Anestesia contemporanea

Oggigiorno si è inclini a confondere la “vera” apertura mentale, intesa come tolleranza fondata sulla consapevolezza della complessità propria e altrui, con la semplice accettazione acritica di comportamenti e situazioni una volta condannati socialmente. 

L’uomo moderno cioè tende ad una certa anestesia nei confronti di tutto (nulla più lo sorprende) che però viene frequentemente  contrabbandata per mentalità progressista.  A questa modalità,  che cela in realtà una latente passività, subentra poi  ciclicamente qualche accesso critico, che tuttavia  rischia di profilarsi più come un tratto nichilistico che un atteggiamento davvero costruttivo.

Il crollo della morale e del buon gusto unitamente ad una situazione generale di precarietà e di crisi economica, costituiscono quell’humus di decadenza che incentiva rassegnazione, individualismo e affievolimento della spinta vitale e progettuale.

Pratiche di godimento (sesso sganciato dall’affettività, abuso di sostanze, consumismo compulsivo, idolatria dell’immagine  ecc...) sono la testimonianza di un ripiegamento “autistico” su se stessi, che prende il posto dello slancio verso l’altro e verso la vita comunitaria. I valori del rispetto, dell’autocontrollo e della disciplina, indispensabili per vivere in armonia con gli altri e per lavorare ad un progetto comune, vengono così drammaticamente meno.

Quali vittime

Ne sono colpiti in misura e in forme differenti giovani e adulti, alle prese sia gli uni che gli altri con un ridotto ventaglio di possibilità e di stimoli offerti dalla società. L’impoverimento economico e valoriale li spinge verso atteggiamenti individualistici e competitivi, in un clima di progressiva disumanizzazione e di intorpidimento del pensiero e dell’affettività. Il Dio godimento inghiotte tutto e tutti, il  ritornello del “perché no?” permea i modi di pensare comuni.  Ciò che si proclama come  “mentalità all’avanguardia” non è che il triste riflesso di una società malata.

Ci troviamo perciò di fronte ad un vero e proprio sovvertimento dei valori. I giovani o più in là negli anni gli adulti che non si uniformano al sistema, che non si adeguano, che sentono una spinta diversa, un desiderio di autenticità rischiano di venir falciati, di venir messi da parte, di uscire drammaticamente di scena.

E sono proprio loro ad essere più umani, nel vero senso del termine. L’umanità non è uno stato dato per natura, la si conquista attraverso il valore del rispetto dell’altro e della differenza, che necessariamente limita il narcisismo individuale. Chi valorizza la differenza, propria e altrui, chi la cerca come una ricchezza, chi non si rassegna a che venga spazzata via o nascosta dietro maschere omologanti si ritrova perso, va in crisi.

Il ruolo della psicoanalisi

La psicoanalisi in questo senso è una disciplina apertamente controcorrente perché ascolta  queste crisi, le considera preziose, non si precipita a normalizzarle per reinserire nel gregge  la pecorella smarrita. L’incontro con uno psicoanalista può costituire allora una boccata d’aria fresca sia per il singolo, che  per lo stesso mondo inquinato che riduce all’asfissia ogni soggettività che sia davvero tale

Se la società è fatta di individui, la cura del particolare svolta da un analista non potrà non avere delle ricadute nel sociale. Più soggetti diventano consapevoli di sè e imparano non solo a resistere alle pressioni ma a fare qualcosa di costruttivo  proprio a partire dalla loro creatività personale, più  la malattia sociale viene avversata e combattuta. 

 

Il senso critico che si rinforza o si sviluppa nel corso di un’analisi non va inteso dunque come la faccia disfattista del conformismo di idee e sentimenti. Chi è addormentato nell’adesione ai miti contemporanei è anche chi si lamenta sterilmente dello status quo, come qualcuno che scuote la testa ma al tempo stesso partecipa degli stessi meccanismi che condanna.

L’aspetto veramente sovversivo di un percorso analitico  sta nel distogliere radicalmente da ogni tentazione  vittimistica per far accedere ad una fiducia nuova, di marca completamente diversa rispetto all’euforia collettiva dello shopping o delle mille droghe contemporanee. Se l’euforia data da qualsiasi tipo di oggetto schiavizza e rende dipendenti  (senza c’è il baratro del senso di vuoto), lo slancio fiducioso attinge dalle risorse interiori risvegliate e rinvigorite dal  riconoscimento. Ne deriva una forza nuova, basata non su inganni ma sull’attraversamento di  verità personali.

Verso una rinascita 

Allora nessun ostacolo  può più essere invocato come uno sbarramento  insormontabile rispetto ad una qualsivoglia realizzazione soggettiva. Si scopre che un ruolo attivo in società può essere giocato,  per quanto lo consentano le proprie attitudini e capacità, pur all’interno di un contesto in crisi, che non offre certezze nè incentivi alla creatività personale. Si tratta di inventare da zero, di trasformare la crisi in un’opportunità di crescita e di profonda maturazione interiore.

Molti sono i soggetti che bussano alla porta di un analista disorientati dalle aspettative dell’ambiente familiare o sociale più allargato. Non sono sempre persone senza possibilità, magari hanno un  lavoro, hanno persino precocemente raggiunto una buona posizione. Ma ad un certo punto cominciano a chiedersi chi sono, cosa vogliono davvero, cosa può succedere se tentano di sottrarsi alla presa di ciò che è considerato universalmente giusto e desiderabile.

La famiglia infatti spesso collude con il discorso sociale, ovvero spinge verso un livellamento di aspettative e di capacità critiche, per paura o per i bisogni sommersi di riscatto dei suoi membri. Un padre o una madre, talvolta perfino un coniuge,  possono non rispettare la diversità altrui, insistendo  nel vedere l’altro come un prolungamento di se stessi.

Separarsi dalla domanda dell’Altro, dalle attese sociali e familiari è un percorso non facile, doloroso e mai lineare, punteggiato da coraggiose aperture e fughe all’indietro. Esso tuttavia costituisce l’unica via possibile per tornare (o talvolta  cominciare) ad aprire gli occhi, a  guardare con curiosità lo straniero che è in noi e fuori di noi.

Solo così, aprendosi alla dimensione dello “sconosciuto”, di ciò che non si conosce ancora, si può rompere il guscio inaridente dei pregiudizi, dell’indifferenza, del vittimismo  e dalle pratiche solitarie che distolgono dal pensare e dal sentire davvero.

Solo così si può diventare adulti che non si limitano a svolgere il loro compito, a fare ciò che va fatto, ma che si nutrono, si arricchiscono e arricchiscono il mondo tramite i loro atti. 

 

Tags: Disagio contemporaneo

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