L'uomo ossessivo: il circuito infernale del desiderio

Il circuito infernale del desiderio ossessivo nei rapporti amorosi
Nella letteratura lacaniana si parla di "circuito infernale del desiderio ossessivo" per descrivere il fenomeno di azzeramento del desiderio sistematicamente operato da uomini così detti "ossessivi" all'interno dei loro rapporti amorosi.
Si tratta di personalità segnate da un pesante conflitto inconscio nei riguardi del desiderio. Da una parte ricercano l'esperienza dell'amore, ma dall'altra la "devono" sabotare, come spinti da una forza interna su cui non hanno controllo.
Di solito provengono da famiglie in cui il padre svalorizzava sistematicamente la madre, venendo vissuto dal figlio come un rivale e una cattiva persona, che trattava male la mamma. La madre invece era idealizzata come una martire, e non si poteva mettere in discussione.
Non avendo elaborato queste dinamiche, i soggetti ossessivi restano incastrati anche in età adulta dentro al conflitto edipico, inconsciamente identificati al padre e innamorati della madre.
Per loro il rapporto di coppia maturo evoca quindi inconsciamente un senso di soffocamento, riconducibile all'esperienza della coppia genitoriale. Spessissimo cercano di compensare l'angoscia cercando un'altra donna. Anzichè elaborare le questioni irrisolte sul piano interiore, cercano di risolverle nella concretezza del reale.
Lo sdoppiamento della figura femminile
Ciò non significa che gli uomini con struttura ossessiva non amino la loro compagna. Essi però tendono inconsciamente a collocarla nel luogo della madre. Devono quindi spostare il desiderio su un'altra per mantenerlo vivo. Ma al contempo devono non amare l'altra e svalorizzarla per non spegnere nuovamente il desiderio, in un circolo vizioso infinito.
La figura femminile si sdoppia così nella santa madre, ricettacolo di ogni virtù, e nella donna iper sessualizzata, che allora non deve valere nulla per non minacciare la tenuta del desiderio (che di fronte al riemergere della donna di valore si eclisserebbe per effetto dell'interdizione dell'incesto). Entrambe le donne sono destinate alla mortificazione, l'una del suo essere sessuale, l'altra del suo valore come persona.
All'interno del rapporto con la partner, sia essa quella fissa o l'amante, scatenano delle dinamiche identiche, oscillatorie, sempre uguali a loro stesse, in cui dall'entusiasmo passano alla mortificazione, per giungere al senso di colpa, che riavvia il meccanismo da capo.
La presenza del comando interiore incoercibile del "devi" e la ripetitività seriale delle loro oscillazioni interiori svela la sofferenza ossessivo compulsiva alla base della loro condotta.
I tre tempi del circuito infernale del desiderio
Tale dinamica si svolge in tre tempi:
- Primo tempo: durante la prima fase questi uomini oppongono una sorta di muro nei confronti del desiderio delle loro compagne. Sono inavvicinabili, freddi, distanti, magari proprio dopo un periodo iniziale, quello del corteggiamento e dell'innamoramento, in cui apparivano al contrario estremamente coinvolgenti. Il tratto ossessivo e narcisistico lo si vede nel loro astrarsi dalla relazione, per venire assorbiti nei propri pensieri. Cosa che di fatto taglia fuori la partner, la esclude da ogni condivisione e considerazione, facendola sentire trasparente o inopportuna. Ciò ha un effetto mortificante sulla spinta desiderante della donna.
- Secondo tempo: durante il secondo tempo è lo stesso desiderio dell'uomo verso la sua donna a venire meno. Distruggere il desiderio dell'altro comporta infatti conseguentemente un effetto di annientamento anche sul desiderio stesso di colui che esercita il sadismo verso il suo oggetto d'amore. Questa è la ricaduta masochistica dell'operato dell'ossessivo, che finisce per essere vittima proprio della sua stessa aridità affettiva. La sua spinta vitale viene sabotata dall'interno, dall'ostinazione cieca che ha nel concentrarsi solo su di sè e sui suoi bisogni.
- Terzo tempo: Il terzo tempo è caratterizzato infine da un un forte senso di colpa. L'ossessivo si rammarica per ciò che ha causato, cogliendosi come l'agente che ha determinato l'appiattimento del rapporto. Tale vissuto sulle prime ha un effetto vitalizzante, ma la sua durata è breve. Vengono compiute delle azioni riparatorie finalizzate ad un recupero, che però cessano nel momento in cui nell'altra persona si riattiva il desiderio. Allora risorge nuovamente la spinta a prenderne le distanze, che si traduce in un ritorno al primo tempo di chiusura e di ripiegamento narcisistico (durante il quale si ripresentano puntualmente maltrattamenti e umiliazioni). Quando invece la compagna si allontana definitivamente, il senso di colpa e la prostrazione per essere stati abbandonati giungono ad un'intensità fortissima, che può portare a idealizzare la donna perduta e a tentare in modo angosciato di riconquistarla.
La difficoltà ad amare incondizionatamente
Questi soggetti hanno una grandissima paura del legame basato sul desiderio e non sul mero bisogno. Sono capaci di slanci solo nei primi tempi della relazione, quando a predominare è l'appagamento dei bisogni di natura sessuale con tutto l'effetto euforizzante e di ritorno narcisistico che questo ha sui loro Ego.
Nel momento in cui il rapporto si fa più impegnativo ed emerge dunque:
- la dimensione dell'esserci per l'altro,
- del donarsi,
- del desiderare su un piano profondo,
- dell'amare,
- del venire a patti con le mancanze proprie ed altrui,
ecco che si tirano indietro, angosciati, minacciati dal timore di finire nella prigione della madre edipica.
L'esaurimento psichico e la sintomatologia ossessiva
Le dinamiche descritte vedono l'uomo ossessivo cadere preda di sintomi invalidanti, quali pensieri fissi, ruminazione mentale, indecisione, angoscia. A volte fino a sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo.
Non saper cosa fare e non riuscire a dare una direzione chiara alla vita affettiva sfibra sul piano psicologico, benchè i soggetti ossessivi sembrino i carnefici della situazione.
Come uscire dal circuito del desiderio ossessivo
Un percorso psicoanalitico può aiutarli, a patto però che siano disposti a mettersi davvero in gioco, anche in una relazione di transfert con il loro analista.
Allora potranno prendere coscienza che non è l'oggetto d'amore insufficiente, ma che sono loro stessi a mettere in scacco tutti i rapporti significativi della loro vita.
Se tale visione viene assunta profondamente, essa porta ad aprire il discorso su se stessi e sulle proprie ferite, suturate difensivamente.
Se ti riconosci in queste dinamiche relazionali o desideri intraprendere un percorso terapeutico, contatta la dott.ssa Sibilla Ulivi psicologa psicoterapeuta a Milano per richiedere una consulenza.
Questo articolo, scritto dalla Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologa e psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81), rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.