Era la scusa preferita degli attuali settantenni o ottantenni, ma non mancano ancora oggi genitori che sostengono di rimandare la separazione per tenere unita la famiglia e dare ai figli la serenità familiare.
Hanno alle spalle storie tristi, dolorose. Hanno perso la loro madre quando erano piccole, oppure sono state preda di madri abbandoniche o anaffettive. Si sono buttate col primo che diceva di amarle, che però aveva lui un bisogno immenso di cure e di appoggio. E poi sono arrivati i figli, e tra loro la bambina empatica, ipervigile, attenta.
In un mondo in cui siamo bombardati da input di ogni genere diventa difficile capire veramente cosa abbiamo dentro. Spesso si confonde il desiderio con il consumo: voglio questo o quello, e le scelte finiscono col ridursi all’alternativa fra cose o situazioni concrete. Cosa c’è invece dietro l’oggetto?
In terapia un tema frequentissimo riportato dai pazienti è quello della rabbia. La rabbia che tracima come un fiume in piena o quella che implode, avvelenando silenziosamente con cinismo e freddezza, esprimono entrambe un senso di rifiuto fortissimo nei confronti di ciò che accade.
Il dolore psichico, soprattutto quello ingenerato dalle frustrazioni relazionali, può essere così lacerante da spingere alcune persone nella disperazione, in un “buttarsi via” che si sostanzia nel cessare di dare il minimo valore a se stessi, ai propri obiettivi e alla propria vita.