Mental break down: cause, rischi e potenzialità

Cos'è un mental breakdown e cosa comporta
Nel corso della vita andare incontro ad un “mental breakdown” (volgarmente definito esaurimento nervoso) significa sperimentare un doloroso spartiacque fra un “prima” e un “dopo”, che in alcuni casi lascia ferite aperte difficilmente sanabili.
Si tratta di uno stato mentale ed emotivo di profondissima crisi, di durata non trascurabile, in cui le più banali certezze su cui mediamente le persone fanno affidamento vengono meno.
Il crollo mentale infatti si caratterizza per la brusca o progressiva incapacità di sostenere le scontate attività quotidiane, dalla semplice cura di sè, alla gestione delle incombenze familiari e lavorative.
Lo scivolamento nella paralisi si accompagna a umore depresso e agitazione, mentre la capacità espressiva sul piano verbale si impoverisce, inabissandosi nel mutismo o in un’ossessiva ripetitività di temi.
Il blocco sul piano comunicativo riflette il sottostante arresto a livello del pensiero, prigioniero di “loop” e confusi accavallamenti di idee che lasciano il posto a sfinimento e ottundimento mentale.
Ma è il sentimento di paura a qualificare il vissuto principale del mental breakdown: la persona non si riconosce più, sente che la sua mente e la sua emotività stanno andando fuori controllo, ritrovandosi a tu per tu con l’inquietante e indescrivibile esperienza dell’uscita da una zona comune d’appartenenza.
I segnali d'allarme: come riconoscere un crollo psichico imminente
Prima di giungere alla paralisi totale, il corpo e la mente inviano dei precisi segnali premonitori che, se colti per tempo, possono mitigare l'impatto della crisi.
La fase prodromica di un esaurimento nervoso si manifesta tipicamente attraverso irritabilità costante, crisi emotive, cinismo, sbalzi d'umore improvvisi e una sensazione cronica di sopraffazione. Chi sta per affrontare un crollo psicologico inizia spesso a isolarsi, trascurando le relazioni, e ricorre a meccanismi di difesa disfunzionali come l'automeditazione (abuso di alcol, fumo o farmaci).
L'incapacità di interrompere i pensieri ansiogeni, anche durante le ore di riposo, è il campanello d'allarme primario che indica come il sistema nervoso stia esaurendo la sua capacità di autoregolazione.
I rischi del crollo psichico
Questo scollamento estraniante può assumere varie forme, fino ad arrivare a un vero e proprio crollo psicotico, in cui compaiono esperienze allucinatorie o idee di carattere delirante.
Lo scompenso può essere transitorio, ricomporsi in poche ore o giorni o protrarsi più a lungo, a volte purtroppo cronicizzandosi senza possibilità di ripristino dell’integrità precedente alla crisi.
Il riconoscimento e l’intervento tempestivo del curante sono cruciali ai fini di un buon recupero. L’aumento della frequenza e della durata delle sedute ai primi segni di cedimento in genere permette di evitare scompensi gravi e ospedalizzazioni.
Un robusto lavoro di elaborazione, che procede pazientemente al ritmo delle possibilità del paziente, fornisce quel supporto in grado di aiutare ad integrare tematiche già affrontate in terapia su un piano più razionale.
Mental breakdown: i sintomi fisici e cognitivi da non sottovalutare
Se sul piano emotivo il crollo psichico si manifesta con depersonalizzazione, apatia o terrore incontrollabile, è fondamentale riconoscere come questo stato si ripercuota violentemente sul corpo.
A livello clinico, il termine "mental breakdown" non indica una patologia specifica codificata nel DSM-5, bensì una fase acuta di stress che sfocia in un esaurimento delle risorse fisiche e mentali.
I sintomi fisici più frequentemente associati a questo collasso includono:
- Insonnia grave o, al contrario, ipersonnia e letargia.
- Disturbi gastrointestinali e inappetenza prolungata.
- Tachicardia, senso di oppressione toracica e attacchi di panico.
- Tensione muscolare cronica ed emicranie frequenti.
- Estrema faticabilità, per cui anche alzarsi dal letto richiede uno sforzo titanico.
Sul piano cognitivo, oltre al "loop" di pensiero già menzionato, si registrano deficit di memoria a breve termine, incapacità di concentrazione e una nebbia mentale (brain fog) che rende impossibile prendere anche le decisioni più elementari.
Esaurimento nervoso o burnout? Le differenze
Nei motori di ricerca, il mental breakdown viene spesso confuso con il burnout. Sebbene presentino sintomi sovrapponibili, la loro origine e la loro pervasività sono diverse.
Il burnout è una sindrome legata specificamente allo stress cronico in ambito lavorativo e al workaholism: la persona si sente svuotata ed emotivamente distaccata dalla propria professione, ma potrebbe riuscire ancora a mantenere un certo funzionamento in altre aree della vita.
L'esaurimento nervoso, al contrario, è un crollo sistemico che investe ogni area dell'esistenza dell'individuo, paralizzando tanto la sfera professionale quanto quella relazionale e intima.
Le cause profonde e le potenzialità della crisi
Ma quali sono le cause che inducono al crollo una persona che tutto sommato si è sempre barcamenata tra alti e bassi? Perché poi tali crisi si verificano anche quando una persona si trova già in terapia?
Le cause sono sia remote che contingenti. C’è sempre, alla base di un crollo, qualcosa di contingente che accade nella realtà attuale, qualcosa in grado di riattivare un trauma latente mai del tutto superato.
La terapia analitica inoltre può paradossalmente rendere più vulnerabili a questo tipo di esperienze perché, agendo sulle difese nel senso di un loro allentamento, favorisce l’emergenza di materiale per così dire sigillato.
Nei casi di strutture di personalità fragili, questo tipo di lavoro può far venir meno strumenti essenziali a garantire il “buon ordine”, esponendo all’incontro con qualcosa con cui non si è ancora del tutto preparati a fare pienamente i conti.
L’abilità del clinico sta nel calibrare il lavoro in base alla valutazione del livello di fragilità del suo assistito, cruciale per evitare la slatentizzazione di psicosi ben compensate.
Ma, a parte le situazioni più estreme, un certo scombussolamento legato all’analisi non può essere mai del tutto aggirato.
Per questo un crollo psichico in corso d’opera, riconosciuto e trattato adeguatamente, può anche dare un impulso ulteriore all’analisi.
Esempio clinico di mental break down
Prendiamo il caso di un uomo con un Io abbastanza forte che si è sempre tenuto alla larga dall’amore per via di un complesso vissuto infantile in relazione alla figura materna.
Capita che nel corso della sua analisi (grazie alla quale smette di ricorrere alle difese e di evitare il coinvolgimento sentimentale) egli conosce una donna e per la prima volta nella sua vita si innamora.
L’analisi procede bene, sembra un successo, ma accade che la donna in questione decida di interrompere la relazione col paziente innamorato.
Tale contingenza si rivela in grado di innescare il breakdown nella misura in cui riattiva il trauma dal quale l’uomo si era difensivamente tenuto alla larga tutta la vita, il trauma di venire abbandonati nel pieno della dipendenza affettiva (all’epoca dalla madre).
L’uomo, dall’ottimo funzionamento sociale e lavorativo, generalmente lucido e ben in controllo di sè, si ritrova letteralmente a pezzi. Non è più nemmeno in grado di alzarsi dal letto.
Cosa è successo? La questione dell’abbandono, solo superficialmente e razionalmente affrontata in analisi, lo investe, letteralmente.
Ora questa botta fortissima, se presa in tempo prima che le vecchie difese si rinsaldino nuovamente rinchiudendo l’uomo in un mondo ancora più asettico di prima, può fornire l’occasione per finalmente attraversare il trauma, mettendo in contatto con il dolore, con l’indifesa natura di bimbo lasciato solo, impaurito e arrabbiato.
La coscienza così raggiunta, potenziata dall’aumentata disponibilità del paziente in crisi ad accogliere veramente certe verità, non può ridare l’amore perduto ma nel tempo finisce per lasciare spazio ad un nuovo oblio.
Dimenticare, dopo un break down che ha trovato supporto in psicoterapia, non è più un processo basato sulla rimozione. Esso ora si fonda sul lasciare andare, veramente.
Così l’uomo che ha perso l’amore può permettersi di soffrire senza più disperazione. Può vedere tutti i suoi sabotaggi autoprotettivi, gli errori e le cecità e giungere ad integrare l’abbandono della donna come quella tappa dolorosa ma necessaria ad aprire gli occhi su se stesso.
Quanto dura e come superare un crollo mentale
Una delle domande più frequenti di chi si trova ad affrontare questa esperienza è: "Quanto dura un mental breakdown?".
Non esiste una tempistica univoca. La fase acuta di paralisi e terrore può risolversi nell'arco di poche settimane, ma il processo di ricostruzione e riassestamento psichico richiede mesi o, in alcuni casi, anni. Molto dipende dalla tempestività con cui si interviene.
Per uscire da un esaurimento nervoso, la sola forza di volontà è inefficace, se non dannosa, in quanto alimenta il senso di frustrazione. I passi fondamentali per affrontare la crisi includono:
- Rivolgersi immediatamente a un professionista: Il supporto psicoterapico, ed eventualmente psichiatrico per contenere la sintomatologia più acuta (come l'insonnia o gli scompensi simil-psicotici), è l'unica via sicura.
- Sospensione delle richieste esterne: È vitale alleggerire drasticamente i carichi lavorativi e familiari, concedendo al sistema nervoso il tempo di decelerare.
- Abbandono dell'autocritica: Accettare temporaneamente il proprio stato di vulnerabilità, senza colpevolizzarsi per non essere più "quelli di prima".
Come visto nell'esempio clinico, affidarsi alle cure adeguate fa sì che il mental breakdown non sia soltanto la fine di un equilibrio disfunzionale, ma l'inizio di una riorganizzazione psichica più autentica e solida.
Bibliografia
- Bollas, C., Catch them. La psicoanalisi del breakdown psichico, FrancoAngeli Editore.
- Nicolò, A. M., Rotture evolutive. Psicoanalisi dei breakdown e delle soluzioni difensive, Raffaello Cortina Editore.
Questo articolo, scritto dalla Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologa e psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81), rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.