Responsabilità e colpa

Spesso responsabilità e colpa vengono confuse, le si scambia per la stessa cosa. Qual è invece la loro differenza? Che cosa le rende al fondo molto diverse se non addirittura opposte l'una all'altra?

A ben vedere la colpa deriva dalla percezione di aver violato una norma morale socialmente condivisa. È associata al dover essere in un certo modo per non contravvenire a quelle regole e convenzioni che tendono a regolare e uniformare la condotta umana. Essa si può però estendere come reazione a tutte quelle situazioni che comportano il tradimento delle aspettative dell'altro, il fare di testa propria, il seguire il proprio godimento personale al di là di quello dell'altro. Inoltre non è affatto detto che la colpa sia sempre successiva ad un atto di ribellione. Anzi, frequentemente lo precede e di fatto lo inibisce, proprio perché scaturisce già dal solo riconoscimento dentro di sè di pensieri ed emozioni per così dire "non lecite".

La colpa rappresenta dunque uno stato conflittuale fra il desiderio e la legge. Essa appare al servizio di quest'ultima, nella misura in cui ha il potere di bloccare la realizzazione del desiderio clandestino. Tipicamente emerge se siamo animati dalla bramosia di impadronirci di qualcosa che appartiene a qualcun altro, se mentiamo,se ci scopriamo a desiderare qualcuno che non sia il nostro partner o se semplicemente siamo stanchi di seguire determinati copioni che sentiamo non appartenerci più ma la cui lacerazione porterebbe scompiglio nelle vite altrui.

In che cosa si differenzia profondamente la responsabilità? Se la colpa produce inibizione dello slancio desiderante perché considerato come una violazione dello "status quo", la responsabilità non mette affatto dei veti, non reprime, non giudica. Spinge però a prendere una posizione non tanto morale, quanto etica nei confronti del proprio desiderio. Se ciò che voglio davvero non corrisponde con quello che c'è, non si tratta tanto di rinunciarvi quanto di assumersi in prima persona tutte le conseguenze che deriveranno dai nostri atti, anche quelle più scomode e pesanti da portare.

La responsabilità, al contrario della colpa, non imprigiona ma apre. Però lo fa a determinare condizioni. Offre la libertà, non l'anarchia, non il fare ciò che ci pare senza tenere conto dell'Altro. Senza cioè fare i conti con la perdita di comodità e vantaggi della condizione che ormai ci va stretta.

Dunque un atteggiamento responsabile porta a discriminare e a riconoscere la differenza fra ciò che è solo un capriccio, magari frutto di noia e di sterile lamentazione e un "amore vero", la nascita di un desiderio autentico e inedito, una vocazione, una spinta verso un mondo davvero più consono alle nostre esigenze più profonde. Legge e desiderio non si contrappongono più a questo livello, perché tale desiderio potrà rientrare di nuovo nei limiti della legge una volta assunto responsabilmente, anche nella fatica, nel peso, nella costanza necessarie per portarlo a compimento.

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

La depressione: i benefici della parola

Il discorso contemporaneo, nonostante parli molto di depressione, non la ama per nulla. La considera un deficit, una malattia, qualcosa da estirpare e togliere di mezzo il più velocemente possibile. La medicalizza. Ora, se esistono certamente forme la cui gravità non fa venire nessun dubbio sull' opportunità di un intervento terapeutico diretto e mirato ad un loro alleggerimento, la maggior parte dei casi trattati attraverso la mera via farmacologica in realtà ha migliori possibilità di riuscita con un approccio che integra l'uso della parola.

Depressione da confort

La depressione è un affetto che colpisce l’essere umano ogni qualvolta fatica a venire a patti con una perdita significativa. Si può trattare della morte di una persona, di una delusione amorosa, di un de mansionamento lavorativo, di una malattia. Tutte situazioni caratterizzate dall’irruzione di un elemento che destabilizza il tran tran quotidiano, mettendo fortemente alla prova la capacità di farvi fronte da parte di colui che ne viene colpito.

Depressione e femminilità

L’esperienza clinica ci insegna come la depressione colpisca maggiormente il sesso femminile. E’ infatti accertata una maggiore vulnerabilità della donna nei confronti dell’affetto depressivo. Ma perché? Cosa la predispone a scivolare più facilmente rispetto all’uomo nella tristezza e nell’apatia?

"Il depresso"

Nella poesia di Alda Merini " Il depresso" troviamo una magistrale descrizione di alcuni tratti tipici della psiche di soggetti che soffrono di depressione, nonché del tipo di relazione che li lega a persone che sono affettivamente coinvolte con loro.

Depressione e amore: difficoltà e speranze

Frequentemente capita di ricevere chiamate angosciate da parte di partner di persone scivolate nella solitudine radicale della depressione.

Le invisibili catene della depressione

L'umore depresso si associa sempre alla percezione di un'impotenza, al venir meno della fiducia nella possibilità di un cambiamento, alla sensazione di trovarsi "incastrati" e di non avere via di uscita. Esistono situazioni che effettivamente per loro natura evocano tali vissuti: la morte di una persona cara, una malattia invalidante, una violenza subita.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.