L’importanza dei sogni

In generale tutte le scienze umane attribuiscono ai sogni un valore particolare. I sogni sono infatti esteticamente interessanti, il loro linguaggio assomiglia a quello poetico e pittorico, talvolta sembrano orchestrati come dei film d’autore.

Il loro venir prodotti senza l’ausilio della volontà cosciente li avvicina a delle autentiche opere d’arte, in cui la forza e la bellezza del messaggio non sono infiacchite e adombrate dal compiacimento dell’Io.

Il sogno come cura dell’anima 

La psicoanalisi, come è noto, ha elevato il sogno a vero e proprio strumento di conoscenza e di cura dell’anima. Proprio per questa sua peculiarità di essere prodotto da un’attività mentale non intenzionalmente diretta, è stato considerato da Freud la “via regia” d’accesso all’inconscio. 

Se alcune problematiche nervose sono l’effetto di un ingolfamento dell’inconscio, ovvero del rifiuto di alcune consapevolezze dolorose, il sogno si rivela come il luogo in cui certe verità imprigionate si esprimono in maniera cifrata e cristallina al tempo stesso.

Guadagnare cognizione e lucidità secondo la psicoanalisi (ma anche secondo un po’ tutte le psicoterapie non meramente comportamentali)  ha un valore terapeutico  rispetto al restare in balia di affetti non riconosciuti e ricacciati in angoli remoti  della mente, ma da solo tale processo non basta. Bisogna che intervenga qualcosa in più, un incontro vero e proprio. 

Il sogno in tal senso è allora un prezioso e per certi versi insostituibile alleato, nella misura in cui la coscienza  che è in grado di suscitare risulta sorprendente, spiazzante, capace di aggirare le difese granitiche della razionalizzazione e dell’intellettualizzazione e gettare direttamente “dentro” la cosa scabrosa.

“Come” e “quale” consapevolezza produrre? 

Il problema che ci si trova ad affrontare durante le psicoterapie è il “come” produrre la consapevolezza e “quale” consapevolezza: non basta infatti realizzare una ricostruzione logica dei perché e dei percome,  scovare l’elemento  di cui non vogliamo sapere nulla, levarlo  dal suo nascondiglio e appenderlo ben visibile al muro. 

Non si tratta cioè di sostituire l’Io all’Es, il controllo cosciente al vortice dell’irrazionalità. Se fosse questo il punto faremmo pedagogia, educazione, insegnamento…Ci occuperemmo di potenziare delle funzioni psichiche, non di sciogliere nodi..

L’interpretazione corretta del sogno fa sempre centro, lascia di stucco, buca le lastre difensive e riconnette alla sostanza  più vera e più viva, pur nei suoi aspetti dolorosi. Così facendo cura, guarisce, perché in un attimo viene fatta “esperienza” concreta e non filtrata dalla ragione di ciò che si sta evitando con le difese psichiche. 

Jung una volta in una conferenza parlò di un tale che soffriva di sintomi fastidiosi ad un tallone, non riusciva nemmeno più a camminare. In terapia venne fuori il sogno di un serpente che lo mordeva proprio ad un tallone. Il morso del serpente era la traduzione del morso della donna, ovvero del dolore di essere stato abbandonato dalla donna amata, affetto da cui l’uomo aveva preso le distanze banalizzando e riducendo la portata  dell’evento. Entrare in contatto con la verità del proprio sentire profondo ma represso liberò l’uomo dai sintomi che lo affliggevano. 

Jung fra l’altro fece notare anche lo zampino dell’inconscio collettivo nel sogno del suo paziente: il serpente è notoriamente il simbolo della donna. Per cui la forza del sogno è pure potenziata dalla presenza di questi simboli universali, mobilitati dalla mente inconscia per rafforzare il senso tutto individuale e particolare del sogno. 

Il sognatore di Jung guarì non perché ricevette una spiegazione della sua dinamica psichica di rimozione e di ritorno del rimosso. Si pacificò perché sentì, visse, toccò con mano proprio ciò da cui stava scappando, grazie alla precisione del sogno e alla sua corretta e tempestiva traduzione. 

La letteratura psicoanalitica è piena di esempi del genere. Non tutti i sogni tuttavia sono così da manuale, non tutti sono significativi e interpretabili. Non basta portare un sogno o alcuni sogni per guarire automaticamente da un male di vivere. L’approccio all’analisi dei sogni non può essere troppo carico di aspettative, di volontà e impegno, pena la chiusura dell’inconscio.

Il sogno davvero significativo, in grado di attivare un’interpretazione precisa come un’operazione chirurgica infatti arriva una tantum, magari dopo una serie in cui lo stesso significato insiste ma in maniera chiara più per l’analista che per il paziente. 

Se le connessioni con il nucleo problematico sono troppo lontane a causa di mascheramenti e rimaneggiamenti psichici  è facile che il potere penetrativo del sogno sia facilmente disattivato dalle difese del paziente, il quale finisce per elucubrare, magari anche per compiacersi della propria perizia nell’autoanalisi,  senza però che nulla cambi, che nulla incida davvero.

I sogni significativi sono allora un po’ come l’amore, quando arrivano arrivano e solo se vengono colti tempestivamente possono fiorire, possono stravolgere la vita. Altrimenti sono passatempi piacevoli, viaggi fantastici, esperienze estetiche interessanti che tuttavia non sbloccano nulla.

Conflitto inconscio , Guarire dai sintomi, Psicoanalisi junghiana

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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