Il desiderio di vita accanto alla morte

Il lungometraggio di Robin Campillo “Centoventi battiti al minuto” , presentato a Cannes nel 2017, ci fa entrare contemporaneamente nella vita associativa di Act Up (un’associazione di attivisti nata alla fine degli anni ottanta all’interno della comunità omosessuale parigina con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica alle problematiche dei malati di AIDS) e in quella privata di una giovane coppia omosessuale facente parte del gruppo.

L’ambientazione è quella della Francia di Mitterrand dei primi anni novanta, sostanzialmente sorda alla piaga sociale che affligge soprattutto omosessuali, prostitute, tossicodipendenti ed emofiliaci. Il collettivo di Act Up alterna confronti e dibattiti interni ad azioni direttamente sul campo, sempre non violente, ma certamente d’impatto, ispirate dal desiderio di un confronto senza filtri con la politica, la medicina, gli ambienti religiosi.

Anche le istituzioni scolastiche sono approcciate in maniera brusca e non programmata, per preservare l’immediatezza e la forza del messaggio che i militanti si impegnano a diffondere. L’obiettivo è informare, far circolare verità scabrose senza filtri, portare all’attenzione dell’opinione pubblica, dei giovani e delle sedi del potere lo scandalo della malattia, i rischi connessi alla sessualità non protetta nonché i bisogni dei malati, individui spesso (ma non sempre) facenti parte di minoranze sociali e non per questo indegni di pari dignità rispetto ai non malati..

Fanno parte del gruppo soprattutto giovani omosessuali sieropositivi, che hanno accidentalmente contratto il virus prima che l’epidemia esplodesse in tutta la sua portata devastatrice, prima cioè che si sviluppasse una consapevolezza collettiva rispetto alla malattia. La vocazione di molti di questi giovani è altruistica, far sapere, fare qualcosa, impedire l’avanzata del virus, opporre al muro di silenzio e di inerzia del sistema azioni, slogan, manifestazioni che colpiscano le coscienze e le rendano più accorte.

Di questi ragazzi su cui pesa una pesante condanna a morte (lo spettro dell’ AIDS) colpisce il fermo attaccamento alla vita, che si esprime sia nei confronti infiammati dei collettivi in cui si tenta di tenere a freno l’aggressività verbale in virtù di una pluralità di visioni e di pareri, che in questa loro lotta in campo sociale, diretta, colorata spesso di sangue finto, irriverente ma tuttavia sempre votata alla non violenza e al rispetto dell’altro.

Tuttavia la massima espressione della vitalità che resiste ad ogni insidia e che anzi, ne viene paradossalmente potenziata, la ritroviamo nelle vite private, nelle relazioni, nei rapporti d’amore che ancora sono possibili.

La paura è certamente una dimensione presente, palpabile, lo spettatore ne ha quasi una sensazione fisica. Ma accanto ad essa lo stesso spettatore sente la pulsazione vitale, l’incanto della tensione desiderante dei bei corpi giovani assurdamente minati dai primi segni della malattia, l’erotismo che resiste alla depressione e che si allaccia alla parola, ai racconti, alla complicità, all’amore.

Il godimento messo in scena non è meramente dissipativo, distruttivo e consumistico. La notte i ragazzi ballano a ritmo di musica, si lasciano estaticamente trasportare dalla magia dell’istante, dimentichi del pensiero assillante della morte. Come giovani qualunque nella normalità del loro tempo libero. C’è della poesia nell’incontro fra il protagonista sieropositivo e il suo amante sano, “siero negativo”. La schietta comunicazione della sieropositività, il sesso protetto, le confidenze, le carezze, di nuovo il sesso. Sesso che viene ritratto come scambio appassionato, al di là delle differenze e della minaccia di morte e di contagio.

Il compagno accompagnerà l’amico malato in tutte le fasi della malattia, con una ferma delicatezza scevra da incrinature, fino alla morte. L’amore per l’altro è ritratto in tutta la sua radicalità: massima esposizione al rischio, in questo caso quello non solo di perdere l’altro e di soffrire ma pure di contagiarsi a propria volta.

Cura, pietà scevra da pietismo, ironia, forza, intesa a tutto tondo costituiscono gli ingredienti di un rapporto su cui pesa la brutalità della decadenza, del dolore ed infine del distacco assoluto e che non si piega al nichilismo, alla disperazione senza luce, alla disumanizzazione feroce verso cui sospinge ogni malattia degenerativa e mortale.

Un bell’esempio per tante coppie normali, etero, sane e belle che si distruggono quotidianamente gli animi in sterili ripicche, ancora più mortali di qualsiasi disgrazia o anomalia possa accadere ai corpi.

Tags: Male oscuro, Disagio contemporaneo

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Tristezza o depressione?

Come riconoscere la differenza fra un periodo critico, in cui ci si trova ad affrontare una delusione o una perdita, e l'instaurarsi di un vero e proprio affetto depressivo? Cosa distingue la sofferenza, il patire un dolore, lo stare male da una condizione clinica?

La depressione giovanile

Esiste una peculiarità della depressione che affigge il giovane adulto? La sofferenza depressiva fra i venti e i trent'anni sottende cioè un denominatore comune, al di là della particolarità delle vicissitudini singolari?
Un punto ricorrente nelle storie dei giovani che inciampano in una depressione sembra essere la difficoltà di realizzazione personale. In primo piano appare la sensazione di essere come sospesi in un limbo, senza una collocazione definita nel mondo, un posto certo da occupare, una vocazione da seguire.

Depressione: tre figure della melanconia

Nel testo "Il discorso melanconico" Marie Claude Lambotte espone una tesi originale che tenta di disgiungere la melanconia sia dalla psicosi maniaco depressiva (in cui tende ad essere ricondotta dalla psichiatria) che dal lutto (al quale viene accostata per lo più dalla psicoanalisi).

Depressione e femminilità

L’esperienza clinica ci insegna come la depressione colpisca maggiormente il sesso femminile. E’ infatti accertata una maggiore vulnerabilità della donna nei confronti dell’affetto depressivo. Ma perché? Cosa la predispone a scivolare più facilmente rispetto all’uomo nella tristezza e nell’apatia?

"Il depresso"

Nella poesia di Alda Merini " Il depresso" troviamo una magistrale descrizione di alcuni tratti tipici della psiche di soggetti che soffrono di depressione, nonché del tipo di relazione che li lega a persone che sono affettivamente coinvolte con loro.

Disturbo bipolare, personalità borderline e schizofrenia: quali differenze diagnostiche?

Il disturbo bipolare (sindrome maniaco-depressiva) non è immediatamente riconoscibile dal disturbo borderline di personalità, perché entrambi hanno in comune una serie importante di sintomi. Inoltre, essendo presenti nei due casi sintomi psicotici, si può creare confusione con la schizofrenia.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.