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Paura della prima seduta dallo psicologo? Cosa aspettarsi (e perché è normale)

Dipinto in stile impressionista di una poltrona azzurra da cui emerge una scia di ricordi, vecchie foto e orologi. Metafora del passato e dell'infanzia che riaffiorano durante la seduta di psicoterapia.

Quando le persone arrivano per la prima volta nel mio studio in zona Moscova, capita spesso che siano nervose. È normale. Anche se abbiamo moltissimo da dire possiamo avere paura: del giudizio, del silenzio, del non riuscire a far passare correttamente tutto quello che abbiamo dentro, macinato in solitudine e ancora non comunicato a nessuno.

Vorrei scrivere due righe per “normalizzare” questa paura e per rassicurare.

Perché parlare con uno sconosciuto fa paura?

Parlare con uno sconosciuto non è mai facile, lo psicoterapeuta di fatto è una persona che non si conosce ancora. Concretamente non la si conoscerà nel senso di venire a sapere dei dettagli della sua vita (la riservatezza è funzionale al lavoro terapeutico), ma si imparerà a riconoscerne lo stile, i modi di dire e di fare, e ciò piano piano creerà un clima di fiducia che favorirà l’apertura.

Al di là della figura in carne ed ossa di chi ci riceverà, parlare di se stessi e dei propri problemi è complesso di suo, perchè la mente umana tende a sfuggire il dolore e parlarne funziona come una rievocazione di un’emozione spiacevole che si vorrebbe rimuovere.

L'effetto paradosso: stare peggio per stare meglio

Prima di iniziare un lavoro profondo sulle proprie dinamiche interiori si teme di stare peggio; e in effetti esiste un momento in cui sembra così, in cui sembra di andare via dalla stanza di analisi con un peso maggiorato sul cuore.

In realtà, se la psicoterapia funziona, il malessere post seduta non graffia, non umilia e non butta ulteriormente giù. E’ solo un piccolo effetto collaterale di un farmaco potente, che si è appena iniziato a prendere. Nel giro di poco si iniziano ad apprezzare i benefici, ci si ritrova più leggeri, più elastici, più fiduciosi: il contatto con se stessi, con la parte autentica anche se dolente del proprio essere, rinfranca e apre nuove prospettive di cambiamento.

Quindi è importante analizzare bene come si sta dopo i primi colloqui: dovesse mai prevalere un senso di nausea, di angoscia soverchiante e di caduta nel baratro, vuol dire che non si è fatto un buon incontro e forse è meglio cambiare strada.

Come riconoscere un buon psicoterapeuta (e quando scappare)

Lo psicoterapeuta in gamba è uno che riesce ad unire un mix di forza e gentilezza, di sostanza “granitica” e sensibilità delicata. Affidarsi significa potersi sentire sostenuti, accompagnati e trattati con rispetto.

La sofferenza che portiamo nella stanza d’analisi è delicatissima e un buon terapeuta lo sa: egli indossa dei guanti speciali per trattarla, la maneggia con la cura che si riserverebbe a un neonato, e nello stesso tempo non indugia in compatimenti o in atteggiamenti falsamente empatici.

In terapia aspettatevi autenticità; il che significa trovare qualcuno che sia vero, che vi accompagni con fermezza nell’incontro con le vostre verità (che magari vorreste tanto risotterrare sotto il tappeto), ma che sia sempre accogliente e umano verso i vostri dolori, le vostre fragilità e irregolarità.

Un terapeuta non è qualcuno che vi compiace sempre, altrimenti la sua figura non servirebbe a nulla. A volte deve anche condurvi in luoghi scomodi del vostro animo, deve farvi vedere dove vi siete persi, dove avete le vostre responsabilità in un conflitto o in una situazione frustrante. Ci sono anche situazioni in cui deve tacere quando magari voi vorreste delle parole, e lo fa perchè offrirvi sempre conforto e “coccole” non sarebbe nel vostro interesse.

Lasciarvi “metaforicamente” un po’ soli nella stanza di analisi, a tu per tu con voi stessi e con i silenzi, ha il senso di farvi fare un piccolo sforzo in più. La cosa fondamentale è che avvertiate sempre quella presenza accanto a voi, pronta a darvi una mano se vi perdete o se per quella seduta è tutto troppo complesso.

Se doveste accorgervi che il vostro terapeuta gode nel dominarvi, che si compiace del potere che ha su di voi, scappate alla velocità della luce. Se così non è restate: le sedute non sono mai perfette e soprattutto non sono compiti in classe.

Fidatevi del vostro istinto: non valutate la bontà di un processo psicoterapeutico perché è facile o confortante, oppure al contrario perchè vi fa sentire sempre sbagliati e quindi va a confermare le vostre insicurezze.

Datevi questa possibilità di conoscervi come non avete mai fatto; sarà un’esperienza che vi cambierà la vita e vi darà la possibilità di ripartire con una marcia in più.

Aiuto psicoterapeutico , Guarire dai sintomi

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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