Come fallisce un incontro d’amore

La psicoanalisi è chiara su questo punto, uomo e donna sono destinati a non incontrarsi mai, salvo che in rare e miracolose eccezioni. Non che le relazioni non esistano, benché esse siano sempre più fragili e segnate dal falso mito dell’individualismo e dell’autosufficienza.

Ciò che  le mina dal di dentro (e spessissimo ne decreta il fallimento) sono la differenza nelle modalità di espressione del desiderio unitamente alla troppa diffusa intolleranza nell’accostarsi alle ragioni incomprensibili dell’altro.

Il desiderio maschile: il “pezzo”

Da parte sua il desiderio maschile si indirizza verso il “pezzo”, inteso come il corpo della donna che, frammentato in una serie di dettagli, accende le fantasie erotiche dell’uomo. Una donna non è desiderata perchè bella nè tantomeno perché intelligente o altro: ella suscita attrazione nella misura in cui possiede fisicamente quel “divino dettaglio” in grado di risvegliare qualcosa che ha a che vedere con antichi o presenti  fantasmi inconsci.

L’apprezzamento per le altre caratteristiche avviene in un secondo momento, ma spesso al di là della consapevolezza, tanto che a volte lo stesso maschio non sa dire bene cosa lo affascini  della donna che gli piace. Può essere un modo di fare, un certo uso del linguaggio, un “non so che” che tuttavia è sempre vincolato ad un’elaborazione più sofisticata,  secondaria alla cattura immediata da parte del “pezzo”.

Il desiderio maschile si profila dunque al fondo come brama di possesso di un oggetto, se non è ingentilito da un occhio che vede simultaneamente il soggetto femminile, ovvero la donna, l’essere umano. Calzanti  a proposito le parole dello scrittore D.H. Lawrence: “ L’uomo  è disposto ad accettare una donna come sua pari, come un uomo in gonnella, come un angelo, un diavolo, una faccia d'angelo, una macchina, uno strumento, un seno, un utero, un paio di gambe, una serva, un'enciclopedia, un ideale o un’oscenità, l'unica cosa è che non l'accetta come un essere umano, un vero essere umano di sesso femminile”.

Dunque  più l’intelligenza e la sensibilità (non la cultura!) del maschio sono raffinate, più la faccenda si allontana da una mera questione di appetito carnale, arricchendosi  di risonanze psichiche ed emotive che tuttavia non trascendono mai completamente il campo fisico e non necessariamente si trasformano automaticamente in trasporto amoroso. Un uomo può impazzire per una donna pur non amandola. Può avvertirne la mancanza in senso fisico ma non amoroso. Non solo perché è difeso, come spesso pensano erroneamente le donne, illudendosi. Semplicemente la sua struttura lo porta a dividere rigidamente il campo erotico da quello affettivo e sentimentale. 

Il desiderio femminile: il “segno” 

La donna al contrario è sensibile al “segno” più che  al “pezzo”, cioè al segno del desiderio dell’altro. Il desiderio allora scatta nel sentire che è desiderata dall’uomo. Tendenzialmente viene sopraffatta dall’intensità dello sguardo maschile proprio per questo motivo: più lo sguardo diretto su di lei è profondo e penetrante (in ogni caso non volgare) più è facile che si senta voluta, vista, letta dentro. In una parola, colta nell’interezza del suo essere.

Ma la domanda che a quel punto  più o meno coscientemente ed intensamente si affaccia alla sua mente è “mi vuoi davvero o sono solo un oggetto per te?”,  “che cosa vuoi da me?”. Scatta cioè un’interrogazione rispetto al proprio valore per l’altro. La donna entra nel discorso amoroso contestualmente al risveglio del desiderio, che lo voglia o meno, che sia emancipata o al contrario legata ai valori più tradizionali.

Molte sofferenze lancinanti che ascoltiamo in analisi provengono proprio da donne “libere” che, incontrato il vero desiderio, scoprono il dolore nel non venir ricambiate nella passione amorosa dall’uomo che tanto le ha fatte sentire “vive”, cioè finalmente viste al di là dell’avvenenza esteriore. Possono subentrare dei veri e propri comportamenti “erotomanici” al limite del delirio, alimentati dall’ostinata domanda di essere amate.

Sempre  a meno che non si tratti di puro capriccio. Parecchie così dette “mangiatrici di uomini” sono gratificate dal solo fatto di piacere, non ricercando altro che l’ossessione maschile nei loro confronti per godere narcisisticamente dell’effetto di rinforzo dato al loro ego. Ma allora non siamo nell’ambito del desiderio vero, bensì in quello contorto di meccanismi nevrotici (quando va bene) alimentati dall’odio o dall’indifferenza verso il maschio. 

La degenerazione del legame 

Si capisce dunque come l’unico terreno di incontro possibile fra i sessi sia quello dell’amore. Quando cioè nell’uomo la passione per il corpo  si dirige verso l’essere nella sua totalità  e nella donna il sentirsi desiderata non rimane al livello di un capriccio o di una mera gratificazione narcisistica ma diventa un acconsentire, un arrendersi a forze misteriose che trascendono il suo io. Un incontro  d’anime. Allora il riconoscimento reciproco, il reperire l’unicità dell’altro come preziosa e irrinunciabile aprono la via ad un “noi”, alla coppia di amanti innamorati.

Se l’amore può configurarsi come superamento (e non come annullamento) di tali divergenze, esso ai nostri giorni è sempre più in difficoltà, per via di una crescente svalorizzazione del legame in quanto tale. Lo scambio con l’altro si impoverisce nella misura in cui il partner viene frequentemente ridotto ad oggetto di consumo, ovvero a qualcuno che risponda a dei bisogni egoistici, che siano sessuali o di accudimento o entrambi. L’impasse è nel passaggio dall’innamoramento, che si alimenta di fantasie e di sogni, all’amore, che invece accoglie la concretezza reale e non ideale del partner.

Allora, a fare da ostacolo all’incontro tra i sessi, non vi è solo la differenza strutturale delle modalità con cui si desiderano,  ma la difficoltà, questa tutta “unisex”, a stabilire un rapporto all’insegna della generosità e dell’accoglienza vera.

Sarebbe semplicistico attribuire  la fragilità o la conflittualità perenne  dei rapporti di coppia soltanto al maschio che non sa amare o alla donna assorbita dal suo specchio. A volte coppie in cui il desiderio non è mai esistito si rivelano più solide affettivamente di tanti rapporti nati sotto la stella del desiderio (benché queste coppie siano amputate,  prive dell’humus vitalizzante per eccellenza della passione e pertanto sempre a rischio di disfarsi nel caso di un vero incontro).

Fondamentale si rivela la capacità o la volontà di andare incontro all’altro con cuore aperto e disponibilità a capirne le ragioni. In caso contrario l’amore scade in un aggrapparsi carico di rivendicazioni e ostilità più o meno manifeste, frutto di egoismi insuperabili e inaridenti.

Sempre ricordando Lawrence: “Sono e così stanco di sentirmi dire che voglio che il genere umano torni alle condizioni dei selvaggi. Come se le persone delle città moderne non fossero le più crude, primitive, grossolane e selvagge scimmie che siano mai esistite, per quanto riguarda i rapporti tra uomo e donna. Tutto quello che vedo nella nostra tanto decantata civiltà sono uomini e donne che si fanno vicendevolmente a pezzi emotivamente e fisicamente, e tutto ciò che chiedo è che si fermino a riflettere”.

Tags: Rapporto uomo donna

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