Lo zingaro, metafora di desiderio

A partire da diverse angolature, D.H. Lawrence analizza in tutti i suoi romanzi e racconti il tema a lui più caro, la confusione dell'uomo e della donna moderni circa la sessualità e il desiderio. Una lettura molto diffusa ma riduttiva del pensiero lawrenciano lo inquadra come semplice critica alla civiltà moderna, che avrebbe intaccato la spontaneità "originaria" della sessualità umana, alienandola.

Tuttavia questa visione (a torto) farebbe di Lawrence un ingenuo promotore di un ritorno "mitico" all'origine: tolte le sovrastrutture imposte dalla società e dalla morale si libererebbe la sessualità dal giogo che la imbriglia e isterilisce.

È sufficiente osservare ciò che accade nella contemporaneità per constatare che le cose non stanno proprio così: la liberazione sessuale non ha coinciso con una parallela liberazione dall'insoddisfazione, con l'avvento della felicità o più modestamente con un miglioramento qualitativo del rapporto fra i sessi. Tutt'altro.

Come la psicoanalisi insegna, non basta togliere le redini al godimento per riappropriarsi di un paradiso perduto, perché perduto lo è da sempre ed è proprio su tale perdita che si fonda una vita autenticamente umanizzata. Paradossalmente più l'essere umano si avvicina all'origine, più resta schiavo di un godimento dissipativo e mortifero, non certo gratificante.

Il godimento non coincide dunque con la sessualità, ne costituisce solo un aspetto. Ciò che rende davvero viva la sessualità umana è il desiderio.

A leggere bene nel testo di Lawrence, al di là di una certa "mistica" (che comunque lo impreziosisce e arricchisce di suggestioni) e di qualche suo riferimento esplicitamente critico nei confronti della psicoanalisi, si trovano dei punti di corrispondenza fra la sua poetica e la concezione psicoanalitica del desiderio, soprattutto nell'accezione lacaniana.

Nel "La vergine e lo zingaro", racconto breve degli anni trenta, rintracciamo una condensazione straordinaria di riflessioni che hanno come oggetto il rapporto fra soggetto e desiderio (non solo quello meramente sessuale) e di come questo si allacci alla dimensione non puramente sociale ma soprattutto familiare. È nel luogo dell'Altro familiare che si gioca la partita, essa può esitare in un soccombere della soggettività, in un "assoggettamento", o al contrario in una "soggettivazione", una "liberazione" (sebbene mai assoluta, un divenire se stessi pur rimanendo dentro le coordinate di un certo contesto).

La trama è piuttosto essenziale e ricca di simbolismi:Yvette e Lucille sono due sorelle che crescono all'interno di una famiglia di ceto medio nella provincia inglese del primo dopoguerra. La madre le abbandona per fuggire con un amante, dunque crescono in un clima di rancore fomentato dalla "Mater", la nonna paterna (vero asse portante della famiglia e vero partner del figlio, mai affrancato psicologicamente da lei). In particolare Yvette, crescendo, mostra un senso critico ed un'esuberanza in cui il suo ambiente ravvisa il tratto di "depravazione" materna. L'incontro con uno zingaro del luogo, con il quale non accadrà nel concreto nulla di sessuale ma che le salverà letteralmente la vita in circostanze drammatiche, la riallaccia alla propria dimensione autenticamente desiderante e vitale.

Il riappropriarsi del desiderio grazie ad uno zingaro è una parafrasi poetica di ciò che insegna Lacan. Lo zingaro non va inteso come la figura dell'origine, del "buon selvaggio", dell'istintualità allo stato puro, ma come rappresentazione dell'inconscio in quanto Altro, in quanto eccentricità interna che sfugge al controllo dell'Io. L'accento va messo sul fatto che si ha desiderio quando si fa posto a questo Altro, quando l'Altro viene incontrato nella sua assoluta e urticante eterogeneità rispetto all'Io.

Ma nell'Altro residua pure un frammento pulsionale e perturbante, senza volto, misterioso, inconoscibile. L'enigmaticità dello sguardo penetrante e diretto dello zingaro rappresenta ciò che Lacan chiama oggetto piccolo a, oggetto causa di desiderio. Un frammento pulsionale che esiste (e resiste) proprio perché c'è stata un'operazione di civilizzazione del godimento. Non è "ritorno" all'origine ma è un prodotto dell'azione del linguaggio sul godimento, una scheggia, un detrito non addomesticabile.

Lo zingaro indica allora pure ciò che "causa" il desiderio, ciò che lo apre, che lo muove, il suo motore, non l'oggetto "mira", non ciò su cui si chiude. A tal proposito Lawrence mette in bocca ad un personaggio del racconto una verità enorme: <<il desiderio non è l'appetito>>. Il desiderio cioè non corrisponde alla brama, alla cupidigia, all'appropriazione, alla pulsione tout court. Conserva il tratto di spinta, di forza pulsionale ma non esita necessariamente in consumazione dell'oggetto. È magia, creatività, ha una base materiale ma va oltre, tocca, mette in moto l'essere. È all'opera nella sessualità ma anche in altri campi della vita, tutti quelli che hanno a che vedere con l'espressione del tratto soggettivo, l'invenzione. Per questo, anche, il desiderio è sovversivo, perché è sul lato del soggetto, della singolarità, pur essendo aperto da e sull'Altro. Non è la colla dell'adeguazione conformistica, la schiavitù del sì obbediente.

In questo le riflessioni lawrenciane sul desiderio calato nella sessualità sono profondamente in linea con la concezione lacaniana. Il desiderio non è il godimento, non è la brama animale bensì una forza irriducibile. La libertà a cui conduce non è mai radicale, non è il ritorno a qualcosa, non è anarchia. È spossessamento piuttosto, abbandono all'Altro.

<<Sì ma cos'è questo sesso? Non di certo qualcosa di volgare, la volgare sensualità, ti pare? Io credo che ci sia una bassa specie di sensualità ed un'altra specie diversa che non è affatto bassa..>>.

Lo zingaro stesso è una figura umile e fiera insieme. Anche se apparentemente sottomesso all'uomo borghese, non è servile, conserva il suo nomadismo, non è servo ma emana qualcosa del potere misterioso del padrone, di colui che osa, che rischia, che si unisce davvero alla vita.

<<Oh mi ha guardata, ecco! Ma in un modo diverso, sì, in un modo diverso da come mi guardano gli altri.. Ecco come se mi...ma veramente, come se mi desiderasse >>.

Tags: Sessualità , Rapporto uomo donna

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