Il fine ultimo di una psicoanalisi

Un'analisi non punta semplicemente a sciogliere i sintomi, va ben al di là di una pura risoluzione sintomatica. Quest'ultima è certamente contemplata, tuttavia non è assicurata a priori, in quanto si verifica come effetto di un lavoro che tocca altre corde e che implica un soggetto attivo, non passivamente in attesa di una soluzione che provenga dall'Altro. La psicoanalisi infatti non aggredisce frontalmente il malessere come un nemico da sopprimere, ma lo interroga, ne accoglie le ragioni, gli dà dignità di esistenza.

Allora il sintomo, il disagio, la sofferenza che sulle prime appaiono come corpi estranei nella vita della persona che chiede aiuto, cominciano ad acquisire un senso, rivelando la loro natura di interpreti di questioni intime e strettamente intrecciate alla modalità singolare di essere nel mondo del paziente. Essa via via diventa indirettamente il personaggio principale oggetto delle narrazioni, progressivamente assume delle fattezze sempre più nitide e al tempo stesso sorprendenti, grazie all'inevitabile storicizzazione delle sue origini e alla conseguente messa in discussione delle consuete letture consolidate negli anni.

Stanno davvero così come le ho sempre credute e inquadrate le cose? Questo interrogativo è alla base della ricerca intorno alla propria verità e parallelamente della possibilità di farsi stupire da una visione inedita di se stessi. Da tale incontro possono scaturire nuove possibilità, spostamenti di posizione, improvvise prese d'atto, vertiginosi capovolgimenti, radicali liberazioni, folgoranti intuizioni che ad un certo punto rendono semplicemente superflui i sintomi. Se essi erano i portavoce di un modo di vedere e sentire l'esistenza dai tratti difensivi e non confacenti alla vera interiorità soggettiva, quando quest'ultima si dispiega in tutta la sua autenticità essi esauriscono il loro compito e finalmente tacciono, recedono fino a scomparire.

Cos'è questa modalità singolare di essere nel mondo oggetto dell'indagine psicoanalitica? Essa riguarda fondamentalmente il rapporto del soggetto con il godimento, il desiderio e la legge. Semplificando, essa riassume il modo (sempre singolare) con cui ciascuno si arrangia nell'approcciare la forza misteriosa ed angosciante del sesso, l'enigma del desiderio dell'Altro inteso come aleatorietà e capricciosità della condotta umana e infine la potenza castrante e ordinatrice della legge in quanto limite ad un agire sull'onda degli impulsi.

Messo di fronte all'inaggirabile incontro con queste tre forze ognuno se la cava come può, nella misura in cui nessuno può insegnare come averci a che fare. Si è sempre soli nell'incontro. Ma in tale cavarsela c'è tutto l'eco della storia del soggetto, sempre fatta di eventi fuori dal controllo, di situazioni e vissuti che condizionano e che possono contribuire a creare muri, dighe o al contrario a determinare squarci ed emorragie continue. L'analisi non può invertire la storia, ciò che si scrive si scrive e riverbera i suoi effetti, ma può intervenire affinché qualcosa "cessi di non scriversi". Che significa?

Aiutiamoci con la logica aristotelica. Aristotele chiama necessità "ciò che non cessa di scriversi". Gli avvenimenti della nostra vita che lasciano una traccia indelebile ci influenzano, fissano e rendono ripetitive le nostre modalità di reazione a certi eventi, come un automatismo. La categoria dell'impossibile, rappresentando "ciò che non cessa di non scriversi" raffigura il rovescio della necessità: se ad esempio di fronte alla sessualità o all'amore un soggetto alza sistematicamente un muro difensivo (necessità come automatismo di ripetizione, come difesa nevrotica, come legge senza desidero), ciò comporta correlativamente che la sessualità o l'amore non si realizzino mai pienamente (impossibile).

Ma è ad un terzo livello, quello della contingenza, "ciò che cessa di non scriversi", che si gioca la partita dell'analisi. Un'analisi condotta fino alla sua conclusione logica rovescia l'affidarsi nevrotico alla necessità, supera l'impossibile e apre alla contingenza, alla rottura dell'automatismo, all'abbattimento del muro, alla possibilità del nuovo, all'incontro. Al lasciarsi andare a ciò che accade al di là dei programmi, al mollare sulle certezze nevrotizzanti.

Ecco la vera posta in gioco in una psicoanalisi: aprire alla contingenza. Il che non significa mettersi nei guai, buttare irresponsabilmente tutto all'aria in nome di una liberazione degli istinti. In atto c'è al contrario una grande responsabilità verso se stessi e chi sta attorno, nonostante possibili e spesso inevitabili lacerazioni. Il peso della domanda dell'altro si alleggerisce non nei termini di un menefreghismo cinico, ma in quelli di un'alleanza e non più di un'opposizione fra legge e desiderio.

Sia uomini che donne potranno allora accedere ad una posizione nei confronti del godimento, desiderio e legge di stampo "femminile" , orientata cioè da ciò che Jacques Lacan chiamava Altro godimento. Che significa godimento non localizzato tout court nell'organo ma godimento del corpo. Corpo che vibra e riluce di vita nella sua interezza.

Tags: Psicoanalisi lacaniana, Guarire dai sintomi, Altro godimento

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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