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La depressione: un affetto molto umano

Quadro astratto in stile Van Gogh che rappresenta il percorso terapeutico dalle emozioni cupe della depressione alla luce della speranza.

Gli stati depressione come caratteristiche esistenziali

La psicoanalisi tende a considerare la depressione come un affetto, dal momento che essa è intimamente legata al nostro sentire e alla sua gamma di tonalità e sfumature. Non si tratta allora semplicemente di una malattia ma di una possibilità strettamente connessa alla natura umana.

Nelle situazioni più estreme la depressione può finire con l’incistarsi, fino a ridurre le possibilità espressive ad un discorso monocorde se non addirittura al silenzio totale. Quando la depressione si espande al punto tale da dominare tutta la vita psichica essa blocca qualsiasi possibilità di vivere, di osare e di andare avanti. Da un leggero sottofondo malinconico si può approdare a un senso di totale disperazione che accompagna incessantemente le giornate.

Esistono soggetti che più di altri sono predisposti a vivere affetti depressivi, in virtù della loro configurazione innata e delle prime esperienze di vita. Tuttavia il "male oscuro" non interessa soltanto una specifica categoria di persone: tutti, prima o poi incontriamo dei sentimenti di segno negativo, una battuta d'arresto, un inciampo, una delusione che adombrano di malinconia.

Le radici del malessere: perdita e solitudine

Incontriamo la depressione perché siamo strutturalmente fragili e precari. Freud parlava di "Hilflosichkeit" (mancanza di aiuto, inermità) che considerava come la condizione di partenza della vita, lo stato nel quale l’uomo viene al mondo, "solo e senza scuse", gettato da chissà chi e chissà perchè. La depressione si lega a questo stato di solitudine di fondo dell’essere umano, che i legami umani possono alleviare e curare ma non cancellare del tutto.

Non è un caso che la depressione si manifesti soprattutto come conseguenza delle perdite. Perdere una persona cara significa vivere di nuovo la sensazione di smarrimento e di insufficienza "originaria", che la sua presenza viva teneva lontano. Quando siamo amati, quando viviamo il conforto del legame affettivo il senso di solitudine esistenziale, di essere una povera cosa in balia degli eventi sembra non esistere più. Anche perdere un lavoro, una posizione sociale oppure perdere la salute per via di una malattia ingenerano lo stesso meccanismo. La ferita primordiale si riapre e una sensazione di insensatezza rischia di trascinare via.

Il percorso terapeutico: ritrovare sé stessi a Milano

Nelle grandi città, come ad esempio Milano il fenomeno della solitudine è amplificato dall'anonimato e dalla conseguente esposizione all'isolamento. Uno psicologo a Milano può fare molto, può alleviare con il suo ascolto la sensazione di smarrimento e di insensatezza propria della vita metropolitana, può aiutare a ripristinare l'altro perduto.

Una volta recuperata la parola autentica diventa nuovamente possibile riconnettersi a se stessi e riallacciarsi ad un lavoro introspettivo senza troppa angoscia. Il dialogo terapeutico aiuta ad integrare, accettare e superare il malessere, perchè gli riconosce dignità di esistenza, lo considera come un momento di verità e non un qualcosa di cui ci si deve liberare al più presto.

L'affetto depressivo può recedere pienamente solo se viene compreso e inquadrato all'interno della propria storia come un momento inevitabile di crisi, guidato da motivazioni particolari ma anche da un'ombra che riguarda tutti.

Male oscuro, Aiuto psicoterapeutico

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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