E la vita cammina quasi dritta

Il dolore psichico profondo assomiglia ad una notte senza stelle, nessuna luna o nessuna luce interiore si accendono a fare da bussola. Emily  Dickinson ritrae così la disperazione: nessuna via di uscita, nessuna visione, perdita pura di qualsiasi riferimento. Colui che reggeva il lume nella notte accanto a noi a un certo punto se ne va, dice addio, scompare per sempre.

È l'abbandono, è la morte. Il mondo scolora e sprofonda nel buio. Sempre, dietro ad un lutto o a una depressione clinica, vediamo in filigrana la figura della perdita. Un vuoto si apre nella continuità, come a svelarne la falsità, l'inganno. Siamo costitutivamente  immersi nelle tenebre, non ce ne accorgiamo solo grazie alla forza illuminante dei nostri punti di riferimento. Venuti meno, ecco di nuovo l'abisso.

Ma dal lutto, dalla depressione, dalla disperazione totale si può venir fuori. Certo, dice Dickinson, ci vuole coraggio. Questa è la condizione preliminare al superamento della crisi, e, a ben vedere, all'entrata in una vera cura. Farsi coraggio, muovere un primo passo, è lo spostamento minimale perché una qualche, faticosa reazione si inneschi. Perché anche il  coraggioso fatica al buio, sbatte dappertutto, si ammacca, si scontra con il muro del non senso. Però non si arrende al paralizzante smarrimento, di cui pure fa l'orrenda esperienza, cerca a tentoni una via.

Piano piano, dopo lividi e cadute, si può imparare ad orientarsi anche nell'oscurità. Due sono le forme che può prendere questo nuovo vedere: "o si altera la tenebra, o in qualche modo si abitua la vista".  La mente dunque può modificare ciò che percepisce, oppure può abituarcisi, come un occhio che si accomoda alla visione notturna.

In entrambi i casi è un imparare a vedere in modo nuovo, nell'uno in modo più attivo, nell'altro, forse, con più passività. Alla base c'è comunque l'accettazione della nuova condizione, il farci i conti. Anche nel primo caso, quello della trasformazione delle tenebre. Non si tratta infatti di negazione nè tanto meno di allucinazione esaltata.

Trasformare le tenebre può avvenire solo dopo una presa d'atto che nulla è più come prima. Che qualcosa è accaduto e ha modificato irreversibilmente l'esperienza del mondo. Ma poi, nel nuovo, imperfetto, mancante mondo, si può tornare a vivere. Il chiaroscuro può essere trasformato in una nuova possibilità che ha pari dignità dei colori, può dar luogo nei più dotati ad esiti creativi, o essere semplicemente sopportato con la forza dell'abitudine.

Il creativo saprà sublimare il dolore in opere, siano esse artistiche o umanitarie, metterà al servizio degli altri la sua capacità trasformativa, metterà a frutto il propio talento in un'orizzonte più ampio di dono e condivisione.

E al fondo lo stesso farà nel suo piccolo l'uomo comune. C'è un coraggio, spesso non adeguatamente valorizzato, pure nella così detta rassegnazione dell'uomo medio, quando essa si sposa con un andare avanti dignitoso e operoso. Più facile per certi versi abbandonarsi alla disperazione, più dura è la via di chi sceglie di vivere lo stesso, occupandosi del prosaico quotidiano, della famiglia, delle piccole e insignificanti cose di tutti i giorni, fronteggiando fatica e frustrazione.

"La vita cammina quasi dritta" è dunque una bellissima espressione poetica che ci fa capire come l'irruenza prorompente della sofferenza psichica non possa essere banalmente cancellata, bonificata del tutto con un atto di volontà o con una cura efficace. 

Dei segni indelebili, anche per chi guarisce, restano. Ma se costui impara nuovamente a vedere allora è vivo, vivo e può così tornare a camminare sulle sue gambe, pur zoppicando.

 

E la vita cammina quasi dritta

Ci abituiamo al buio
quando la luce è spenta;
dopo che la vicina ha retto il lume
che è testimone del suo addio,

per un momento ci muoviamo incerti
perché la notte ci rimane nuova,
ma poi la vista si adatta alla tenebra
e affrontiamo la strada a testa alta.

Così avviene con tenebre più vaste –
quelle notti dell’anima
in cui nessuna luna ci fa segno,
nessuna stella interiore si mostra.

Anche il più coraggioso prima brancola
un po’, talvolta urta contro un albero,
ci batte proprio la fronte;
ma, imparando a vedere,

o si altera la tenebra
o in qualche modo si abitua la vista
alla notte profonda,
e la vita cammina quasi dritta

Emily Dickinson

Tags: Poesia e psicoanalisi

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Ansia e depressione: pluralità di forme ed intrecci

Non esiste depressione clinica che non abbia l'ansia come componente significativa ci insegna Eugenio Borgna nel suo "Le figure dell'ansia".

Depressione e creatività

Sembra un controsenso, eppure chi è predisposto verso affetti depressivi spesso mostra anche tratti di originalità e creatività, che in genere possiamo riscontrare nel variegato campo delle arti. L’apparente contraddizione è evocata dalla paralisi e stagnazione associate alla depressione, che contrastano con l’idea dell’attività e dell’energia insite nell’atto creativo.

Vivere nel presente

Un tappeto di nuvole dalla forma o dai colori inconsueti, un ramo secco, un'aria carica di umori autunnali, la figura di un passante sono solo alcune fra le mille impressioni che possono colpirci durante una passeggiata o il tragitto verso il lavoro. Spesso però siamo troppo stanchi, troppo presi nei nostri pensieri per porvi attenzione. La preoccupazione per fatti accaduti o ancora da venire, l'ansia di arrivare, di fare, di sbrigare ci distolgono di fatto dal presente, dalla percezione di essere vivi qui ed ora.

La psicosi maniaco depressiva e il tempo: una lettura fenomenologica

Eugene Minkowski, medico e studioso appassionato di filosofia, è oggi considerato (assieme all'amico Biswanger) il principale esponente della psichiatria fenomenologica del Novecento.

Lutto e depressione: somiglianze e differenze

 

Uno stato luttuoso successivo ad una perdita, sia essa di una persona, di un lavoro o di una condizione esistenziale, spesso ad un occhio non esperto non appare distinguibile dalla depressione. In comune vi sono infatti alcune manifestazioni tipiche: un profondo e doloroso scoramento, una perdita di interesse per il mondo esterno e per la maggior parte delle attività quotidiane e un affievolimento della capacità di amare.

La depressione: eccesso o mancanza dell’Altro

In psicoanalisi, soprattutto all’interno della corrente lacaniana, parliamo spesso di Altro con la A maiuscola. Ma che cosa intendiamo quando parliamo di questo Altro? E cosa ha a che fare con la depressione?

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.