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Accettare in età adulta un comportamento di abuso emotivo da parte di un partner o di una figura affettivamente significativa sottende sempre la presenza nell’infanzia di chi subisce una serie di abusi e umiliazioni non elaborati. 

Sempre più spesso accogliamo in studio domande (in particolare modo da parte di donne) che non hanno per oggetto l’indagare le proprie dinamiche ma che sono piuttosto finalizzate ad ottenere da parte del terapeuta una diagnosi del problema psicologico del partner. 

Oggi va molto di moda il termine “tossico” per riferirsi a persone o a dinamiche relazionali (soprattutto di natura amorosa) che fanno soffrire in un modo ben specifico e circoscritto.

L’amore vero non ha niente a che vedere con la sessualità, con il bisogno affettivo, il divertimento o la familiarità. 

l valore terapeutico dell’arte è indubbio, sia sul piano della fruizione che della produzione in prima persona dell’opera. Purtroppo quando si pensa all’arte troppo spesso si fa riferimento ad un concetto astratto e lontano, oppure ci si ancora alle mode e a quello che propone il mercato. 

La questione dell’efficacia della psicoterapia assilla non soltanto coloro che si accostano ad essa, mossi dall’ansia di venire a capo dei loro problemi, ma parimenti angustia gli stessi addetti ai lavori, sempre in bilico fra successi e fallimenti terapeutici.

 Una persona empatica “sente” le emozioni degli altri ed è in grado di costruirsi una "teoria della mente" del suo interlocutore. 

In terapia un tema frequentissimo riportato dai pazienti è quello della rabbia. La rabbia che tracima come un fiume in piena o quella che implode, avvelenando silenziosamente con cinismo e freddezza, esprimono entrambe un senso di rifiuto fortissimo nei confronti di ciò che accade.

La malattia non impedisce a nessun essere umano di amare e di essere amato, anzi, la sua presenza ingombrante è in grado di rivelare in maniera impietosa la profondità e l’autenticità dei sentimenti fra due persone.

Molti disagi di tipo ansioso e depressivo sono l’esito di un processo di separazione psichica dalle figure parentali non portato a pieno compimento.

In un mondo in cui siamo bombardati da input di ogni genere diventa difficile capire veramente cosa abbiamo dentro. Spesso si confonde il desiderio con il consumo: voglio questo o quello, e le scelte finiscono col ridursi all’alternativa fra cose o situazioni concrete. Cosa c’è invece dietro l’oggetto? 

L’indecisione è un fenomeno che può sottendere diverse logiche: non tutti i pensieri e i comportamenti contraddittori hanno alla base la stessa dinamica psicologica e non tutti gli atteggiamenti di dubbio e incertezza sono da considerare in senso patologico. 

Cosa intendiamo per ossessività? In cosa si distingue da un delirio? È sempre valida la loro rigida separazione? Che senso e che scopo ha una diagnosi nell’orizzonte della cura? 

L’analista, affinché l’analisi abbia un reale potere trasformativo, secondo Winnicott (si veda “L’uso dell’oggetto e l’entrare in rapporto attraverso identificazioni” in “Gioco e realtà”) va “usato” da parte del paziente come un oggetto collocato fuori dall’area dei fenomeni soggettivi. Che significa?

In questi giorni di grande chiusura, in cui in molti si trovano in difficoltà perché a tu per tu con un grande vuoto di parole, un antidoto veramente potente è costituito dalla lettura.

Esiste una peculiarità della depressione che affligge il giovane adulto? La sofferenza depressiva fra i venti e i trent'anni sottende cioè un denominatore comune, al di là della particolarità delle vicissitudini singolari? 

Quando comincia la terza età? Domanda difficile, perché oltre all’età anagrafica per stabilire il grado di “giovinezza” di un individuo è necessario tenere conto dei fattori psicologici, vero motore di vitalità al di là degli anni e delle magagne di salute.

L’adolescenza, pur nella sua forma più burrascosa e difficile, rappresenta un momento della vita in cui accanto al disagio a volte intensissimo permane un’energia a tratti travolgente.

In psicoanalisi, soprattutto all’interno della corrente lacaniana, parliamo spesso di Altro con la A maiuscola. Ma che cosa intendiamo quando parliamo di questo Altro? E cosa ha a che fare con la depressione?

La psicoanalisi tende a considerare la depressione come un affetto, dal momento che essa è intimamente legata al nostro sentire e alla sua gamma di tonalità e sfumature. Non si tratta allora semplicemente di una malattia ma di una possibilità strettamente connessa alla natura umana.

La forza di volontà può essere accostata alla perseveranza, ovvero alla capacità dell’Io di mantenere una rotta e una direzione nonostante la fatica, le condizioni avverse e la lontananza dall’obiettivo.

La “Generazione ansiosa” di Jonathan Haidt (Rizzoli 2024) è un testo che mette in correlazione il vertiginoso aumento di ansia e depressione fra i giovani dal 2010 in poi con un uso eccessivo di smartphone e social media (unitamente alla mancanza di gioco libero).

Molte domande di psicoterapia sottendono il bisogno di liberarsi da catene mentali, fattesi troppo stringenti e limitanti.

La neuro psicoanalisi nasce intorno al 2000 da un tentativo di neuroscienziati e psicoanalisti di andare oltre il dualismo cartesiano che separa rigidamente mente e cervello, al fine di cogliere cosa c'è di comune fra spirito e materia.

Parlare non ha sempre una funzione realmente costruttiva. La parola che funziona in terapia (ma anche nella vita di relazione) bisogna che mostri due caratteristiche imprescindibili, senza le quali si impantana nel semplice sfogo, nell’esibizionismo compiaciuto o peggio ancora nella manipolazione.

Non esiste psicoterapia senza lamento. Fatto ovvio, scontato. Chi chiede aiuto sta male, chi sta male si lamenta. Il lamento tuttavia può essere transitorio, legato a fatti oggettivamente traumatici,  oppure cronico, andando a costituire una vera e propria patologia ai limiti della trattabilità.

Una fonte di sofferenza psicologica che osserviamo come fenomeno dilagante soprattutto in questi ultimi anni è la paura del giudizio degli altri, paura che può arrivare a condizionare in maniera pesante l’umore, il pensiero e la condotta.

Al mondo d’oggi la vecchiaia è vista come una condizione deprecabile, talmente orrenda da dover essere “prevenuta” e “combattuta” anzitempo.

La morte di un genitore, a qualsiasi età avvenga, segna nella vita di una persona uno spartiacque. 

Per la psicoanalisi, al pari di ogni vero e interessante approccio all'umano, ogni soggetto sintomatico resta sempre altro rispetto alla sua malattia. La diagnosi è uno strumento utile, di cui il clinico si avvale per classificare, riconoscere e dunque dare un nome al disagio che affligge una persona.

Per capire il funzionamento della personalità borderline, personalità burrascosa e oppressa da una rabbia sconfinata, bisogna considerare l’ambiente che lo ha circondato durante l’infanzia.

Uno scopo del lavoro terapeutico, forse il principale, è promuovere una sorta di  “rilancio” vitale, una nuova fiducia nelle proprie possibilità espressive in opposizione a noia e disincanto, a frustrazione e senso di impotenza.

I gruppi terapeutici tendenzialmente si incontrano una volta alla settimana, per una sessione della durata di circa un'ora e mezza. In genere si tratta di piccoli gruppi, dai cinque agli otto partecipanti. 

È difficile che un essere umano possa dirsi totalmente soddisfatto e in pace con il proprio passato, soprattutto quando esso coincide con gli anni dello sviluppo e della dipendenza dall’ambiente familiare.

La psicoterapia non è un trattamento standard che si adatta a tutti gli individui a prescindere dalle loro caratteristiche.

Le depressioni non rispondono tutte nella stessa maniera all’uso della parola, alcune di esse ne beneficiano moltissimo mentre altre non trovano alcun sollievo nell’esercizio della dialettica ma abbisognano soprattutto del supporto della relazione.

La rigidità mentale raramente è portata direttamente in seduta come un sintomo che fa sorgere domande e interrogativi su se stessi. 

Christopher Bollas, notissimo psicoanalista "indipendente" della British Psychoanalytic Society, nel suo "L'ombra dell'oggetto" dedica un intero capitolo a quelli che chiama "usi espressivi" del controtransfert.

Lo psichiatra forense Gardner inventa negli anni ottanta il costrutto di “sindrome da alienazione parentale”, per indicare quel fenomeno per cui, in caso di grave conflittualità familiare, un figlio esibisce atteggiamenti di rifiuto verso uno dei genitori (tipicamente il padre) a seguito dell’indottrinamento manipolatorio perpetrato da parte dell’altro genitore.

I terapeuti lo sanno bene, capire non è giudicare. Eppure il giudizio, così fuorviante, così limitante è duro a morire anche nelle menti più illuminate. Rassicura, fa stare comodi nel proprio cantuccio di convinzioni. 

Uno dei nemici più difficili da combattere all’interno di una psicoterapia è il lamento. Quello sterile, quello reiterato, quello fine a se stesso. Per alcuni soggetti lamentarsi sembra l’unica forma di espressione possibile, l’unica modalità di abitare un discorso. Prendere parola si trasforma automaticamente in fare l’elenco di ciò che non va, non é andato nè mai andrà. In una circolarità che non lascia spazio a nient’altro che non sia dell’ordine del vittimismo.

Una difficoltà che gli analisti  di oggi si trovano di fronte è un certo uso della parola diffuso nella contemporaneità, improntato all’iper concretezza e all’appiattimento sui fatti. Esso a sua volta riflette una modalità di pensiero sempre meno capace di staccarsi dall’evidenza, nonostante le sollecitazioni e gli aiuti offerti da un analista fattosi attivo e partecipe.

Alcuni passaggi dei Seminari di Tavistock di Bion colpiscono ogni volta che vengono ripresi in mano per la chiarezza e l’apparente semplicità con la quale descrivono ciò che accade davvero in una seduta di psicoanalisi, sia nella mente del paziente che in quella dello psicoanalista.

Alla base di molte emozioni negative, intense, paralizzanti oppure sorde e quasi inavvertibili, si nasconde il pensiero di non poter reggere il peso di una realtà avversa.

In psicoterapia si possono presentare situazioni molto delicate, in genere connesse a stati di agitazione e confusione mentale.

L’importanza delle vacanze è lapalissiana: il riposo, l’avventura, la libertà dai doveri o il semplice tempo tutto per sè favoriscono la rigenerazione psicofisica, una sorta di “reset”, di annullamento di preoccupazioni e di tensioni disturbanti. 

Nella pratica clinica ritroviamo sempre un legame stretto fra depressione e pensieri ossessivi. In alcuni casi i sintomi di natura ossessiva sono conseguenza della depressione, in altri è la depressione stessa ad ingenerarli ed annoverarli fra le sue manifestazioni.

Ogni lavoro di psicoterapia del profondo comporta lo sviluppo di un “transfert” verso il terapeuta, che può essere di natura squisitamente positiva, ambivalente (oscillazione tra idealizzazione e svalutazione) oppure negativa (sentimenti di rifiuto e di odio).

Negli ultimi decenni lo psicofarmaco è diventato uno strumento sempre più presente nei percorsi di cura della sofferenza emotiva. Ma qual è il suo ruolo quando la cura farmacologica si associa alla cura dell'anima? È davvero un aiuto o rischia di interferire con il processo terapeutico?

 Uno stato luttuoso successivo ad una perdita, sia essa di una persona, di un lavoro o di una condizione esistenziale, spesso ad un occhio non esperto non appare distinguibile dalla depressione