Il transfert in psicoanalisi: prima parte

Che cosa intendiamo in psicoanalisi con il termine transfert? Il transfert è un fenomeno scoperto dall’inventore del metodo psicoanalitico. Sigmund Freud, nel corso delle sedute di analisi, si rende conto che i pazienti sviluppano nei suoi confronti un attaccamento di natura amorosa. 

All'inizio considera questo legame come una trasposizione sulla persona dell’analista delle prime figure di riferimento del paziente, tipicamente la madre o il padre.

Se per un verso il fenomeno di transfert permette di far emergere materiale inconscio prezioso, dall’altro si pone pure come un ostacolo all’analisi. I sentimenti d’amore del paziente, se troppo intensi, possono infatti compromettere il lavoro di elaborazione. La psicoanalisi non è una pratica consolatoria. Certo, indubbiamente vi è un aspetto di contenimento affettivo, soprattutto quando il malessere è intenso. Ma il focus di un’analisi rimane la decifrazione dell’inconscio, del groviglio di cause che hanno portato a star male.

Lacan, distinguendo i due piani della relazione con l’altro, quello immaginario e quello simbolico (vedi articolo precedente), individua conseguentemente la natura immaginaria del transfert, da distinguersi dall’asse simbolico della cura.

Il transfert immaginario concerne la relazione fra il paziente e la persona dell’analista. Comprende dunque la trasposizione delle figure della prima infanzia e tutti i sentimenti che ne possono derivare: amore, odio, simpatia, rivalità ecc…

L’asse simbolico della cura riguarda invece il rapporto del soggetto con L’Altro. Non dunque l’analista in carne ed ossa. Ma l’Altro che è chiamato in causa per il solo fatto stesso che si parla. Quando parliamo ci rivolgiamo non solo a qualcuno di specifico, a tizio o a caio. Parlare comporta anche andare oltre rispetto alle caratteristiche del nostro interlocutore, implica rivolgersi ad un Altro invisibile. L’analista, celandosi alla vista e ascoltando silenziosamente, occupa il luogo di questo Altro, permette al paziente di ascoltare ciò che lui stesso dice senza accorgersi, gli fa da eco. Ciò che il soggetto dice si trasforma in ciò che si dice. In questo modo, sentendosi dire certe cose, realizza di averle dette e ne trae delle conseguenze.

L’operazione analitica pura appare dunque quella in cui l’analista, occupando il luogo dell’Altro, tramite il suo ascolto fa da eco alla parola di colui che parla e fa così risuonare ciò che questi dice senza saperlo. Spinge l'inconscio ad uscire allo scoperto.

 I fenomeni di transfert sono invece collocati su un piano immaginario.

Ma le cose sono così semplici? Lo stesso Lacan, nel corso del suo insegnamento, arricchirà il concetto di transfert, scollandolo dall’unica versione di fenomeno immaginario e inserendolo sull’asse simbolico. Vedremo come nel prossimo articolo.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961