Fidarsi dell’altro

Che sia amore o amicizia la fiducia costituisce la base di ogni rapporto profondo. Eppure quando se ne parla genericamente capita di compiere un passaggio fuorviante, ovvero di confondere la fiducia con l’aspettativa, peggio ancora con l’obbligo e il possesso. Mancando così la vera essenza del sentimento in questione, che si basa sulla libertà dell’altro e non sulla sua negazione.

Cosa è dunque la fiducia? Quando scatta per divenire un pilastro permanente di una relazione? Perché è così difficile da accordare e per alcune persone è quasi impossibile sperimentarla? A che tipo di vissuto ci apriamo quando ne facciamo esperienza?

Cos’è la fiducia 

L’aspettativa che una persona si atteggi in un certo modo verso di noi o in determinate situazioni è il primo, concreto  significato che a molti viene in mente. 

Tale attesa però a pensarci bene ha a che vedere, più che con la fiducia, con il nostro “Io”  e con il suo desiderio di controllo, riportandoci nel territorio della sfiducia e della difesa. Quando ci fidiamo di qualcuno lasciamo infatti che egli si muova nei nostri confronti  nella maniera che ritiene più opportuna, senza domande e richieste vincolanti. 

Avere fiducia comporta proprio questa possibilità di non permettere alla nostra visione personale di come dovrebbero funzionare le cose di sostituirsi a quella dell’altro. Fidarsi vuol dire accogliere la diversità nella sua ricchezza, non vedendola come una minaccia ma come un qualcosa in più che ci può dare qualcosa.

Certo, può sempre accadere che colui o colei verso cui nutriamo un sentimento di fiducia si metta nei pasticci, oppure ci faccia del male. 

Ma quando ciò accade, se non c’è un’intenzionalità distruttiva, anche in questo nostro stare male possiamo rintracciare l’azione delle aspettative e dunque della nostra personale costituzione narcisistica. L’altro può involontariamente ferirci per il fatto stesso di essere altro da noi; ma il suo essere così “altro” è anche ciò che più amiamo. Altrimenti finiamo in una relazione per amare solo noi stessi, volendo trovare alla fin fine uno specchio in cui poterci riconoscere. 

Fiducia e amore non narcisistico vanno allora di pari passo. La fiducia è qualcosa che ad un certo punto in un rapporto scatta a prescindere dalle parole usate o dai comportamenti “carini”. Non c’entra nulla né con la seduzione né con l’adulazione e la compiacenza. Non può nascere in un territorio di non autenticità perché  riguarda l’essere, il vero sé. È un affetto che si sviluppa spontaneamente e in alcuni momenti si cementifica indissolubilmente, non potendo più venire messo in discussione. 

Ogni vero amore o vera amicizia che vanno al di là delle fragili illusioni di rispecchiamento dell’Ego, delle bolle di sapone di promesse di felicità senza sbavature, sono sostenuti dalla fiducia nell’altro, ovvero dall’accoglienza della sua imperfetta e complessa unicità. 

Questa è la fiducia, vedere l’altro per quello che è e credere in lui, mentre l’altro fa esattamente la stessa cosa verso di noi, in una reciprocità non di intenti, di promesse e di progetti, non di fatti o azioni vistose ma di puro, disinteressato sentire. Un mutuo riconoscimento che resiste al tempo, alle delusioni, a tutto.

Perché è difficile avere fiducia?

Potersi fidare di qualcuno, incondizionatamente, non è facile. Ci vuole tempo perché si costruisca una connessione del genere. A volte già nel colpo di fulmine, nella simpatia irragionevole accade tutto, però il riconoscimento di due sguardi necessita comunque di un percorso per gradi, punteggiato da svolte interiori che reinquadrano, rivoluzionano, potenziano e consolidano il sentimento. 

Spesso grandi amicizie, grandi simpatie e grandi amori si sciolgono come neve al sole una volta che, messi via i trucchi e dismessi gli abiti sontuosi di scena, si palesano le individualità più vere. 

Aver accumulato fallimenti di tal genere rende guardinghi e sospettosi, non facilitando quel livello minimo di apertura necessario per potersi lasciare nuovamente andare.

Anche aver vissuto in contesti familiari molto chiusi e ansiogeni può fare da ostacolo a viversi i rapporti all’insegna della genuinità, bloccando o in relazioni superficiali o in solitudini preventive. 

Pure una certa falsità relazionale tipica dell’essere umano “sociale” (ed esasperata particolarmente nei contesti competitivi metropolitani) non facilita le cose. 

Può accadere, dopo aver collezionato un po’ di batoste, di chiudersi a riccio, e di finire per giudicare un po’ cinicamente tutto e tutti. Può essere complesso mantenere una buona lucidità relazionale, che fa vedere oltre l’apparenza, con una disposizione aperta al vero incontro. 

Ancora più sfidante, una volta instaurata una forte connessione, è non far sì che le paure prendano il sopravvento, soffocando il sentimento di fiducia nella dinamica tossica delle aspettative.

Il guadagno di avere fiducia 

Il grandissimo “guadagno” che possiamo trarre dal vivere i rapporti che valgono in un clima di fiducia è l’esperienza della libertà. 

Amare sentendosi liberi dal circuito della dimostrazione è un’esperienza non solo gratificante di per sé, ma anche fortemente equilibrante. Ciò non vuol dire che l’amore o l’amicizia non necessitino più di venir annaffiati con la cura e le attenzioni, ma significa che questi ultimi non debbono più seguire un protocollo e uno schema preciso, che va dietro alla linea dei nostri bisogni e degli ideali astratti.

Coltivare la fiducia significa tenere alla larga il bisogno e la presunzione, riconoscere il loro fattore inquinante nei rapporti per concentrarsi unicamente sul dono prezioso della sintonia fra due esseri che si relazionano in piena autenticità. 

Le risorse interiori si accrescono così notevolmente, e possono essere impiegate virtuosamente in attività varie, creative, lavorative, espressive. 

Vivere con fiducia significa anche affrontare le difficoltà, grandi o piccole, con il cuore più leggero, sapendo di contare per qualcuno solo per ciò che siamo (fragilità incluse) e non per ciò che dobbiamo dimostrare. 

Allora potremo gustarci le giornate con un’intensità diversa,  finalmente più sganciati dall’idea teorica di come dovrebbero andare le cose, liberi dal possesso e dalle mille pretese che ci zavorrano l’animo. 

Rapporto uomo donna, Disagio contemporaneo

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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