Guarigione e solitudine

Ogni guarigione dell’anima avviene in solitudine. Ogni scatto verso la vita, ogni ripresa di fiducia e positività, ogni manifestazione di forza e coraggio di fronte alle avversità  sono indissolubilmente legate ad una “decisione” maturata nel profondo della psiche individuale.

Decisione da non leggere come puro esercizio della volontà o al contrario mero slancio emotivo, ma come atto psichico che coinvolge tutto l’essere, dalle fondamenta. Punto di incontro fra coscienza e inconscio, terreno in cui lucidità e consapevolezza integrano, senza rifiutarli, contenuti inconsci multipli e sfaccettati.

Limiti del legame

Va da sé come la solitudine non sia semplicemente l’orizzonte entro cui avviene il processo (la condizione che lo rende possibile)  ma ne sia anche parte essa stessa, ovvero ne costituisca il cuore pulsante.

Decidere di guarire, di lottare, di costruire anziché di distruggere (anche se concretamente per costruire spesso bisogna proprio distruggere) vuol dire accettare di essere radicalmente e spietatamente soli, nonostante i legami, l’affetto delle persone care ecc…

Questo è il motivo per cui aggrapparsi a qualcuno, che sia l’amico, il partner, lo psicologo non funziona, anzi, è proprio tale atteggiamento quasi sempre la causa del perpetrarsi di un malessere.

Appiccicarsi a qualcuno indica un movimento di fuga dalla propria solitudine esistenziale; un tentativo di schivare, facendo prendere in carico all’altro la nostra sofferenza, l’appuntamento inaggirabile con noi stessi.

Il legame, anche quello più forte, ha sempre dei limiti, limiti dati dal fatto che l’altro non è noi, non ha il nostro corpo, non vive nella nostra carne. Può tutt’al più, nei casi più riusciti, comprendere dei frammenti della nostra anima, condividere parte della gioia e del dolore. In ogni caso resta separato, staccato, resta altro. Come un muro, una barriera invalicabile.

La psicoterapia

Le terapie psicologiche che hanno un senso tentano sempre di far passare questo concetto, in maniera soprattutto indiretta. Lo psicoterapeuta manovra in modo tale da non incentivare la dipendenza (pur nel contesto di un legame che può talora farsi emotivamente  forte) affinché il paziente incontri la solitudine e inizi a familiarizzare con essa.

In terapia accogliamo spesso persone che ci chiedono cosa fare, cosa dire, persone che recriminano scarsità di attenzioni da parte dei loro partner o amici anche quando palesemente ciò non coincide con la realtà dei fatti.

Per coloro che si attaccano infantilmente il latte elargito non basta mai. E hanno ragione, toccano con mano una verità. Se pensiamo che l’altro possa colmare i nostri bisogni siamo allora ben presto  costretti ad inciampare nella sua inadeguatezza.

Ma non perché sia proprio X  ad essere insufficiente, dunque il candidato ideale a rappresentare la causa dei nostri problemi. Mettere la colpa fuori, metterla nell’altro intrappola in una sterile girandola e impedisce di vedere il dato strutturale: siamo sempre e comunque soli.

Possiamo aspirare a incontri speciali, possiamo augurarci persone altruiste, generose. Possiamo godere della loro compagnia, della loro saggezza leggera, a volte del loro amore disinteressato.

Ma nessuna di loro potrà mettersi al nostro posto, potrà lenire il nostro dolore dall’interno. Quello è e resta nostro e nessuno, ma proprio nessuno, ce  lo estrarrà come un dente dalle gengive.

L’insopportabilità della sofferenza spinge a cercare aiuto, una mano tesa. Ma chi guarirà non tirerà quella mano avvinghiandocisi  tanto convulsamente da trascinare nel baratro anche il volenteroso soccorritore.

Chi guarirà ne sentirà il tocco, il calore, sarà confortato dal fatto che a questo mondo esiste ancora il Bene e deciderà, con i suoi tempi e in piena autonomia, di alzarsi, di far leva sulle proprie gambe tanto ammaccate per tornare in qualche modo a camminare.

E se non camminerà più come prima, perché la botta è stata forte, egli porterà la rabbia e il lutto nel suo cuore fino a che zoppicare sará il suo nuovo modo di camminare. Il che non gli impedirà di correre in altri modi.

Aiuto psicoterapeutico

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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