L’indecisione cronica

Capita a tutti di vivere dei momenti di forte indecisione e di disorientamento, soprattutto quando si tratta di scelte delicate che comportano ricadute importanti e segnano irreversibilmente un “prima” e un “dopo”. L’ignoto di per sé spaventa, così, anche quando la situazione è stata analizzata da tutti i punti di vista, il passo decisivo può essere ritardato da dubbi e ripensamenti.

Differenza fra indecisione transitoria e indecisione cronica 

La rimuginazione dunque non è patologica se ad un certo punto si interrompe e lascia spazio ad un atto non più passibile di essere messo in discussione. La persona molto razionale  tende a temporeggiare finché non ha tutto chiaro nel profondo di se stessa ma poi, una volta stabilito il contatto con le proprie esigenze più autentiche, si sbilancia e prende una posizione chiara e decisa nei confronti di ciò che vuole. 

L’aver imboccato la via che si desidera veramente  dà soddisfazione, nonostante la rinuncia verso le altre opzioni possibili, la paura e le eventuali difficoltà pratiche da affrontare. La pienezza data dal sentirsi al proprio posto, in accordo con l’intimo sentire, permette di sopportare la frustrazione che sempre accompagna le scelte non facili e non consente di cedere al richiamo del “se avessi fatto in quell’altro modo”. 

Certamente può capitare, pur avendo agito in piena coscienza, di accorgersi negli anni di essere cambiati molto rispetto  al momento della scelta. Ma ciò è normale, fa parte del gioco della vita, si doveva cambiare proprio grazie a quella via intrapresa tanto tempo prima, senza la quale non si sarebbe diventati le persone che si è. 

La trasformazione è inevitabile, così come è inevitabile scegliere nuovamente ciò che si è già scelto o cambiare rotta, non restando immobili e paralizzati  di fronte agli appuntamenti del destino. La paura non va demonizzata, anzi, soccombere ad essa (senza riuscire ad affrontarla se non tramite dei massicci baluardi difensivi) fa invece precipitare in veri e propri gironi infernali. 

L’indecisione che ha dei caratteri patologici segnala infatti la vittoria della paura sulla vita. L’indeciso cronico non è soltanto uno che ha timore di sbagliare, non è soltanto un po’ confuso, non si trova   in un momento della vita complesso ma transitorio, da cui si può uscire, pur con fatica. La sua intera esistenza è “murata” in una condizione di perenne incertezza, senza alcuna possibilità di rottura della girandola che lo imprigiona. Egli vive nel “poi”, un “poi” che non si realizza mai, e tutti i suoi desideri sono solo fantasie, sogni che lo ossessionano, che ama disperatamente e che carezza ogni giorno  in segreto, ma che rende lui stesso irrealizzabili  tenendoli rigidamente separati dalla vita “vera”. 

Perché questi sogni devono restare fuori dalla realtà? Devono starci perché altrimenti vanno in frantumi. La prova di realtà è talmente angosciante da consegnare ad un’impotenza assoluta. Di fronte alla magnifica torta dei desideri la fame viene meno, come a dire che il desiderio si dissolve, svanisce, si rarefa come una nube di vapore proprio nell’incontro con la possibilità della sua realizzazione. Non resta insoddisfatto o deluso,  si cancella proprio, non esiste più. Nei casi peggiori tale indifferenza si tramuta in vera e propria cattiveria, in sadismo. L’oggetto del desiderio viene ridicolizzato, sminuito, svalutato, maltrattato.

Ma poi, una volta ripresa la debita distanza, dopo una pausa in cui la pace sembra finalmente scesa, ecco che si apre la voragine della mancanza,  il desiderio riemerge, imperioso, ed invade e tortura  la mente, ossessionandola in maniera infernale.

La terapia dell’indecisione  patologica 

La chiave per uscire dall’eterna altalena invalidante e dolorosa  di avvicinamenti e fughe sembra stare nella realizzazione piena da parte dell’indeciso della propria paura e della sua assunzione. Capire che non si tratta di una lacuna dell’oggetto ma  della propria impotenza psichica può aiutare a fare chiarezza nel marasma delle percezioni contraddittorie.

Ma spesso in terapia queste persone ci riferiscono una paura così soverchiante che nessuna consapevolezza possibile sembra incidere quel muro invisibile. Nemmeno un’azione di coraggiosa violenza su se stessi li aiuta, atto estremo che molti paurosi riescono a compiere quando capiscono che se non lo rompono loro il vetro che li separa dalla vita nessuno lo farà al posto loro. Gli altri infatti possono tendere una mano, soprattutto quando intuiscono il problema. Tuttavia le persone in genere si bloccano quando si sentono rifiutate. 

Il rischio per gli indecisi  cronici è di incontrare dei partner speculari, ovvero dei  decisionisti dalla sensibilità poco raffinata, che si mettono a  governare le loro vite  e che  finiscono per decidere al  posto loro, su qualsiasi cosa. Le loro personalità così non maturano, divise tra la comodità di qualcuno che li solleva dal gravoso compito di realizzare se stessi, e il tarlo perenne del “cosa voglio” che costruisce mondi paralleli. 

L’analista allora sarà tutto tranne che una figura che si imporrà. Attenderà un gesto spontaneo, in primis la costruzione di un transfert, ma soprattutto ascolterà queste persone, fiducioso che il suo ascolto li possa a sua volta aiutare ad ascoltarsi davvero e ad avere meno paura di ciò che sono.

Male oscuro, Idee fisse

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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