Cuore che ride

La poesia "Cuore che ride" di Charles Bukowski racchiude un insegnamento che per ogni pratica psicoanalitica risulta centrale. Nella sua apparente semplicità essa rende molto bene la differenza fra due atteggiamenti apparentemente simili ma profondamente diversi, la resa e l’accettazione come risposte alle avversità della vita.

Nel primo caso, quello dell'arrendevolezza, è il rifiuto di venire a patti con le "batoste" a determinare la discesa in "cantina" dell'intera esistenza. Siccome la vita non è più quella che immaginavo, siccome è intaccata, sporcata dall'evento traumatico, dall'abbandono, dal lutto, dallo scacco, dalla malattia  tanto vale sbatterla in cantina al pari di un oggetto difettoso.

"La tua vita è la tua vita" dice Bukowski per prima cosa, riferendosi chiaramente alla unicità di ogni esistenza, non riconducibile a nessun modello ideale di perfezione. Tale singolarità  viene ripresa ed arricchita nell'ultimo verso, "tu sei meraviglioso, gli dei aspettano di compiacersi in te", che allude esplicitamente  ad una dimensione trascendente. "La tua vita è la tua vita" certo, ma ti è stata donata, dunque se essa può non essere come la si vorrebbe bisogna tuttavia valorizzarla per quello che è. Dentro ad un dono è racchiuso sempre un frammento del donatore, allora c'è qualcosa di sacro in ogni vita, anche la più misera o non riuscita secondo i criteri mondani.

 "Da qualche parte c'è luce". L'accettazione del destino avverso si interseca così alla fiducia che qualcosa sfugga sempre alla presa delle avversità. Una scheggia di luce sopravvive, "forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre". Questo è il punto in cui la passività dell'assoggettamento si intreccia all'attività, alla possibilità di reazione, di lotta, di ricostruzione, di invenzione. Il terremoto non si può cancellare, le macerie sono ovunque. Però proprio a partire dai resti si può ricostruire.
 
La metafora della luce che, seppur fioca, sopravvive e di per sè sconfigge le tenebre, indica il divino che permea tutte le cose. Sta all'uomo però  aprire gli occhi, abbandonare le proprie illusioni narcisistiche di auto consistenza per coglierne le tracce. Restare ingabbiati nel narcisismo ferito, crogiolarsi nel dolore o far finta di nulla impediscono di cogliere le occasioni. "Gli dei ti offriranno delle occasioni. Riconoscile, afferrale. Non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta".

Sconfiggere la morte non è possibile, ci si può solo arrendere. Ma lottare contro la "morte in vita" è il nostro dovere etico verso la vita, che in quanto tale non cessa di chiamare vita. Combattività non è rabbia, non è aggressività verso l’Altro, non è rancore. È puramente fedeltà alla vita.

La "morte in vita" invece è  quanto accade quando lo guardo si ripiega verso un passato che non esiste più oppure si rivolge verso un mondo ideale dai contorni perfetti. Mancando così il reale, ciò che c'è, ciò che resta, ciò che ancora  vive e resiste.

Molta sofferenza nevrotica dipende da questo meccanismo, tanto più incistato quanto più un soggetto ne ha involontariamente goduto negli anni. Lamento, nichilismo, negativismo, rivendicazione, vendetta, chiusura sottendono sempre un piacere malsano che si mischia ad un rifiuto sdegnoso di entrare davvero in contatto con il torto subito. Ricacciano il male nell'Altro, nella sfortuna, nella sorte, avvelenando l'intera esistenza, cristallizzandola, togliendole dinamismo, lasciandola invadere da sintomi di ogni tipo. I sintomi restano gli unici messaggeri di un disagio negato, non assunto pienamente su di sè, rimasto sospeso.

Un'analisi, qualsiasi forma assuma, è allora pienamente riuscita quando un soggetto, alla sua maniera, realizza nella sua vita ciò che Bukowski si augura per il suo lettore. "E più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà".

Cuore che ride


La tua vita è la tua vita.
Non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell’arrendevolezza.
Stai in guardia.
Ci sono delle uscite.
Da qualche parte c’è luce.
Forse non sarà una gran luce, ma la vince sulle tenebre.
Stai in guardia.
Gli dei ti offriranno delle occasioni.
Riconoscile, afferrale.
Non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.
E più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà.
La tua vita è la tua vita.
Sappilo finché ce l’hai.
Tu sei meraviglioso, gli dei aspettano di compiacersi in te.

 

Charles Bukowski

 

Tags: Poesia e psicoanalisi

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