraverso la mera via farmacologica in realtà ha migliori possibilità di riuscita con un approccio che integra l'uso della parola.

Depressione da confort

La depressione è un affetto che colpisce l’essere umano ogni qualvolta fatica a venire a patti con una perdita significativa. Si può trattare della morte di una persona, di una delusione amorosa, di un de mansionamento lavorativo, di una malattia. Tutte situazioni caratterizzate dall’irruzione di un elemento che destabilizza il tran tran quotidiano, mettendo fortemente alla prova la capacità di farvi fronte da parte di colui che ne viene colpito.

Mania e depressione: "una mente inquieta"

"Una mente inquieta" è il racconto autobiografico di Kay Redfield Jamison, psicologa americana affetta dalla sindrome maniaco - depressiva (detta altresì disturbo bipolare).È un testo molto interessante, perché coniuga in maniera inedita il racconto dell'esperienza della malattia con le conoscenze scientifiche possedute a riguardo dall'autrice.

Tristezza o depressione?

Come riconoscere la differenza fra un periodo critico, in cui ci si trova ad affrontare una delusione o una perdita, e l'instaurarsi di un vero e proprio affetto depressivo? Cosa distingue la sofferenza, il patire un dolore, lo stare male da una condizione clinica?

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.