Riconoscere la depressione

Come si riconosce una depressione? Cosa la distingue dalla semplice tristezza? Sicuramente la sua durata nel tempo e il suo grado di interferenza sulla capacità di azione. Una certa variabilità dell'umore fa parte della natura umana, per cui esistono delle oscillazioni assolutamente normali che sono semplicemente conseguenza di accadimenti esterni.

Una promozione sul lavoro, un incontro fortunato, un esame superato brillantemente sono esempi di eventi in sè euforizzanti. Come al contrario una rottura sentimentale, una bocciatura, un licenziamento, un litigo hanno il potere di indurre in quanto tali affetti negativi e di ingenerare una flessione dello stato d'animo.

Ora si parla di depressione quando queste reazioni a situazioni avverse si incistano, durando più del previsto e fiaccando gravemente le energie per andare avanti nel giorno dopo giorno. Dobbiamo però tener presente come eventi particolarmente gravi come un lutto implichino necessariamente un ampio lasso temporale per essere superati. La psiche ha bisogno di tempo per svolgere quello che è un vero e proprio lavoro di bordatura di un vuoto. Il dolore ha una sua funzione importante, serve per isolarsi e concentrarsi sulle ferite aperte, come una convalescenza senza la quale non può esservi ritorno pieno alla salute.

Generalmente uno o due anni vissuti all'ombra della malinconia non dovrebbero destare preoccupazioni. Soprattutto se l'intensità dei primi momenti si smorza e via via si recupera la capacità di dedicarsi, pur con fatica, alle consuete attività quotidiane. Un sottofondo di tristezza in alcuni casi non va demonizzato, bisogna imparare a conviverci, a non volersene liberare troppo in fretta. Pena un suo ritorno sotto altre forme, tipicamente gesti impulsivi e controproducenti. Messi in atto per lo più per tentare di rompere l'immobilismo dello stato di malessere.

Si parla allora di depressione vera e propria non quando il dolore non se ne va via subito, ma quando comporta una paralisi totale dell'atto, immobilizzando completamente la vita della persona nei mesi e poi negli anni. Oltre all'umore nero nella depressione troneggia un senso inscalfibile di autovalutazione. Colpa e impotenza paralizzano a tal punto da togliere le forze per fare qualsiasi cosa. Il semplice alzarsi dal letto appare un'impresa impossibile, uscire per andare a lavorare non è minimamente contemplabile. Anche la parola si congela. Sopraggiunge un mutismo pressoché totale, non c'è amico o partner che riesca a rompere il muro di incomunicabilità che separa il depresso dal mondo. L'amore stesso delle persone più care non fa più presa, ma viene rabbiosamente rifiutato. Si vuole solo essere lasciati in pace.

Questa resistenza alla vita e alla parola rende molto difficile un qualsivoglia approccio terapeutico. La persona che soffre di depressione tende a non chiedere aiuto, semmai lo fanno i familiari al suo posto. Quando compie autonomamente un primo passo verso una domanda di cura significa che sta già meglio, che qualcosa si è mosso, che una seppur minima volontà di stare meglio si è affacciata. Lo stesso incontro con un terapeuta può costituire un evento fuori serie in grado di rompere tale cerchio mortale. Soprattutto se il luogo della terapia risulterà vitalizzante e non giudicante nello stesso tempo. Una terra franca in cui poter riavviare parola, fiducia e ricerca di un senso.

Altri articoli sulla depressione

Contrastare la depressione: il potere della parola

Nessun essere umano può dirsi non attraversato da mancanze, insufficienze e conflitti. Nessuno vive una condizione di perenne e permanente completezza, autosufficienza, perfezione. Credere che qualcuno la sperimenti è solo un miraggio della mente. Ferita, lesione, perdita, fragilità sono invece tutti termini che ben descrivono la natura dell'uomo, costitutivamente povera, vulnerabile, alle prese con un mondo che non offre solidi, visibili ormeggi.

Leggi l'articolo

Elogio della malinconia

C’è una differenza enorme fra la melanconia clinica e tutto ciò che definiamo genericamente come malinconia. Così come non possiamo ridurre la malinconia come stato d’animo alla depressione patologica, benché condivida con essa alcune caratteristiche.

Leggi l'articolo

La psicosi maniaco depressiva e il tempo: una lettura fenomenologica

Eugene Minkowski, medico e studioso appassionato di filosofia, è oggi considerato (assieme all'amico Biswanger) il principale esponente della psichiatria fenomenologica del Novecento.

Leggi l'articolo

Il complesso della madre morta parte due: particolarità del transfert

La figura della madre morta di Andrè Green la ritroviamo in molti quadri clinici caratterizzati da un clima depressivo di superficie che sottende una ferita antica in relazione alla persona della madre. 

Leggi l'articolo

La depressione giovanile

Esiste una peculiarità della depressione che affigge il giovane adulto? La sofferenza depressiva fra i venti e i trent'anni sottende cioè un denominatore comune, al di là della particolarità delle vicissitudini singolari?
Un punto ricorrente nelle storie dei giovani che inciampano in una depressione sembra essere la difficoltà di realizzazione personale. In primo piano appare la sensazione di essere come sospesi in un limbo, senza una collocazione definita nel mondo, un posto certo da occupare, una vocazione da seguire.

Leggi l'articolo

Depressione: perché è così difficile trattarla oggi?

Tutti i clinici lo sanno, la depressione è il sintomo più diffuso e più camaleontico della contemporaneità. Se nessuno può dirsi completamente immune da affetti depressivi, data la natura strutturalmente lesa dell'uomo, è pur vero che oggi essi sembrano accompagnare moltissimi soggetti nel loro quotidiano, alternandosi, anche più volte in un breve lasso di tempo, a transitori momenti di euforia

Leggi l'articolo

Affrontare la morte di una persona amata. Domande e risposte.

Cosa ci accade quando perdiamo una persona cara?

Dopo la morte di qualcuno che amiamo non sempre avvertiamo subito il dolore. Possono passare dei giorni o anche dei mesi prima che l’ondata di sofferenza ci travolga. Nei momenti immediatamente successivi alla perdita, in particolar modo se questa è improvvisa, siamo di fatto sotto shock.

Leggi l'articolo

Mania e depressione: "una mente inquieta"

"Una mente inquieta" è il racconto autobiografico di Kay Redfield Jamison, psicologa americana affetta dalla sindrome maniaco - depressiva (detta altresì disturbo bipolare).È un testo molto interessante, perché coniuga in maniera inedita il racconto dell'esperienza della malattia con le conoscenze scientifiche possedute a riguardo dall'autrice.

Leggi l'articolo

Depressione e conformismo

Sempre più frequentemente capita di osservare, nelle forme di malessere contemporaneo, un'associazione fra stati depressivi e tendenza ad assumere comportamenti conformistici, che riflettono cioè un adeguamento acritico alle maschere sociali imperanti nel proprio ambiente di riferimento.

Leggi l'articolo

La depressione: come riconoscerla

Non sempre appare possibile per chi ne soffre riconoscere il preciso momento in cui si instaura una depressione. La depressione clinica, che si distingue dall’affetto depressivo che prima o poi tutti conosciamo, si impadronisce di noi lentamente, subdolamente.

Leggi l'articolo

La depressione: superarla o restarne intrappolati

In alcuni momenti della vita può capitare a tutti di trovarsi in balia di altre persone o di eventi esterni. Così come può accadere di sperimentare la delusione, il tradimento, l’abbandono, la perdita. In queste situazioni possiamo andare incotro a vissuti di depressione, di impotenza e solitudine.

Leggi l'articolo

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961